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DENTRO TERRA

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Qualche tempo fa, un amico mi ha mandato delle immagini senza aggiungere altre informazioni, per stuzzicare la mia curiosità. Queste riproduzioni mi hanno colpito perché le ho trovate evocative e allora ho cercato di capirne qualcosa di più. A mia volta, le ho inoltrate ad un amico che pure si occupa di ricerca e lui mi ha indirizzato verso una teoria associata a queste immagini. Ebbene, si tratta di una teoria che è antica di secoli, ma che credo conoscano in pochi e che valga la pena spiegare. Si aggiunge alle altre descrizioni e congetture sulle caratteristiche del nostro pianeta Terra.

Noi tutti abbiamo imparato a scuola la teoria eliocentrica che si è affermata nel XVI secolo con Copernico e poi con Galilei, anche se molti secoli prima, nell’antica Grecia, venne impostata nella cerchia pitagorica e da altri a seguire, fino a quando venne scalzata nel III secolo dopo Cristo dalle idee di Tolomeo che mise a punto una concezione che prevedeva l’immobilità e la centralità della Terra nell’universo. Il geocentrismo mutuò nella cultura cristiana per mantenersi in forma più o meno dogmatica per tutto il Medioevo, dato che questa visione ben si accordava con i contenuti biblici.

Oggi, la concezione geocentrica e addirittura la terra non più intesa come sferoide, bensì piatta, è tornata inaspettatamente in auge nel mondo complottista. Ma della “Terra Piatta” ho già avuto occasione di parlarne in uno dei primi video di questo canale, perciò oggi ci occuperemo di esporre gli assunti della teoria che è chiamata “Teoria Endosferica del Campo”, e sono certo che non mancherà di scuotere la normale linea di ragionamento.

Innanzitutto, va detto che i principi di questa ipotesi che proverò a riassumervi fanno capo ad un libro del fisico e matematico italiano Paolo Emilio Amico Roxas intitolato “La Suprema Armonia dell’Universo”, che potete scaricare al link in descrizione. Le mie scarsissime competenze matematiche non mi permettono purtroppo di comprendere a pieno le dimostrazioni dello scienziato e capire la vera portata dei ragionamenti, ma già dalle prime pagine della prefazione ho avuto degli ottimi spunti. Roxas afferma di aver ripreso e sviluppato la teoria Endosferica perlopiù da altri autori tedeschi e americani vissuti quasi tutti nella prima metà del secolo scorso, come Peter Brender, Freder Van Holk, Cyrus Reed, ma in particolare Ulisse Morrow con il quale ebbe occasione di collaborare. Partendo da questi studi precedenti, lo studioso italiano Roxas nei suoi scritti afferma di aver precisato questa teoria e colmato alcuni punti, ma soprattutto di aver fornito una dimostrazione matematica alla possibilità espressa, che trasforma radicalmente la nostra visione della Terra e l’intero sistema cosmico.

In un altro passo dell’introduzione, Emilio Roxas scrive di essere venuto a conoscenza di un libro scritto nel ‘700 di contenuto esoterico, nel quale è trattato l’argomento. Questo libro antico, egli afferma, è custodito in copia originale dall’associazione rosacruciana AMORC, nella sede in California, ma gli è stato opposto un fermo rifiuto alla richiesta di poterne visionare il contenuto o ad avere accesso anche a solo pochi estratti. Ora questa nota dello scrittore, che è datata all’ottobre del 1990, ci offre lo spunto per le prime riflessioni; perché mette in luce che questa concezione astronomica di cui lui intende fornire una dimostrazione scientifica ha radici esoteriche, ed una volta di più si accorcia la distanza che il mondo scientifico ha sempre tenacemente frapposto alle cosiddette “scienze occulte”, liquidandole al pari di superstizioni o stramberie di antichi stregoni.

Per di più, Roxas accenna al fatto che la teoria da lui chiamata “Endomorfa” fu particolarmente cara alla confraternita dei Templari… ora, già questo fatto retrodata di molti secoli l’apparizione di questa teoria rispetto al ‘700, ma penso che se c’è qualcuno interessato alla storia del movimento templare, non perderà l’occasione di svolgere più accurate ricerche in questo senso. Tanto più, che questo gruppo di antichi cavalieri, custodi della Verità cristiana, furono crudamente perseguitati, ma ciò non bastò ad annientarli, e a disperdere nel tempo il loro operato, al punto che sono certo che oggi, se si va a studiare il fenomeno in modo approfondito si hanno delle belle sorprese in questo senso, e che forse il prossimo futuro ci spiegherà chiaramente.

In secondo luogo, il fatto che l’opera segreta intitolata “Opus Mago”, custodita così gelosamente dalla cerchia di occultisti fino ad una trentina di anni fa, oggi si trova dopo una breve ricerca in internet, e questo aspetto, secondo me, è utile per far capire la grande opportunità di crescita nella conoscenza che i ricercatori di oggi hanno rispetto al passato, nell’accesso ad informazioni che un tempo era faticosissimo reperire.

Ma veniamo al dunque.

L’immagine che vedete e che offre la chiave di comprensione di questa “Teoria Endosferica del Campo”, rappresenta la nostra Terra in due sezioni e se osservate bene, i continenti e gli oceani sono situati all’interno di essa, cioè nella parte convessa. Nella prossimità del centro terreste, si trova il sistema solare composto dalla luna e i pianeti, mentre il centro vero e proprio, che dovrebbe ospitare il nucleo è occupato dall’universo. Ne possiamo dunque dedurre che la Terra non è più solo un pianeta, bensì diviene l’involucro cosmico, all’esterno del quale non ci è dato sapere cosa si possa trovare, a meno che, in un ulteriore salto immaginativo, non pensiamo che la terra stessa sia incapsulata all’interno di altri pianeti-universo, cosi come tutti i corpi celesti che sono ospitati internamente ad essa. Certamente questa immagine ci offre una concezione del sistema cosmico che è rovesciata rispetto alla nostra credenza, e che troveremo indubbiamente inaccettabile, qualora il fisico Emilio Roxas non accorresse con adeguate spiegazioni.

In primo luogo, l’idea che urta la nostra logica e che ci fa scartare questa possibilità, è data dalle dimensioni del tutto cosmico rapportate alla Terra. Come può, infatti, la Terra che ha un raggio approssimativo di 6.500 chilometri, accogliere dentro di sé l’infinito universo?

Il primo ragionamento in cui ci accompagna il fisico italiano Roxas riguarda le distanze geometriche e la degenerazione della luce… egli parte da una contestazione, dato che nel suo trattato dimostra la fallacia della misurazione espressa in “anni luce” dichiarandola una “impossibilità fisica”.

Proverò a darvi spiegazione di questo fatto, perdonerete i miei limiti, ma vi raccomando la lettura diretta del libro poiché troverete dimostrazioni molto più precise delle mie:

Il fisico rispetto a questo punto, sostiene che i “fotoni” non possono essere impiegati per fornire una esatta misura di una distanza fisica, dato che si propagano da una fonte luminosa con una densità variabile e con una concentrazione maggiore alla sorgente. Ciò perché un fascio di radiazioni luminose si va affievolendo a partire dalla sorgente sia per la divergenza fra i raggi di ogni coppia, sia per la sempre minor compattezza dei fotoni di uno stesso raggio.

Ciò viene poi posto in relazione alla distanza fisico-chilometrica rettilinea, effettuabile con misurazione meccanica, e alla distanza geometrica curvilinea, che invece deve essere considerata nella misurazione della luce.

In accordo con la legge fisica dell’intensità dell’illuminazione che è inversamente proporzionale al quadrato della distanza dalla sorgente, Roxas rivela il paradosso delle due misurazioni attraverso vari enunciati e formule ai quali vi rimando, ma per semplificare il tutto egli dimostra che se la distanza tra la Terra e il Sole nell’astronomia tradizionale (lineare esosferica) è pari a circa 150 milioni di Km, tradotta nelle misurazioni endosferiche che tengono conto dell’infittirsi dei fotoni verso la sorgente, questa distanza sarà sul piano fisico, pari a sol 10.000 km geometrici con una durata di percorso della luce di ore anziché di anni, dunque ospitabile nello spazio intraterrestre.

Roxas per dipanare ogni dubbio afferma: “Se vogliamo misurare la lunghezza di un tratto di fiume useremo un metro, ma questo lunghezza non ha nulla a che vedere con la portata dell’acqua fluviale, così come la distanza di una stella, non ha alcun rapporto con il treno di fotoni che la percorre”.

Roxas apre un capitolo con la citazione del filosofo KANT: “la testa sta nello spazio e tuttavia lo spazio sta nella testa” e in questo troviamo implicitamente il macro ed il microcosmo nella loro inseparabile relazione, che potremmo provare ad associare all’immagine della nostra Terra descritta dalla teoria endosferica.

Dopo queste considerazioni possiamo affrontare un altro interessante aspetto che riguarda precisamente lo spazio. Fra lo spazio apparente e lo spazio reale esiste un rapporto definito da rigorose regole matematiche, mentre la nostra percezione sensoriale della realtà è soggettiva.

Un esempio comune di spazio apparente ci è fornito dallo specchio. Un oggetto che si proietta sulla superficie di uno specchio ci appare in un luogo diverso da quello reale. Le radiazioni luminose partono dall’oggetto reale, giungono sulla superficie dello specchio e deviano nel nostro occhio, il quale, per effetto di un processo mentale e psichico, prolunga in linea retta la radiazione luminosa che lo raggiunge. Analogamente, questo processo lo possiamo attribuire all’osservazione del cielo. Anche in questo caso abbiamo uno spazio reale che si proietta in uno spazio apparente, noi vediamo gli astri in uno spazio mentale dove le linee d’universo sono rettilinee, ma in realtà le radiazioni luminose seguono percorsi curvilinei. L’ipotesi della propagazione curvilinea della luce è detta “teoria del Campo”. Questi elementi assieme a ciò che ho precedentemente esposto, e in aggiunta ai capitoli importanti che Roxas dedica alla relatività dello spazio-tempo ( che qui non ho il tempo e i mezzi per riassumere), concorrono ad avvalorare la tesi che le misurazioni degli spazi interplanetari che conosciamo, basati sulla misura dell’anno luce, sono tutti errati, o meglio, costruzioni illusorie.

Se l’errore di misurazione dell’anno luce è dato dal considerare uniforme e costante la presenza dei fotoni in rapporto alla distanza dalla sorgente di luce, anche a proposito dello spazio, la teoria Endosferica del Campo afferma il ripetersi del medesimo errore, dato che la scienza ufficialmente considera lo spazio uniforme, ma endosfericamente parlando, uniforme non è, dato che lo spazio è riferibile al concetto di “Campo elettromagnetico”. E dato che il cosmo occupa il centro della Terra, più ci si addentra nel cielo in direzione dello spazio cosmico più l’energia cresce, e questo oppone resistenza, frena e ritarda il moto, oltre che produrre fenomeni di dilatazione o contrazione del corpo in movimento. Il valore di lunghezza endosferica in relazione al raggio terrestre di tutte le distanze cosmiche si esprime in termini “non euclidei”, cioè in termini di lunghezze variabili non uniformi. Non esiste uno “spazio in sè”, ma le distanze spaziali sono percorse da corpi in moto, come non esiste un “tempo in sè” ma le durate temporali segnano il fluire degli eventi.

Nella Teoria Endosferica si configura uno stato cosmico elettromagnetico in cui la massa classicamente interpretata, in realtà è enormemente meno estesa ed enormemente più densa.

La Terra, costituendo l’ultima zona periferica dell’universo, è molto meno densa degli altri corpi celesti , secondo l’autore, l’uniformità dello spazio e di conseguenza la rigidità dei moti rappresenta uno dei punti più deboli della concezione classica, poiché tutto è in mutamento.

La teoria endosferica risolve il problema della costanza dell’energia universale, in perenne circolazione, rispetto al problema dell’energia che emana dal centro universale e che si disperde. Anche l’energia solare circola senza dispersione, indipendentemente dai vari processi nucleari di fusione all’interno del sole.

La teoria endosferica forse concilia anche i sostenitori della Terra piatta, almeno sul punto che riguarda i moti di rotazione terrestre. In questa teoria infatti non ha alcun senso proporre i moti di rivoluzione, poiché la Terra è la stabile frontiera dell’universo. Così il rigonfiamento della Terra all’Equatore non è tra gli effetti della rotazione terrestre, bensì dalla rotazione della calotta celeste.

Nel proseguire la lettura di questo bel libro, l’autore a suon di dimostrazioni fisico-matematiche abbassa la soglia di incredulità del lettore nei confronti di questa bizzarra teoria, tanto che ad un certo punto, ci si ritrova ad accettarla, sia pure dal punto di vista delle sue dimostrazioni matematicamente valide, che consentono di immaginare l’universo in questo modo, secondo una nuova inaspettata astrazione. Ma non siamo consapevoli del fatto che, mentre prestiamo orecchio alla matematica, le congetture astratte infiammano la nostra immaginazione ed è in questa dimensione che ci attende come sempre il mito, la cui presenza ci assilla in ogni circostanza, anche se questa volta si insinua tra i dubbi e la creduloneria.

A questo punto ci ricordiamo che quasi tutte le narrazioni che spiegano la formazione del mondo e dell’universo partono dall’uovo. Cos’è dunque l’uovo cosmico se non un guscio che racchiude il tutto al suo interno?! L’uovo cosmico è indubbiamente il primo archetipo, la matrice di ogni genesi nelle varie religioni del mondo.

A questo punto ci appare forse più chiaro il rapporto esoterico della Terra-Uovo anticipato all’inizio del nostro discorso.. e del concetto di infinito ugualmente grande e piccolo.

Inoltre questa concezione, qual’ora allargata nell’immagine di una serie di universi annidati in una struttura planetaria, a mo’ di scatola cinese o di bambola matrioska, ben si presta per figurarci i vari livelli dimensionali di esistenza prospettati da alcune teorie esoteriche, così come pure la nuova concezione degli universi paralleli.

I moderni astrofisici cercano una spiegazione dell’uovo nel nucleo primordiale sconosciuto, un uovo che esprime il punto “0” e che ha generato il Big-Bang, razionalizzando il ragionamento del tutto che è sprigionato dal niente. Anche negli insegnamenti esoterici l’uovo rappresenta lo ZERO, il nulla latente che produce qualcosa di animato e vivente.

Lasciatemi pensare, che è forse l’assuefazione a queste spiegazioni che le rende accettabili, mentre sussultiamo sulla sedia all’idea della Terra nella Teoria Endosferica del Campo.

Con questo video ho potuto fornire solo brevi ed approssimativi accenni ad un corpo di letteratura scientifica e filosofica ben più vasto e complesso. Spero tuttavia di aver sollecitato la vostra curiosità ed immaginazione.

Ed è proprio quest’ultimo aspetto dell’immaginazione che la Teoria della Terra Endosferica di Campo, sprona e alimenta, oltre al particolare insegnamento che essa contiene, a prescindere dalla sua autenticità: perché la Terra-Uovo esprime il potenziale della forza creativa e vitale. L’universo endosferico racconta questa concentrazione e potenza che perpetua medesimi modelli nel seme che racchiude in sé le infinite grandezze.

Un saluto e alla prossima

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Written by Paolo Dolzan

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