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Gobekli Tepe, il ground zero dell’ antichità.

Il sito archeologico di Gobekli Tepe in Turchia ad oggi, per quanto mi riguarda, è il luogo più misterioso e affascinante mai scoperto sulle origini della nostra civiltà, non solo per la sua datazione, che ha scombinato tutti gli schemi conosciuti fino al momento del suo ritrovamento, ma per le sue molteplici caratteristiche che andremo a vedere. Gobekli Tepe si trova a pochi chilometri dalla città di Sanliurfa, in Turchia, un luogo collinare sperduto in una zona semi desertica ed è composto da cerchi di pietra con all’interno grandi pilastri megalitici posizionati secondo uno schema circolare e ricorrente. Il primo problema creato da questo sito ovviamente è la sua datazione di 11600 anni, data certa grazie alle analisi effettuate con il C-14 su alcuni resti organici prelevati tra gli stucchi che sono stati usati per ricoprire e preservare il sito. Sì, perché gli stessi che con tanta fatica hanno realizzato questi pilastri a T in decine e decine di cerchi di una complessità inaudita per quei tempi, poi si sono presi la briga di stuccare alcuni pilastri e le pareti degli stessi cerchi e ricoprirli per bene con terra e ciottoli per preservarli al meglio. Solo questo dato basterebbe per mettere in discussione la storia come fino ad ora ci è stata insegnata, siamo circa 6000 anni prima della civiltà mesopotamica. Già risultava difficile credere come dal nulla si fosse formata una civiltà altamente civilizzata come quella mesopotamica, organizzata con città stato, la prima scrittura e ovviamente la sua incredibile religione con tutto il suo pantheon di divinità, ma alla luce del nuovo ritrovamento pensare che dei raccoglitori cacciatori avessero tutte le nozioni necessarie per scolpire, spostare e progettare queste strutture circolari è davvero da pazzi. Rimanendo in tema Mesopotamia, stupisce trovare in uno dei pilastri a ” T ” la prima rappresentazione della famosa ” borsa degli Dei ” tanto cara alle divinità sumere, borsetta che è stata rappresentata anche in moltissimi altri luoghi del pianeta distanti tra loro, compresa la stele ritrovata a La Venta in Messico di almeno 3500 anni fa.

Alcune similitudini.

Gobekli Tepe è stata definita la culla della civiltà non a caso. Sempre in Messico, sul cappello di una figura d’argilla della cultura Veracruz rappresentante il Dio del fuoco ” Huehueteotl “, troviamo due dei simboli più conosciuti di tutto il sito archeologico: le due “C” una dinanzi all’altra e il simbolo a forma di “H”.

Stesso identico simbolo lo ritroviamo dipinto sul petto di un aborigeno australiano e sulla pietra di “Ingà”, un masso lungo 45 metri ricoperto di strani simboli che ricordano una primitiva scrittura, situato in Brasile lungo il fiume Ingà dello stato di Paraìba.

Un altro luogo incredibile che sembra stato costruito dai discendenti stessi di Gobekli Tepe è l’isola di Pasqua. Anche qui mi riesce davvero difficile credere che in un’isola sperduta dell’Oceano Atlantico, i suoi abitanti siano stati capaci di erigere megaliti di decine di tonnellate con rilievi e forme identiche ad un sito datato 12000 anni che si trova dall’altra parte del mondo; in entrambi i siti su questi megaliti abbiamo da un lato le manine di una pseudo figura umana che si tiene la pancia, e dall’altro una bella serie di uccelli che sembrano giocar con la stessa palla. Coincidenze a non finire!

La geometria impossibile.

Una prova concreta che la teoria dei cacciatori raccoglitori non regge si trova sotto gli occhi di tutti anche se molti non la notano: i fori trovati nei pilastri a “T”. A mio modesto parere è assurdo immaginare la realizzazione di fori così perfetti in tempi così lontani. Non si tratta di qualche buco scavato a selciate, ma di svariati fori geometricamente perfetti che, pensare che degli umili raccoglitori cacciatori avessero queste conoscenze, è chiudere gli occhi davanti alla razionalità. Se è ipotizzabile che con pietre più dure potessero scolpire queste monumentali colonne, non lo è pensare di poter forare ogni tipo di roccia creando cilindri perfetti e di varie misure. Sicuramente non troveremo segni lasciati come in altri reperti con solchi a spirale per via del tempo e del materiale più friabile, ma da una foto delle basi dei pilastri si può vedere l’inizio di ciò che sembra un carotaggio appena iniziato. Fare un foro perfettamente cilindrico in una pietra non è un’arte da poter improvvisare così, richiede nozioni e conoscenze che non si imparano cacciando lepri o raccogliendo bacche nella steppa, se un cerchio si può ottenere ruotando qualsiasi tipo di forma o figura per 360 gradi, un cilindro richiede un pò più di una semplice rotazione. Figuriamoci in un periodo dove anche il rame, sempre secondo le fonti ufficiali, è ben lontano dall’essere scoperto.

Altri reperti trovati nel sito di Gobekli Tepe con fori più o meno piccoli, ma sempre impossibili da realizzare senza gli adeguati attrezzi da lavoro.

Gli stessi fori li troviamo anche nel sito megalitico di Hagar Qim dell’ isola di Malta datato almeno nel 3600 a.C.

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Written by Luca Zampi

Appassionato da sempre dalle antiche civiltà del nostro passato, oggi in cerca di prove su una possibile origine comune, una civiltà globale che ha lasciato traccia di sé attraverso costruzioni megalitiche, reperti antichi con le stesse lavorazioni dei materiali, miti e leggende varie. Una visione alternativa della nostra storia attraverso l'analisi dei fatti , documenti e comparazioni fotografiche in grado di far luce ai tanti tabù e misteri che circondano queste antiche civiltà sparse per il mondo.

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