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Francia: arriva la disobbedienza civile?

Macron
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La storia infinita del Covid-19. Un anno fa inizia a diffondersi arrivando dalla Cina. In Francia i primi 6 casi vengono registrati il 5 febbraio 2020. Non si sa come difendersi dalla cosiddetta pandemia. Cosiddetta pandemia perché se fosse una pandemia, secondo i parametri storici della medicina ufficiale ormai dovremmo essere in fase calante poiché la maggior parte degli abitanti della terra ne sarebbero già stati contagiati. Mentre ad oggi siamo a 101 milioni di contagiati su 7 miliardi e 842 milioni, ossia, ufficialmente, si è contagiato poco più di un cittadino su 100. Esattamente 1,29% della popolazione mondiale.

E di questi 101 milioni di contagiati vi sono oltre 73 milioni di guariti e quasi 2,2 milioni di morti. Certo, oltre due milioni di morti sono molti, troppi. Una cifra enorme. Che però corrisponde al 3% dei casi chiusi, ossia guariti più morti.

Il problema è presentare numeri assoluti senza un paragone. Ogni giorno nel mondo muoiono 150/160.000 persone. Per i motivi più disparati: termine naturale della vita, malattia, incidente, suicidio, guerra, omicidio, denutrizione. Quindi in un anno muoiono circa 56,5 milioni di persone. Quindi i morti di Covid febbraio 2020 – gennaio 2021 non arrivano al 3,9% dei morti totali. Ciò non toglie siano molti, troppi. Certo, i medici ci dicono che una parte rilevante di loro sarebbero morti comunque nel periodo vuoi per anzianità vuoi per malattie pregresse.

Quindi notiamo che l’aumento della percentuale dei decessi confronto ad un anno standard potrebbe avvicinarsi al massimo al 2%. Che è la percentuale di aumento che si riscontra nelle annate in cui giunge una influenza stagionale particolarmente virulenta. E ciò avviene mediamente ogni 10 anni.

Allora perché sta avvenendo tutto quanto siamo osservando attorno a noi? Economia distrutta, commercio azzerato, ristorazione seppellita, disoccupati in forte aumento, scuole a singhiozzo, problemi di tenuta psicologica, coprifuoco come neanche durante il secondo conflitto mondiale, mascherine, forze dell’ordine preposte a controlli mai visti nemmeno negli anni del terrorismo dilagante. Commissioni, media monotematici, censura come nelle più feroci dittature. Creazione di debiti con previsione di azzeramento in oltre 30 anni, senza vedere un minimo di risultato.

Problema solo italiano? Assolutamente no, le grandi nazioni dell’Europa occidentale sono tutte nella medesima situazione: Francia, Germania, Gran Bretagna, Spagna. E le nazioni più piccole, mediamente, anche loro alle prese con i medesimi problemi.

A questo punto occorrerebbe chiedersi: perché agire in questa maniera? A chi giova agire in questa maniera? Ma non è l’obiettivo di questo articolo. Si vuole solamente vedere un particolare spicchio del problema. Come evolve in Francia la situazione sociale.

In Francia, che vive una situazione estremamente simile a quella italiana, è ora alle prese con l’arrivo delle varianti del Covid ed alla carenza di vaccini. Vaccini di cui peraltro non solo non conosciamo l’efficacia ma nemmeno l’evoluzione in effetti collaterali. Anche in Francia l’orizzonte è limitato, si vive alla giornata. Politica, burocrazia, sanità, come in Italia, non riescono a formulare previsioni oltra una settimana.

Anche in Francia i malati e gli anziani tremano all’idea di dover morire per il “maledetto” virus. Ma i giovani iniziano a far sentire la loro voce gridando che gli è stata rubata la gioventù. Commercianti, artigiani, operai, liberi professionisti vedono la povertà bussare alla loro porta. In questo scenario il presidente Macron è pressato dalla Sanità, o meglio dai comitati medici da lui organizzati, che preme per una nuova chiusura totale delle attività e della vita sociale. Ma Macron esita e tentenna. Perché? Ha in mano dei sondaggi commissionati dall’Eliseo in cui gli si fa presente che la popolarità delle normative di contenimento (mascherine, blocco totale) il marzo scorso, quasi un anno fa, avevano una fiducia e approvazione dell’85% dei francesi. Ora, gennaio 2021, i favorevoli sono scesi al 40%. Ossia parecchio meno della metà dei francesi.

Ma il problema per Macron è il prospettarsi, su indicazione dei suoi consiglieri, di un affacciarsi della disobbedienza civile. Le voci contrarie a nuovi blocchi si diffondono e sono sempre più forti. I francesi avvertono che non tollereranno più altre privazioni della libertà, fosse anche solo quella di lavorare. Sappiamo come sa Macron che i francesi sono propensi a passare dalle parole ai fatti, basta ricordare mesi di tafferugli, anche gravi, per aver inusitatamente aumentato il prezzo del gasolio. Oggi si temono tragedie ben più gravi.

Macron, in un primo momento, momento ha sbottato dinnanzi ai giornalisti affermando che il popolo francese è formato da 66 milioni di giudici, che vogliono decidere le sorti della nazione. Ciò ha scatenato una reazione tale nella pubblica opinione che ha indotto Macron a più miti consigli ed a scegliere una linea meno arrogante nelle sue esternazioni.

Il segnale che la paura si è impossessata dell’Eliseo è che nelle ultimissime esternazioni di Macron la parola d’ordine è “unità nazionale”. Ossia occorre agire come popolo unito sotto una guida unica. Sottinteso sotto la sua guida illuminata.

Non sappiamo se tale strategia, volta a rabbonire il popolo che rumoreggia è stata suggerita dai suoi consiglieri o se è stata presa a prestito dal discorso di Biden il giorno del giuramento al Campidoglio. Biden ha ripetuto innumerevoli volte “Unity” rivolgendosi al popolo. Vedremo se questo accorato appello servirà a mantenere calme le acque sia al di qua che al di là dell’oceano Atlantico.

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