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IL SOGNO DELL’ANGELO… E’ L’UOMO.

La verità, come il mito, si dà con varianti, questa è la prospettiva psicologica della realtà.

DOMANDA: COSA SONO GLI ANGELI, ED ESISTONO DAVVERO?
Con l’illuminismo gli angeli hanno abbandonato la terra e sono entrati nel vasto campo della superstizione, ora con la new age assistiamo al loro ritorno.
In effetti ci si chiede: sono illusioni della mente, allucinazioni o peggio mistificazioni come postulano gli scettici ad oltranza? O fanno effettivamente parte del mondo reale? Utilizzando una prospettiva psicologica è necessario a questo punto chiedersi se la forma dell’angelo che si presenta è recepita dagli occhi perché è costituita da una sostanza reale o se è la mente che la inventa; ma cos’è la realtà fisica ed esiste una netta e concreta delimitazione tra le due dimensioni, cioè tra quella psichica e quella fisica (e ricordo che psiche significa anima, quindi è come dire tra l’anima e il corpo)?
Si può supporre che tra queste due dimensioni ci siano passaggi che alcuni riescono a varcare, finestre, spiragli attraverso cui intravedere creature di luce che sembrano non soggiacere ai limiti e alle leggi dello spazio fisico (che volano, che scompaiono), o ancora si può pensare che queste due realtà si compenetrino vicendevolmente ma la mia opinione che rispecchia un po’ una tendenza per così dire di frontiera, è che la materia è piuttosto il risultato della coscienza che la osserva, e allora il problema va spostato all’interno della psiche, nel rapporto esistente tra tale coscienza e l’inconscio, quindi nei movimenti e nelle sottili pieghe dell’anima.
La nostra cultura risente ancora del modello illuminista, poggiante sul pensiero aristotelico della trascendenza del divino (ossia il divino fuori di noi che crea l’uomo a sua immagine) da cui deriva la separazione dei mondi, quello interno e quello esterno all’uomo (la res cogitans e res extensa della distinzione cartesiana)
Oggi però si assiste ad un progressivo capovolgimento di paradigma (i paradigmi sono modelli di realtà, maniere di vedere il mondo), il principio aristotelico cede il passo ad un rinnovato Neoplatonismo e approda oggi alle ultime frontiere della psicologia. Magia, alchimia, cabala, trovano così la loro giustificazione in un universo olistico, visto quindi come un organismo, un tutto organico, dove tutto è in funzione di tutto; questo concetto ricorda molto l’Anima Mundi dei mistici del Rinascimento, oggi campo energetico unificato. Secondo le ultime scoperte della fisica quantistica la realtà non è conoscibile in modo oggettivo, in quanto la sola presenza dell’osservatore la modifica (modifica l’energia che da onda diviene particella, devia drasticamente la traiettoria del fotone … e via di seguito) sembra quasi che sia la mente dell’osservatore a dar vita alla realtà così come ci si presenta.
Ma ritorniamo all’angelo: come la fisica più attuale anche la psicologia del profondo afferma che il mondo fenomenico ha le sue radici nella psiche pura e propone un nuovo politeismo basato sull’idea che l’unità dell’essere si sviluppa in molteplici forme; il tessuto della psiche è formato da una pluralità di Dèi cooperanti in un tutto organico, ma nello stesso tempo ognuno di loro è un complesso a se stante avente il carattere del tutto; questo politeismo non considera gli angeli come oggetti di fede o di un culto, ma rivelatori degli archetipi.

DOMANDA: COSA SONO QUESTI ARCHETIPI? (…SI RIFERISCONO AGLI ARCHè PLATONICI, LA TEORIA DELLE IDEE)?
Esatto. Ma in questo caso è come se fossero entità divine nascoste di cui gli angeli ne sono i messaggeri; sono simboli di immagini a priori, categorie mentali. Gli archetipi non sono particelle separate che nuotano nell’inconscio come pezzi di pane nella zuppa, come un tempo si immaginava l’elettrone, infatti anche la psiche, così come l’universo fisico di cui parlavo prima, ha una struttura olistica in cui le parti si influenzano reciprocamente.
Gli archetipi in psicologia sono complessi, personalità parziali inconsce dotate di tonalità emotiva, contrazioni simili a buchi neri con la tendenza ad attrarre materiale sempre più ampio. Quando un complesso rompe l’equilibrio armonico e si erge a soggetto assoluto avviene la scissione dell’Io dall’Anima e la sua progressiva opposizione: è il monoteismo della coscienza, il grande titano che riflette l’immagine di un mondo diviso attraverso la trascendenza divina. È allora che la pluralità dialogica degli Dèi si spegne mentre i loro volti cercano tra le immagini delle maschere per farsi ancora riconoscere. È proprio ora che nasce la necessità del simbolo (da συν–βάλλω = unire mediante l’incontro) come ponte gettato tra queste due realtà; esso quando emerge dall’inconscio alla coscienza è l’angelo messaggero (’άγγελος significa appunto messaggero divino, nunzio).
Gli angeli sono espressioni di questi archetipi, essenze individualizzate. Sono personificazioni che attingono la loro immagine dal patrimonio della coscienza egoica (infatti noi li vediamo come figure umane, sono antropomorfi perché gli attribuiamo caratteristiche simili alle nostre; li vediamo lievi, puri, eterei, con poca fisicità, proprio perché sono il tramite con l’anima; con le ali perché non sottostanno alle leggi della gravità, infatti in genere volano; noi li vediamo belli perché portano un messaggio d’amore; asessuati, ermafroditi per il loro distacco dalla materia fisica…). Quando gli archetipi vogliono comunicare con noi e dall’inconscio oltrepassare la barriera della coscienza utilizzano proprio gli angeli che come messaggeri ci aiutano, ci avvertono, sono il nostro legame con gli Dèi che dal profondo ci influenzano, sono un ponte teso tra la coscienza e l’inconscio. Infatti la psicologia del profondo ben sa che ad un certo punto nella scoperta individuale di sé, si sogna e si hanno visioni di figure angeliche e mitologiche che trasmettono messaggi, ci parlano di noi stessi e della nostra condizione.

DOMANDA: ABBIAMO PARLATO DI DEI E ANGELI MA IL DIAVOLO COME SI INSERISCE IN QUESTO DISCORSO?
Al processo simbolico si oppone quello diabolico (dividere da δια–βάλλω) che rappresenta il modello oppositivo, la struttura di difesa che vuole mantenere il distacco (l’angelo è l’amore verso Dio è la cooperazione, la pace, la carità, la mescolanza, mentre il diavolo è il grande oppositore, che porta l’odio e quindi attua un processo di separazione che guarda all’egoismo, infatti dà fama, gloria, ricchezza, tutte cose che gratificano l’ego; mentre l’angelo è altruistico, è la fusione, l’annullamento verso Dio, il diavolo taglia il ponte e sostiene l’ego illudendolo, lusingandolo, “comprandolo” attraverso un benessere tutto materiale).
La progressiva razionalizzazione della coscienza ha fatto si che tutti i corpi immaginali finissero per fondersi in modo indiscriminato nel mostruoso; risultato: l’invisibile diventa alieno e l’alienazione rende l’invisibile ancora più pauroso e distante, sempre più rappresentato da lupi mannari, e sempre più imprigionato in una cultura stephenkingizzata. I nostri corridoi sono così angusti e bassi che gli invisibili devono contorcersi in forme mostruose per passare al di qua. Sicché la mente razionalizzata preferisce l’abisso al ponte: il taglio netto che separa i regni. Da dentro il bunker della smitizzazione tutti gli invisibili sembrano uguali e ugualmente maligni. Dal punto di vista della psicologia junghiana la distinzione esistente nell’antichità tra Dèi e demoni significa quanto segue: gli Dèi rappresentano la struttura archetipica di base della psiche, che è molto lontana dalla coscienza, mentre i demoni sono sì visualizzazioni degli stessi archetipi ma in una forma più vicina alla coscienza che si accosta maggiormente all’esperienza interiore soggettiva degli esseri umani. È come se un aspetto parziale dell’archetipo cominciasse ad avvicinarsi di più all’individuo, ad aggrapparsi a lui ed a diventare una sorta di “anima parassita” (sono i casi in cui entità, anime si sostituiscono alla coscienza dell’individuo che viene in questo modo brutalmente scalzata; sono le possessioni, gli indemoniati; al contrario l’angelo, più lontano dalla coscienza non ti possiede, non entra in te, ma provoca un ampliamento di coscienza, sprona ad uscire dai confini del proprio Io per inglobare una parte in più).
Non bisogna però confondere il demone diabolico con il Daimon socratico, il maestro invisibile, lo spirito guida chiamato anche angelo della metanoia (= conversione, cioè distacco da tutti i piaceri terreni, beni materiali per una strada più spirituale, un’integrazione del Sé), egli porta con sé un ritirarsi dal gioco di Maya, dall’illusione del mondo. Nessuno può riuscire in questo semplicemente volendolo: deve giungere spontaneamente dal Sé profondo e in molti casi avviene soltanto poco prima della morte (è il caso della grazia prima della morte, della redenzione). La visione profonda dell’essenza del Sé è acquisita a prezzo di grandi sofferenze che rompono i pregiudizi e gli attaccamenti mondani dell’Ego forzandolo ad un cambiamento di atteggiamento.
A questo proposito è interessante un sogno raccontato da Jung: Jung vede se stesso mentre cammina su una strada in un paesaggio soleggiato; giunge a una piccola cappella lungo la via ed entra: invece della statua della Madonna o di un crocifisso, sull’altare sta una bellissima decorazione di fiori e davanti ad esso siede una yogi, nella posizione del loto, assorto in profonda meditazione; quando lo guardò più da vicino si rese conto che aveva il suo volto. Trasalì preso da profondo sgomento e si svegliò con questa rivelazione: “E’ lui quello che medita me, lui sogna e io sono il sogno quando lui si sarà svegliato io non sarò più esistito”.
In ultimo tutto il mondo è soltanto una proiezione, il mondo fisico e anche l’egoità con i suoi limiti, desideri e discriminazioni non è che una proiezione di una realtà più alta, quindi l’Io fa riferimento ad un Sé che lo ingloba e che lo sogna, è come se l’individuo e il mondo della realtà apparente si potessero inserire nei confini, nei limiti di un sogno proiettato dallo spirito, dal Daimon, dall’angelo… noi, il nostro Io, la nostra, realtà non sono altro che…il sogno dell’angelo

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Written by Eleonora Fani

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