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Fantasmi in Piemonte

Riporto di seguito un articolo pubblicato l’anno scorso sul “Corriere del Mystero”.

Nel “Corriere del Mystero” non poteva mancare una rubrica che trattasse l’argomento in modo più specifico. Così è nata l’idea dei Mysteri Italiani dove visiteremo, numero dopo numero, varie zone dell’Italia, cercando di approfondire leggende, eventi insoliti, curiosità.

Ospite d’onore di questo primo incontro Marco Enrico de Graya, appassionato di storia e storia delle religioni, ha pubblicato sinora otto libri, di cui due in ambito misterico: “Gli UFO di Fort” e “Il Kavod Andino”. Fa parte dell’organizzazione di ricerca statunitense “History and Religius Study Society”. Su Youtube ha pubblicato decine di video fra cui i più visti sono inerenti ai misteri dell’Antartide (Basi Naziste, la spedizione dell’Ammiraglio Byrd, l’arca dell’Arcangelo Gabriele), la Società di Vril, UFO nell’antichità e Uomini Blu.

Castello di Passerano (Passerano Marmorito – AT)

La ristretta area che funge da ponte fra il Monferrato e le colline del Torinese e che si estende su poche e definite colline, è stata popolata sin dall’antichità, sicuramente a partire dal tempo dell’Impero Romano quando i facoltosi abitanti di Industria (città scomparsa, nelle vicinanze di Chivasso, di cui ci sono gli scavi archeologici), poi da clan Longobardi che hanno lasciato toponimi e addirittura tradizioni, che esulano dall’argomento. Nell’immagine precedente abbiamo il castello di Passerano, fu dei Conti Radicati, originari della Sassonia furono infeudati in quelle terre ed avendo contatti con la nobiltà germanica ebbero le patenti (autorizzazione) di battere moneta.

Castello di Moncucco (Moncucco Torinese)

Nell’immagine precedente abbiamo il castello di Moncucco. Fu il centro del potere della famiglia dei de Moncucco. Questi ebbero fra i suoi rampolli l’ultimo Priore Templare della “Longobardia”, ossia del Nord Italia. Questi, cercato dagli armigeri scatenati alla sua ricerca dal Papa, al tempo della distruzione dell’Ordine Templare. Questi provò a rifugiarsi nel castello paterno, ma gli armigeri giunsero sotto le mura. Allora da una galleria riuscì a fuggire ed a rifugiarsi presso una famiglia di boscaioli che lo nascosero nei boschi sino a quando le acque si calmarono.

Ogni collina ha o aveva un suo castello, molti oggi scomparsi (quali Castiglione e Pogliano). Ebbene queste terre hanno, o hanno avuto, la presenza di fantasmi. Ne abbiamo tradizione di diversi casi. Tradizioni che i nonni della zona narrano ai nipoti, specialmente nelle serate che precedono il 1° novembre, magari mentre le nonne preparano un piatto di castagne bollite, tipiche della zona.

Ma veniamo ai nostri fantasmi.

Castello di Arignano (TO)

Il primo caso lo abbiamo nel castello di Arignano. Si tratta di un maniero un tempo maestoso, purtroppo in parte diroccato. La parte originale è del X secolo. Dal medioevo lo si conosce come abitato da un fantasma. Gli antichi proprietari ne erano consci e vi convivevano tranquillamente. Negli ultimi due secoli invece i proprietari si sono susseguiti in maniera turbinosa in quanto inizialmente fiduciosi che si trattasse di leggende, poi disturbati dalla presenza dello spettro. Si narra che vi sia anche un tesoro nascosto e che il fantasma ne sia il guardiano. Tesoro che è stato cercato più volte senza fortuna. Si favoleggia che si tratti di un tesoro imponente in quanto queste terre appartenevano al Comune di Chieri che nel medioevo ebbe un periodo di grande sviluppo con tessiture e banchieri. Dominato dalle famiglie Tana e Visca, era, assieme ad Asti e Vercelli, un comune molto importante e potente al punto che credette di potersi ribellare all’Impero. Fu assediato, incendiato e distrutto da Federico Barbarossa. Si riteneva che il tesoro in questione fosse la cassa di una delle banche cittadine o il tesoro di una delle famiglie egemoni, nascosto all’arrivo del Barbarossa. Il tesoro non fu più trovato forse a causa della morte durante l’assedio di chi ne conosceva il nascondiglio. E proprio il fantasma di questi, nel proseguire il compito ricevuto, continua a proteggere il tesoro.

Castello di Mondonio (Castelnuovo Don Bosco – AT)

Il secondo caso è quello della “Dama di Mondonio”. Castello dei de Turcis (oggi Turco) nel comune di Castelnuovo. Si narra che nel medioevo una dama del castello fu assassinata e da allora tutti gli anni nella notte del 27 luglio, anniversario dell’omicidio, il fantasma della dama si aggira nelle vie della frazione. Vi sono diverse persone che ancora oggi che affermano di averla vista. Si tratta di una donna ancora giovane, con un lungo abito. E si aggira triste e a volte saluta chi incrocia. La leggenda vuole che la dama fosse la moglie del castellano. I De Turcis erano imparentati con i Conti Fresia Radicati di Passerano. I potentissimi conti posti a difesa dei confini occidentali del marchesato del Monferrato. Sempre la leggenda narra che una notte, appunto quella del 27 luglio, la dama entrò nella camera da letto del marito e lo sorprese in intimità con un’altra donna. Ne seguì un litigio furioso, la dama minacciò il marito di farlo sapere al proprio padre. Questi, accecato dall’ira dovuta agli insulti della moglie e annebbiato dalla paura di dover subire l’ira del suocero (forse della famiglia dei “de Moncucco”), prese una daga e accoltellò la moglie. Questa morì fra le braccia del marito che aveva tanto amato e che l’aveva tradita proprio nel suo talamo. Da allora la sua anima, tutti gli anni, nell’anniversario dell’omicidio, vaga per le contrade che erano sue e cerca la pace che non ha ancora ritrovato.

Abbazia del Vezzolano (Albugnano – AT)

Un ultimo caso, più famoso non foss’altro che per i personaggi che per primi videro i fantasmi, è quello dell’abbazia del Vezzolano. Sita in una incantevole valle ove un tempo vi erano le case di villeggiatura dei ricchi abitanti di Industria. Con la caduta dell’Impero Romano le abitazioni furono abbandonate. La zona divenne boschiva ma attraversata da una antica via, nota come “la strada del ferro” che da Chivasso conduceva ad Asti.

Chiostro dell’Abbazia del Vezzolano

Nell’800 Carlo Magno si stava recando a Roma per farsi incoronare imperatore da Papa Leone III. Carlo Magno aveva un problema fisico, ogni tanto sveniva e cadeva da cavallo. Aveva fatto un voto a Maria, madre di Gesù, che nel punto ove fosse caduto l’ultima volta avrebbe fatto costruire un’abbazia dedicata alla Madonna stessa. Aveva dato l’incarico al suo scrivano personale Eginardo di tenere nota di ogni punto ove cadeva, probabilmente per epilessia. Il biografo imperiale diligentemente teneva nota e faceva piantare una croce nel posto. Nel novembre-dicembre dell’800 e Carlo Magno, con il suo seguito di nobili, cortigiani e militari si trovava a passare ove oggi vi è l’abbazia. Improvvisamente davanti a lui si apre una tomba e ne escono tre fantasmi. Cavalli e cavalieri si spaventano. Il cavallo di Carlo si alza sulle zampe posteriori e Carlo cade da cavallo. I fantasmi dicono a Carlo Magno che è quello il posto dove dovrà costruire l’abbazia. Quindi scompaiono. Eginardo prende nota e pianta la croce.

Affresco dell’Abbazia ove si rappresenta Carlo Magno che cade da cavallo quando vede i tre fantasmi

Il viaggio prosegue sino a Roma dove, durante la messa della notte di Natale, Carlo Magno viene incoronato imperatore. Durante il ritorno Carlo si rende conto che non ha più le sue continue perdite di coscienza e quindi, giunto ad Aachen (Aquisgrana) indenne, ritenendosi guarito ordina ad Eginardo di recarsi nel luogo dell’ultima caduta e di far costruire l’Abbazia per sciogliere il voto fatto. Eginardo parte con architetti, carpentieri e scalpellini e giunge nella zona. Riconosce l’area ma non si ricorda più esattamente il posto. La croce piantata in memoria non c’è più. Valuta l’area attentamente e poi ritiene che il posto sia sulla collinetta vicina. Si inizia a tracciare l’area e gli architetti fissano i paletti per delimitare la costruzione. Ma nella notte i fantasmi si presentano a Eginardo e gli fanno presente l’errore e gli impongono i lavori nel luogo esatto. La mattina successiva il cantiere viene spostato ed iniziano i lavori. Completata, ogni qualvolta un Imperatore o un re di Francia si trovavano a passare in Piemonte, non mancavano di fare una visita all’Abbazia. I registri ricordano il passaggio di Federico Barbarossa che fa ingrandire la struttura e Re Carlo VII che fa costruire l’altare che ancora è visibile.

Non si ha notizia che i tre fantasmi si siano rifatti vedere ma il fatto fu talmente importante per la vita di Carlo Magno che il fatto è ricordato in un affresco presente nel chiostro dell’Abbazia.

Tutte le terre ed i castelli indicati sono in pochi chilometri, meno di 20, sulla strada che da Chieri porta ad Asti. Terra che per i paesaggi, colline, castelli e abbazia meritano un viaggio.

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