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Francesco d’Assisi e Papa Francesco

Francesco d’Assisi a colloquio con il sultano Al-Malik Al-Kamir

Riporto di seguito un articolo di fondo che avevo pubblicato alcuni mesi fa su un quotidiano locale. 

Il Pontefice Romano Francesco, durante il suo viaggio in Marocco, il 31 marzo (1) di quest’anno, ebbe a dichiarare che “Francesco d’Assisi (San Francesco), in piena crociata, andò ad incontrare il Sultano Al-Malik Al-Kamir” (2) e quindi il Papa esortava ed incoraggiava i Cristiani a “Perseverare sulla via del dialogo con i nostri fratelli e sorelle Musulmani”. Naturalmente Papa Francesco, da buon Gesuita, ha ampie vedute e ben comprende che il mondo di oggi non è certamente quello né delle Crociate né quello dell’epoca delle colonie. Nemmeno gli atteggiamenti paternalistici nei confronti del mondo Islamico quali “la spada dell’Islam” che Mussolini sfoggiò con orgoglio come matrice della protezione italica ai sudditi di fede islamica delle provincie albanesi, libiche e somale. Oggi il mondo è profondamente cambiato. Per noi i Musulmani non sono più dei romantici cammellieri che attraversano il deserto e si fermano all’ombra dell’oasi di Giarabub. Ormai vi sono cittadini di fede Musulmana che abitano a fianco a noi, i loro figli vanno a scuola con i nostri, lavoriamo nelle medesime aziende, siamo accuditi dai medesimi ospedali. Sono italiani come noi.

Ma non tutto è semplice e chiaro. Noi li vediamo sovente come i Saraceni e loro vedono noi come i Crociati. La diffidenza è dettata dalla non conoscenza. Per capirsi occorre conoscersi. E per capirsi occorre che da una parte e dall’altra i due mondi imparino a comprendersi. Questo, sia chiaro, non significa che noi dobbiamo diventare quasi Musulmani e loro debbano diventare quasi Cristiani. Ognuno deve essere orgoglioso e fiero delle proprie origini, della propria storia e della religione dei propri padri.

Certamente non sarà un percorso semplice né breve. E’ difficile che persone che non hanno avuto contatti con altri popoli o con altri religioni possano agevolmente divenire tolleranti in tarda età. Il futuro di tolleranza dovrà essere appannaggio dei giovani che sin da bambini potranno, e dovranno, comprendere che il mondo non è solo bianco o solo nero ma vi esistono mille e mille tonalità di grigio. Poi è chiaro che sia da una parte e dall’altra vi sarà sempre l’integralista che non accetterà la posizione di chi non la pensa come lui. Ma noi ricordiamo sempre un particolare: il terrorismo Islamico ha fatto moltissime vittime in più fra i Musulmani che fra i Cristiani. Non sta a me né qui né ora ricordare che le stragi perpetrate dall’ISIS hanno mietuto vittime quasi totalmente fra gli Islamici. Bashar al-Hassad ha difeso la sua Patria, la Siria, praticamente da solo, non contro i Cristiani Crociati ma contro Islamici. E il tributo di sangue del suo popolo è stato enorme.  

Ma veniamo a cosa possiamo fare noi qui ed ora per una convivenza che non possiamo che definire civile. Partiamo da un concetto basilare. Nell’800, a Torino, i diversi erano i cosiddetti “Barbet”, ossia i Valdesi. Vi erano grandi polemiche ed ostracismi. Poi con il tempo i Cattolici hanno compreso che i Valdesi erano buoni Cristiani. Credevano nel medesimo Dio. Erano osservanti delle Leggi del Regno di Sardegna prima e d’Italia dopo. Oggi non ci si scandalizza più se sul posto di lavoro o a scuola abbiamo a fianco un Valdese. La stessa cosa deve accadere con gli Islamici. Anche l’Islam è una religione abramitica, ossia che discende da Abramo. Il Patriarca biblico. Nel Corano si narra di Abramo, di Noè, di Mosè, di Re Davide e di Re Salomone. Si narrano le vicende di Giuseppe in Egitto e di Sodoma e Gomorra. Il diluvio e il Paradiso Terrestre. Di Adamo ed Eva, di Caino e Abele. Sovente con dettagli maggiori che nella Bibbia. Gesù e Maria sono conosciuti e rispettati dal buon Musulmano. Anche se con sfumature storico-teologiche diverse da quelle proposte dalla Chiesa. L’Islam è tollerante nei confronti delle altre religioni “del Libro”, ossia di quelle religioni che hanno avuto una rivelazione divina riportata in un testo sacro. Sono tollerate la religione Ebraica e tutte le versioni del Cristianesimo. Ma anche il Mazdeismo e il Mandeismo. Tutte religioni monoteiste antiche che fanno riferimento ad un testo sacro rivelato da Dio.

Quindi tutto facile? Tutto risolto? No di certo. Abbiamo buoni Cristiani che osteggiano l’Islam per certi atteggiamenti tradizionali, quali ad esempio il fatto che la donna debba coprirsi con abiti particolari. Ma il Corano non dice quello. E’ il Vangelo che in 1Corinzi, lettera attribuita a San Paolo, afferma “Se dunque una donna non vuol mettersi il velo, si tagli anche i capelli!” e Maria, la madre di Gesù, è sempre stata rappresentata con il velo. Questo perché è una tradizione mediorientale che prevede che sia solamente in famiglia che si possano vedere i capelli della donna. Tradizione che qui non è luogo per approfondire. Quindi tanta strada è ancora da fare ma è una strada percorribile. Che porterà sicuramente ad un futuro migliore per tutti i popoli.

  1. Il viaggio apostolico avvenne il 30 e 31 marzo 2019 con destinazione Rabat in Marocco con l’incontro con Re Mohammed IV.
  2. Avvenne che Francesco d’Assisi seguì i Crociati in Egitto. Quando questi fronteggiarono le truppe del Sultano, passò nel campo avverso e chiese di parlare con il Sultano stesso. Venne accompagnato al suo cospetto e qui si profuse in una accesa predica cercando di convertirlo al Cristianesimo. Il Sultano, naturalmente, rimase sulle sue posizioni e Francesco tornò nel campo dei Crociati. Ammesso che ciò avvenne, non sappiamo in che lingua Francesco abbia parlato con i soldati islamici né con il Sultano, quest’ultimo l’ha lasciato andare ritenendolo pazzo ed i pazzi sono protetti da Dio.

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