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Il semestre bianco

Senato della Repubblica
Senato della Repubblica

Al tempo del Regno d’Italia il parlamento era strutturato in forma simile a quello della Gran Bretagna. Ossia una Camera dei Deputati ed un Senato del Regno. La Camera veniva eletta in collegi uninominali con l’elezione al primo turno, ossia senza ballottaggio. Veniva eletto quindi il candidato che prendeva più voti, indipendentemente dalla percentuale. Poniamo che vi fossero i candidati di tre liste: Liberale, Socialista e Radicale (repubblicani e garibaldini) ed un indipendente. Al candidato liberare veniva assegnato il 40% dei suffragi, al socialista il 30%, al radicale 20% ed all’indipendente il 10%. Per questo motivo il partito di maggioranza relativa in Italia poteva avere agevolmente delle maggioranze amplissime alla Camera, come in effetti accadde con il Liberali sino al 1912. Il Senato invece era di nomina regia, ossia il senatore veniva indicato tramite decreto firmato dal Re, quindi senza elezione. Il seggio era a vita e normalmente appannaggio dell’alta nobiltà. Poi vi erano personaggi della Scienza o dell’Esercito che, su proposta del Presidente del Consiglio, venivano nominati Senatori. Come ad esempio Guglielmo Marconi o Giovanni Agnelli (detto appunto il Senatore), nonno del più noto Gianni Agnelli morto negli anni passati. I Senatori quindi facevano esclusivo riferimento alla Corona e non ad un collegio elettorale. Il parlamento veniva rinnovato non a scadenze regolari ma nel momento che veniva a mancare una maggioranza. Quindi in una legislatura potevano esserci più governi, magari con Presidenti del Consiglio differenti ma sempre facenti riferimento ad una certa maggioranza. Ricordate quando a scuola ci narravano della Destra Storica (Liberal-Conservatori) o la Sinistra Storica (Liberal-Democratici); ebbene, si trattava delle due grandi correnti Liberali che governarono l’Italia per decenni. Nel momento che un Presidente del Consiglio non riusciva più ad ottenere una maggioranza, andava a consegnare al Re le proprio dimissioni. Il Re scioglieva la Camera dei Rappresentanti e si tornava al voto, che sovente era ogni due anni.

Cosa notiamo. Che il Senato, come detto, non veniva sciolto e che il capo del governo era indicato come Presidente del Consiglio. Questo perché nel parlamento Subalpino, da cui quello Italiano non esisteva un Governo ma un Consiglio del Re. E il Presidente del Consiglio era colui che governava questo consiglio, che preordinava e faceva votare le leggi, quindi le presentava al Re, e questi, a suo insindacabile giudizio le firmava o meno.

Con l’avvento della Repubblica è stato mantenuto il medesimo termine obsoleto. Come è stata mantenuta la prerogativa del Presidente della Repubblica a non firmare le Leggi approvate dal parlamento. Rimandandole alle camere accompagnate da una lettera ufficiale con le sue motivazioni del rifiuto. Un passo avanti. Con la Repubblica inizialmente si decise di eliminare il Senato, poi i Padri Costituenti decisero che invece era meglio avere due camere elettive che erano quindi l’una controllore dell’altra. Un vero mostro giuridico unico al mondo. Ma per non farsi mancare nulla decisero anche che il Presidente della Repubblica poteva nominare, a vita, al massimo 5 senatori. Inoltre gli ex-Presidenti della Repubblica, al termine del loro mandato, diventano automaticamente Senatori a Vita. Altro mostro giuridico unico al mondo, quantomeno nelle democrazie parlamentari, salvo appunto le monarchie assolute. Negli anni ’50 e ’60 questa prerogativa di nominare dei Senatori a Vita fu utilizzata con parsimonia mentre negli ultimi 30 anni è diventata una consuetudine consolidata. Abbiamo quindi, attualmente, 5 senatori a vita più Napolitano come Presidente Emerito della Repubblica. Senatori che possono mantenere in vita governi e non rispondono delle loro azioni al popolo elettore.

Ma veniamo finalmente al semestre bianco. I Padri Costituenti pensarono che un presidente che volesse farsi rieleggere, questione né negata né prevista dalla Costituzione o dalle Leggi, potrebbe sciogliere o minacciare di sciogliere il Parlamento al fine di forzarne le scelte, oppure di scioglierlo per favorire l’elezione di un suo candidato successore. Ingenuamente i Padri Costituenti crearono l’articolo 88 della Costituzione che prevede il divieto al Presidente della Repubblica di sciogliere le Camere negli ultimi 6 mesi del proprio mandato. Salvo poi scoprire che la scadenza del mandato di Cossiga era concomitante con la scadenza naturale del mandato delle camere, quindi in fretta dovettero modificare la Costituzione aggiungendo: salvo che lo scioglimento non coincida con la scadenza naturale.

Cosa possiamo dedurre: che è ridicolo che le camere, anche per scadenza naturale si possano sciogliere solamente a fronte di un Decreto del Presidente della Repubblica. Se sono in scadenza dovrebbero decadere senza ulteriori pastoie. Ma vi è un altro problema che i Padri Costituenti non hanno previsto: l’impossibilità dell’atto presidenziale, come malattia o altro impedimento. In tal caso il Presidente del Senato assumerebbe le funzioni di sostituto temporaneo alla presidenza, ma non avrebbe l’autorità di firmare il decreto in quanto dovrebbe sciogliere il Senato di cui è Presidente. Dovrebbe rinunciare e toccherebbe al Presidente della Camera, che sarebbe nella medesima situazione. Allora la palla passerebbe al Presidente della Corte Costituzionale. Che però non è un rappresentante eletto del Popolo elettore. Insomma un gran pasticcio.

Non solo. Si potrebbe avere anche il caso contrario. Ossia quello attuale. Ove un parlamento che non corrisponde più minimamente al sentimento popolare, in quanto se si andasse ad elezioni vi sarebbero equilibri politici certamente molto diversi. Pertanto se il Presidente della Repubblica non scioglierà le Camere prima del semestre bianco adducendo motivazioni quali la stabilità in momenti critici per la nazione, a fronte di una crisi economica senza precedenti, si andrebbe all’elezione di un nuovo Presidente della Repubblica che non corrisponderebbe alla volontà popolare. Ma non solo. Al momento dell’ingresso nel semestre bianco, vi è la corrispondenza ai famigerati 2 anni e mezzo di legislatura, che comportano per i parlamentari l’acquisizione di una serie di privilegi e prebende. A quel punto vi sarebbe un “libera tutti” e parte della maggioranza attuale non approverebbe più provvedimenti indigesti, che attualmente vengono approvati solo per giungere alla fatidica scadenza. Quindi il Governo cadrebbe, non vi sarebbe un’altra maggioranza. O quantomeno sarebbe moto difficile ottenerla in un parlamento balcanizzato di tutti contro tutti. E si andrebbe incontro a mesi terribili, i quanto si dovrebbe attendere l’elezione del nuovo Presidente della Repubblica, di difficile individuazione, e questi come primo atto dovrebbe sciogliere le Camere.

E’ luogo comune che la Costituzione italiana sia la “più bella del mondo”, sarà vero, ma certamente non è la più funzionale.

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