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Il Principe di San Severo

Il ‘700 è stato un secolo tanto interessante quanto misterioso. Fu lo spartiacque dal morente medioevo e il nascente illuminismo che portò all’era moderna. Vi vissero personaggi quali Casanova, Federico di Prussia, Mozart, Cagliostro e il Raimondo di Sangro, Principe di San Severo, grande di Spagna, Duca, Marchese e una lista incredibile di titoli non ultimo la discendenza da Carlo Mango, pari solamente alle sue ricchezze e proprietà. Visse a Napoli nel palazzo di famiglia. All’epoca Napoli era la città più popolosa d’Europa e la terza per industrializzazione dopo Londra e Parigi. Sotto Re Carlo di Borbone Napoli visse quella che fu la sua epoca più prospera. Uomo di grandissima intelligenza si spese in molte arti: dalle invenzioni alle scienze. Entrato in Massoneria, divenne Gran Maestro della Massoneria Napoletana e nel rito di perfezionamento scelse quello organizzato da Cagliostro giungendo sino al massimo grado: 1° Sovrano Gran Hyerophante e Gran Maestro del Rito Egizio Tradizionale.

La sua passione era l’alchimia e la medicina. Ma creò invenzioni spettacolari quali il “palo che scompariva” asserendo che glielo aveva insegnato Pitagora in sogno e la “carrozza che viaggiava sulle acque”. Questa fu presentata al Re e al popolo con un viaggio nelle acque del golfo di Napoli. Ma la sua notorietà è giunta a noi grazie alla Cappella di San Severo. Una delle chiese più belle al mondo. Oggi visitabile da parte del pubblico. Questa è incorporata nel complesso del suo palazzo di famiglia. Il suo spettacolare interno contiene opere mirabili ma rappresenta anche un percorso iniziatico oltre ad essere la rappresentazione di una loggia massonica.

Con la partenza di Re Carlo, con cui condivideva la fratellanza massonica, i rapporti con la corte non solo si raffreddarono ma addirittura divennero tesi. In quanto la Chiesa riprese il potere che aveva un tempo, e il Principe di San Severo divenne immediatamente un sorvegliato speciale. A questo punto le sue ricerche dovettero proseguire nei meandri del palazzo. Nel sotterraneo venne allestito il suo laboratorio alchemico. E fra il popolo iniziarono a circolare strane e paurose leggende sul suo conto. Non possiamo sapere se queste furono messe in circolazione da solerti prelati o se il popolo stesso si impaurì all’idea che nei sotterranei venissero sezionati cadaveri per studiarne i vasi sanguigni, l’articolazione delle ossa e le funzioni degli organi. Ovviamente tali studi erano vietati dalla Chiesa e il Principe iniziò a ricevere le visite degli inviati dalla Curia e dalla Reggia. Sovente si presentavano due rappresentanti della Chiesa vestiti di nero accompagnati da un prete e chiedevano di ispezionare il palazzo. Ma essendo un Grande di Spagna ciò non sarebbe potuto avvenire senza il suo permesso, pertanto dovevano recedere dal loro intento e andarsene.

Ma i guai erano solamente iniziati. La Santa Inquisizione era stata nuovamente attivata e “quel Principe che opera di notte nei sotterranei in combutta con il demonio” sezionando cadaveri o cercando di far rivivere i morti. Le leggende si moltiplicano, i tentativi di fermarlo pure. Viene colta l’occasione a seguito della pubblicazione di un libro del Principe in cui vi sono molti riferimenti, anche espliciti, all’alchimia ed alla kabbalah ebraica. Questa era l’occasione che la Curia attendeva. Il fatto viene segnalato agli Uffici Vaticani e il libro viene messo all’indice. Anticamera per l’accusa di eresia. Il palazzo veniva costantemente sorvegliato dagli sgherri della Curia e da spie del Re. Il Principe ormai vive da relegato nel suo palazzo. I suoi servi devono utilizzare passaggi segreti per far entrare gli artisti che lavorano alla cappella, per portare le materie prime utili per gli esperimenti del Principe, e ogni tanto anche un cadavere per gli studi di anatomia. Magari comperato dai becchini delle Fontanelle fra i deceduti senza famiglia. Ma la situazione è grave. Se i servi fossero stati scoperti portare all’interno del palazzo dello zolfo o dei “sali misteriosi” si sarebbe potuto anche subire un assalto del palazzo da parte della folla inferocita abilmente indirizzata dagli sgherri.

Che fare? Fuggire in Spagna e porsi sotto la protezione del Re? Fuggire in Inghilterra ove i protestanti l’avrebbero accolto con favore? Invece il Principe decise di rimanere, confidando nella sua inarrivabile posizione sociale. Gli studi proseguirono e gli artisti lavoravano. Sino a quando la Cappella e l’annessa sacrestia non furono terminate. Ma il Principe, da solo, poteva godere di questa meraviglia. A volte osservava la strada dinnanzi l’ingresso del palazzo e vedeva la copia di sgherri vestiti di nero stazionare, giorno e notte, nella speranza di raccogliere accuse o magari coglierlo in un atteggiamento con cui accusarlo dinnanzi il Tribunale dell’Inquisizione. Si cercavano testimoni che potessero affermare che nel palazzo di notte di vedevano strane luci colorate e che si udivano urla spaventose, sicuramente morti che si ridestavano dal riposo eterno e le luci prodotte tramite chissà quali sortilegi del maligno.

Ormai la misura era colma e l’Inquisizione tentò di tradurlo alla sbarra. Venne messa in circolazione la notizia che il Principe aveva ucciso sette cardinali e che con le loro ossa ne aveva fatto sedie e che la pelle dei Cardinali era servita per la fodera delle sedie medesime. A questo punto il popolo non osava nemmeno passare nella via del palazzo del Principe. Questi, ormai anziano, osservava triste dalla finestra la via vuota, a parte gli uomini vestiti di nero posti di guardia. Inviò una supplica al Papa per farlo recedere dalla messa all’indice del suo libro ma non ottenne risposta. Per sua fortuna la morte lo colse prima che fosse arrestato e processato. Ma un’ulteriore leggenda cercò di distruggerne la memoria. Si narrò che sentendo la morte avvicinarsi, grazie ad un patto con il demonio, potesse acquisire la vita eterna. Per fare ciò doveva sottostare ad un rito: farsi tagliare a pezzi, da vivo. I pezzi raccolti in una bara assieme a chissà quali polveri magiche e le parti del corpo si sarebbero ricomposte acquisendo la vita eterna. Ma quando la bara fu scoperchiata il processo non era terminato e con un urlo spaventoso il Principe era morto per sempre.

Raimondo di Sangro, Principe di San Severo, Grande di Spagna
Il cosiddetto Gesù defunto, in realtà l’architetto del tempio di Salomone Hiram
La cosiddetta pudicizia, in realtà Iside Velata
Il cosiddetto Disinganno, in realtà il neofita Massone che riceve la “Luce” durante il rito di iniziazione
una “macchina anatomica”, studio anatomico del Principe
La Cappella di San Severo, in realtà una rappresentazione barocca di un Tempio Massonico
Il magnifico pavimento della Cappella di San Severo
Antica stampa con la rappresentazione della “Carrozza Marittima”, invenzione del Principe

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