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Lavorazioni a confronto.

Nella foto in grande si vede come un artigiano moderno senza una mola a ferro, o gli adeguati strumenti metallici, non riesce a lavorare oggetti come la giada, o ancor la più dura giadeite. Materiali che nella scala Mohs di durezza arrivano a 6,5/ 7 in un massimo di 10, davvero improbabile da tagliare e forare con sole pietre più dure. Tanto per farci un idea di come le antiche culture mesoamericane lavoravano queste pietre in alto a destra si può vedere un pendente Maya abbastanza recente, solo del 600 – 800 dC., e in basso a destra un pendente Olmeco del 1500 aC.,entrambi realizzati con la giada. La spiegazione ufficiale degli archeologi è che non hanno usato metalli, ma verosimilmente furono usati attrezzi di bambù con la punta in granato, corindone (rubino) e forse anche già di diamante. Fatto mai provato, ma quando mai sono stati trovate queste pietre preziose in qualche luogo nel Messico risalenti a quei periodi? E più altro distruggi un diamante o un rubino per un pendente, una maschera o un orecchino? Questi oggetti sono alti solo pochi cm. e presentano fori anche soli tre millimetri, senza contare la perfezione delle linee e la lucidatura di ogni spazio. Un lavoro da incubo.

Anche qui accanto si può osservare come certe lavorazioni ai giorni nostri sono impossibili senza gli adeguati strumenti, in questo caso un disco diamantato per per fare tagli orizzontali di solo pochi millimetri di spessore. È il classico caso di come nei documentari non ti dimostreranno mai come riuscivano a far passare una pietra di selce, o qualsiasi altro materiale, in questi tagli così piccoli che a malapena passerebbe una lima di ferro, cosa al quanto impossibile da realizzare anche con uno pseudo filo diamantato (ridicolo!) o con un qualunque altro osso animale. Immaginare e affermare ciò conferma ancora una volta quanto siano lontani dalla realtà tutti gli archeologi della casta ufficiale.

Un esempio perfetto di come la disinformazione parte anche dai musei, sotto le foto di un pendente a forma di avvoltoio realizzato nella durissima giadeite, ai livelli di durezza del quarzo (cristallo di rocca). La lavorazione e la lucidatura anche in questo caso sono impressionanti, basti pensare che questo reperto non arriva a 5 cm di altezza, e i soliti luminari dogmatici accademici, che non hanno mai preso un martello in mano, riescono a partorire ciò, didascalia del museo :

” la giada era il materiale di lusso per eccellenza ed era magistralmente scolpita in squisiti ornamenti di molti tipi. Gli antichi americani non usavano molti strumenti di metallo e gli artisti scolpivano la giada, una pietra dura, con strumenti di pietra, osso, bambù o canna.”

Pietra osso bambù o canna??reperto della cultura Guancaste, Costarica circa 300 aC. – 100 dC. 4,3 x 3 x 4,9 cm. https://www.clevelandart.org/art/1954.148

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Written by Luca Zampi

Appassionato da sempre dalle antiche civiltà del nostro passato, oggi in cerca di prove su una possibile origine comune, una civiltà globale che ha lasciato traccia di sé attraverso costruzioni megalitiche, reperti antichi con le stesse lavorazioni dei materiali, miti e leggende varie. Una visione alternativa della nostra storia attraverso l'analisi dei fatti , documenti e comparazioni fotografiche in grado di far luce ai tanti tabù e misteri che circondano queste antiche civiltà sparse per il mondo.

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