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Il Baussant, il simbolismo esoterico nella bandiera dei Templari

Baussant, bandiera Templare
Baussant, bandiera Templare

La storia dei Templari affascina molti. E moltissimo è stato scritto su di loro. Dall’osannarli come santi a condannarli come eretici o peggio. Ciò che sappiamo è che erano uomini, e come tali potevano avere pregi e difetti. Quindi, come sempre, non possiamo generalizzare. In questo articolo non vogliamo ripercorrere la loro storia, nota ai più, ma focalizzarci su un particolare: il simbolismo esoterico rappresentato nella loro bandiera. Bandiera che aveva un nome: Baussant o Baucent, Bosean e altre varianti.

Sappiamo che i Templari nacquero come cavalieri che avevano il compito di proteggere i pellegrini nell’ultimo tratto di strada del pellegrinaggio che li portava dall’Europa alla “Terra Santa”. Ossia da quando sbarcavano ad Acri o ad altri porti della costa sino a Gerusalemme. La Gerusalemme ove Gesù fece l’ultima cena, morì e, si dice, risorse. I cavalieri Templari si assunsero anche il compito di proteggere le vestigia del Tempio di Salomone, sul monte Sion, a Gerusalemme. Sappiamo che, novelli archeologi, a lungo scavarono nelle sue viscere. Alla ricerca di non sappiamo cosa. Certamente non di reliquie, in quanto i Templari erano, notoriamente, i più aperti mentalmente, non solo fra i crociati, ma anche fra i vari ordini cavallereschi che all’epoca gravavano nell’area. Certo, combatterono anche loro. Ma nei lunghi periodi di pace fra una guerra e l’atra non disdegnavano rapporti fraterni con i saggi islamici. Sono noti i rapporti con il Saladino e non solo.

Già per tale atteggiamento furono mal visti dagli altri crociati. Ma siccome la stragrande maggioranza dei templari era composta da cadetti delle più importanti famiglie nobiliari Franche, Borgognone e Normanne, la questione rimase a livello di mugugni.

Poi qualcosa di straordinario avvenne. Non sappiamo cosa, forse in riferimento ai loro scavi. I comandanti dei Templari tornarono precipitosamente in Europa. Presero contatto con Bernard de Fontaine Abate del monastero di Clairvaux (Bernardo di Chiaravalle). Si trattava di un monastero di Cistercensi, un vero centro di cultura, preservato dal furore dei Domenicani, sempre alla ricerca di eretici e fautori dell’ignoranza come modello di vita del “buon Cristiano”, che come tale poteva essere facilmente guidato dai pastori della Chiesa. I rapporti con Bernardo furono semplici ed immediati, vuoi perché anche lui era nobile Borgognone, vuoi perché fra persone colte e intelligenti è semplice comprendersi.

In breve venne organizzata la più entusiasmante avventura dell’epoca. Costruire una serie di Cattedrali dedicate a “Notre Dame” (nostra Signora) che la Chiesa interpretò come Maria la madre di Gesù, ma che probabilmente, invece, erano dedicate alla figura retorica della “madre sempre-vergine del Dio Salvatore”, ossia Iside, madre di Osiride. Ma questa è un’altra storia, che affronteremo in un altro articolo, compresa la scelta dei luoghi ove costruire le cattedrali, che non era, ovviamente, casuale.

Torniamo ai nostri Templari. Grazie alla sapienza di Bernardo e dei suoi seguaci, grazie alle conoscenze apprese chissà come, chissà dove, in Palestina, i nostri Templari istituirono un primordiale Ordine Esoterico. Ordine a cui accedevano, ovviamente, non tutti i Templari ma solamente quelli che erano ritenuti possessori delle capacità di “capire ed elaborare”. Ossia chi era in grado, cognitivamente, di percorrere un sentiero esoterico che aveva il fine di vedere la luce o se vogliamo, come gli antichi Sacerdoti Egizi, di vedere Iside svelata (ossia senza velo). Iside che, senza i veli che la ricoprono, palesa la sua bellezza, ossia la sua sapienza. Così come 3000 anni fa il Sacerdote studiava per comprendere la strada per raggiungere l’Assoluto; ecco che anche il Templare Iniziato studiava per comprendere il medesimo sentiero.

Non è qui il luogo ed il momento per approfondire la questione, che se ritenuta interessante potremo argomentare prossimamente. Ecco nascere il simbolismo Templare e da questo simbolismo l’Iniziato doveva trarre gli spunti per aprire la sua mente e progredire nella conoscenza. Sulla strada tracciata dagli antichi sapienti.

Il Simbolismo è un sistema utilizzato universalmente per comunicare un messaggio. Ogni uomo, a qualsiasi cultura e tradizione appartenga, è e deve essere in grado ci comprenderlo. Certo, vi è chi lo comprende, come dire, per istinto. E chi invece vi deve meditare. Non è importante il tempo che occorre ma l’obiettivo raggiunto.

Il più importante simbolo Templare fu appunto il Baussant, ossia la bandiera, o meglio il vessillo. In quanto la bandiera templare era metà nera e metà bianca. A volte con la croce rossa sopra. Variamente posizionata. Ma il Baussant era quello rappresentato all’inizio dell’articolo. Questo vessillo garriva su tutte le commende (ossia quelle proprietà immobiliari che andavano dai piccoli castelli a villaggi fortificati, da locande dedite al cambio di cavalli ad ogni altra proprietà immobiliare Templare). Ora è troppo semplice ricordare che i Templari “inventarono” l’assegno, che funzionarono da banca, che le loro proprietà si moltiplicavano e che sotto le sue bandiere si riunivano i migliori intelletti dell’epoca ed i giovani armati di sana volontà di avventura.

Ma torniamo al nostro simbolo. Questo era compreso solamente dopo un percorso esoterico almeno di un certo livello. La massa del popolo non era in grado di comprenderlo. Osserviamo alcuni secondi l’immagine che vi è all’inizio dell’articolo ….

A questo punto proviamo ad osservare con occhio esoterico il Baussant. Il percorso è sempre dal basso verso l’alto e da sinistra a destra. Se si tratta di percorso esoterico, ecco che lo spirito intellettivo dell’iniziato intraprende la sua ascesa e percorre l’asta della bandiera. Asta in legno che è, notoriamente, un principio basilare legato alla natura terrena. E’ un elemento base. L’uomo iniziò con l’adoperare i bastoni e quindi imparò a modellarli. Ne parleremo, ma Pinocchio nasce da un “ciocco di legno” e finisce con risvegliarsi bambino. Ma ne parleremo un’altra volta. Dicevamo, si risale l’asta, quindi dal suolo (terreno, passionale) al cielo (etereo, mentale). Ad un certo punto ci si trova con la possibilità di scegliere fra proseguire l’ascesa in forma “arida” (sul legno) o scegliere a destra (destra = giusto/corretto) una deviazione di percorso. Ecco che svoltando a destra ci troviamo sulla tela del vessillo. Ci troviamo su un piano nuovo e sconosciuto. Al punto che la stoffa è nera. Nera come le tenebre. Nelle tenebre l’uomo brancola, ossia muove le braccia per non cozzare contro gli ostacoli. Avanza lentamente con paura. Ma se guarda alla sua destra vede una fonte di luce. Che fare? Occorre proseguire verso quella direzione.

Così come Diogene e la caverna, l’uomo coraggioso e voglioso di capire, si avventura verso la Luce. Mente l’uomo succube delle sue paure si accovaccia e copre i suoi occhi con le mani, invocando Dèi a proteggerlo dalla paura. Mentre il secondo si ferma e vive nelle tenebre, il novello Ercole affronta l’avventura e viaggia più o meno lentamente verso la Luce.

Dobbiamo osservare che man mano che si procede verso destra il triangolo di stoffa si restringe. Molti si accontentano di essere giunti ove la stoffa è bianca e non proseguono. Cosicché il restringersi della stoffa rappresenta la minore consistenza di studiosi che proseguono nel percorso.

Ad un certo punto, abbiamo ormai lasciato alle spalle il nero delle tenebre e viviamo nella pienezza del bianco della Luce intensa. Davanti a noi abbiamo la Stella rossa, rappresentata dalla croce-greca (ossia con le quattro braccia lunghe uguali), croce che nulla ha a che fare con il Cristianesimo, ovviamente. E’ un simbolo solare. Luce intensa e divina che tutto illumina, che permette la vita e che ci attrae gli occhi come ad ipnotizzarci.

Lo studioso esegeta prosegue il suo percorso. Raggiunge la Croce ed ha la possibilità di attraversarla. Come se si trattasse di una porta dimensionale. Per chi passa oltre, gli si apre una conoscenza infinita. Oltre la punta dello stendardo vi è il cielo infinito. L’assoluto.

Per chi non si è fermato alla Croce ed ha proseguito il percorso non rimane che incunearsi in un passaggio sempre più stretto. Ogni passo è sempre più difficoltoso ma pregno di speranza. La fine dello stendardo è sempre più vicina. La stoffa è sempre più stretta. Molti si fermano stremati o perché comunque non riescono a proseguire. Sino a raggiungere l’apice.

Ecco il percorso giunto al termine. Cosa troviamo? Il nodo del filo, ritorto e legato in un groviglio inestricabile, come il sommo poeta (Dante) narrò del budello che occorreva percorrere per passare dall’inferno al purgatorio. Un budello che percorrendolo ti capovolge. La testa al posto dei piedi ed i piedi al posto della testa. Ed esci capovolto. Sei sempre tu ma sei “al contrario”. Sei un umano ma sei al contrario dell’umano. Non hai i piedi sulla terra con la testa rivolta verso il cielo. Hai i piedi nel cielo e la testa ricolta alla terra ad ammirare il Creato. Sei ormai come il Creatore.

Se non ti fermi e continui il tuo percorso, hai davanti a te l’immensità del cielo. Nulla ti può fermare. Hai raggiunto l’infinito.

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