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INTERVISTE IMPOSSIBILI “GIOVANNA D’ARCO”

DAL 
COSMICO AL COSMETICO

GIOVANNA D’ARCO

GUARDA IL VIDEO: https://www.youtube.com/watch?v=lJiEZaiuuW8

INTERVISTATRICE:
Sono felice di presentarvi il nuovo ospite di questa sera.
Diamo il benvenuto al capitano Giovanna d’Arco.
Il capitano entra nella stanza.
Buonasera capitano e benvenuta tra noi! Si accomodi pure. Vedo che ha portato le armi…

GIOVANNA D’ARCO:
Sono diventate parte di me, con esse ho combattuto tutte le mie battaglie, le ho vinte… poi… ho perso tutto, l’onore e anche la vita ma loro sono ancora qui a ricordare ciò che è stato.

INTERVISTATRICE:
Capitano non nego che mi fa un certo effetto vederla qui… Ma posso chiamarla così?

GIOVANNA D’ARCO:
Certamente. È ancora un onore per me!

INTERVISTATRICE:
Capitano, la sua vita è stata di un’intensità straordinaria; prima gli onori e le esaltazioni della vittoria e poi la caduta, la disgrazia… Fu abbandonata, tradita e infine bruciata sul rogo. Un destino che ci lascia sgomenti. Lei certo non meritava un simile trattamento… Io, come di sicuro anche la platea non abbiamo parole…

GIOVANNA D’ARCO:
È vero, è difficile trovare le parole anche per spiegare… Ho visto la mia vita scorrere fuori di me, mi sono vista combattere come un uomo, di più, come un soldato nel nome di Dio e della Francia, ma c’era sempre lei al posto mio eroica, audace, ed io ero lì da parte, la guardavo agire, tremavo e non osavo fiatare né piangere… Ero lì sospesa tra cielo e terra, tra santità e pazzia…

INTERVISTATRICE:
Non credo di capire, mi permetta capitano, lei chi?

GIOVANNA D’ARCO:
La pulzella merde! È di lei che parlo! Io ero ancora una bambina e lei era già lì, lei la sorella gemella mai nata e rimasta chiusa nel mio corpo, sentivo il suo pensiero farsi spazio nella mia testa… Gli altri bambini dicevano che ero disturbata, non hanno mai capito e così mi prendevano in giro perché non potevo giocare con loro. Era lei che non voleva, diceva che avevo una missione importante da compiere, che non potevo perdermi in futili passatempi, che non ero una bambina come le altre… Sì, io non sono mai stata una bambina e neanche una fanciulla così all’inizio quando li incontravo si facevano beffe di me, mi prendevano in giro con scherzi cattivi, anche crudeli; io avevo paura, non sapevo difendermi, così scappavo e mi nascondevo, cercavo angoli, buchi in cui tremante rintanarmi, ma poi arrivava lei… era bellissima, forte e coraggiosa, lei li rincorreva e picchiava come un ragazzo grande. Così smisero, si tenevano lontani da me e, quando mi incontravano mi trattavano con rispettosa diffidenza.

INTERVISTATRICE:
Si dice che lei sentisse delle voci… Era la voce della sua gemella?

GIOVANNA D’ARCO:
No erano voci adulte. La prima voce che sentii era terrificante, tuonava oltre il cielo e rimbombava sotto la terra. Avevo 13 anni, mi sembrava che la testa mi esplodesse in 1000 pezzi. Sono corsa nei campi, gridavo anch’io, chiamavo mia sorella, gridavo più forte che potevo ma non riuscivo a sentirmi, confusa dal frastuono di quelle voci. Poi è arrivata lei e mi ha detto: “Giovanna fatti da parte, prendo io il tuo posto.” Non chiedevo di meglio. Dovevo solo trovarmi una tana, un posto sicuro che mi permettesse di vedere senza essere vista… Quella volta ho vomitato, poi ho perso conoscenza, la temperatura mi è salita alle stelle e sono arrivata fino all’orlo della morte. Ma forse è accaduto l’inverso… Sono stata male, molto male per parecchi giorni, ero come in coma, quasi morta e mentre ero lì sospesa ho sentito quella voce terrificante, poi è avvenuto lo scambio con la mia gemella.

INTERVISTATRICE:
Ricorda capitano cosa diceva quella voce?

GIOVANNA D’ARCO:
Che ero la predestinata, che avrei liberato la Francia dagli inglesi. Parlava di un re senza corona, di un grande esercito trionfante… Io avevo 13 anni e sono analfabeta. Non ho capito molto di ciò che diceva, ricordo solo questo.

INTERVISTATRICE:
E poi, l’ha ancora sentita quella voce?

GIOVANNA D’ARCO:
Sì, altre volte, e poi non fu sempre la stessa voce ma non avevo più paura perché c’era lei al posto mio, la pulzella così la chiamavano. A volte di nascosto la guardavo agire; a volte ci scambiavamo ed era lei che guardava me come un’ombra silenziosa in attesa.

INTERVISTATRICE:
Di chi erano le voci?

GIOVANNA D’ARCO:
Angeli, messaggeri forse… dicevano di essere i signori della luce; poi venne anche San Michele, Santa Caterina e Santa Margherita. Una volta mi hanno rapita… sono salita sulla nave celeste, come il profeta Elia, ricordo solo quella sensazione di pace e luce, c’era tanta luce dorata… lì mi hanno consegnato dei piani di battaglia e hanno anche aumentato le mie potenzialità fisiche. Sì, l’energia la forza muscolare, i riflessi e l’attenzione. Anche la ricettività perché potessi capire meglio le loro disposizioni.

INTERVISTATRICE:
Capitano… Lei… Poi… A constatato dei cambiamenti? Ma dei reali cambiamenti?

GIOVANNA D’ARCO:
Certo… Sì, subito… Era incredibile, non riuscivo a crederlo nemmeno io. Fin da subito la vista fu più acuta, più chiara e l’udito, l’udito poi… Sentivo anche il minimo rumore a grande distanza.

INTERVISTATRICE:
Ma scusi, non era disturbata? Tutti questi rumori nelle sue orecchie… Non creavano una gran confusione?.

GIOVANNA D’ARCO:
No… No, non era così… Dovevo porgere l’orecchio, cioè, prima risvegliavo l’attenzione e poi percepivo i suoni, maggiore è l’attenzione… Più ampia è la gamma dei suoni. Ma la cosa più incredibile era l’agilità; mi sentivo come un gatto, agile, veloce, instancabile.

INTERVISTATRICE:
Mi spieghi meglio… L’hanno rapita dunque… Ma in che modo… Come è successo?

GIOVANNA D’ARCO:
Non ricordo… Solo che prima ero in mezzo al campo dietro casa mia e poi ero con loro. Ma! Forse era insieme… Non saprei dire se prima o dopo…

INTERVISTATRICE:
Ma poi cosa è successo? Ricorda cosa le hanno fatto?

GIOVANNA D’ARCO:
Ho delle sensazioni… Di luce dorata e di pace, quel senso di grande pienezza e poi un’esplosione di energia… E immagini… Era un bagliore accecante, come l’esplosione di una stella. Quell’energia aveva una tale potenza che mi sconvolgeva, era come un orgasmo con il cielo.

INTERVISTATRICE:
Ma, allora, non sa cosa è successo…

GIOVANNA D’ARCO:
Ah… Sì, me l’hanno detto: attraverso la forza della luce hanno agito sulle forze elettromagnetiche al fine di innalzare i miei campi magnetici nella cavità cerebrale su una frequenza mentale superiore, questo per permettermi di sentire le loro istruzioni; quindi hanno agito sulla catena dell’emoglobina con il suo albero filogenetico per favorire un nuovo sistema di equilibrio per mezzo del quale onde ultraviolette singole, in gruppo o nel vuoto, si combinassero per permettere un trasferimento quantico. La combinazione di questi tre tipi di onde a permesso alla vecchia forma organica di attraversare la densità molecolare verso una nuova densità come un sistema olistico, mentre il cambiamento dell’albero filogenetico a permesso un enorme ristrutturazione del sistema circolatorio sanguigno!

INTERVISTATRICE:
Cazzo! È sbalorditivo… Come fa a ricordare tutta questa roba… Ma è difficilissimo!
Al pubblico
Vorrei ricordarvi che il giovane capitano non possiede alcuna scolarizzazione e appartiene ad un’epoca priva di mezzi di informazione…

GIOVANNA D’ARCO:
Io non ricordo! Lo so e basta!

INTERVISTATRICE:
Vabbè… Si dice che lei esercitasse un grande fascino sulla truppa, uomini rudi, avvezzi alla battaglia, uomini duri che pure la seguivano come agnelli… Ma come faceva…

GIOVANNA D’ARCO:
Prima di ogni battaglia incontravo i miei soldati, parlavo loro e li incitavo… Le parole mi venivano chiare, incisive, il tono era di comando… Una volta un compagno mi disse che correva voce che i soldati non riuscissero a vedermi in volto perché accecati da una luce troppo vivida… Forse l’armatura, l’elmo, non so… Io parlavo ma ero come in uno stato ipnotico, sì, mi capitava spesso, fin dall’alba della battaglia, uno stato che mi faceva sentire come invulnerabile… Ma forse l’ipnosi era collettiva perché i miei soldati erano invincibili ed era come se fossero un’estensione del mio corpo. Ricordo nella battaglia di Orleans… I soldati percepivano ordini mai proferiti, se non dal mio pensiero, come se fosse una unica mente ad agire. Questa cosa lasciò tutti sgomenti ed aumentò a dismisura il loro coraggio perché era la certezza che Dio era con loro. Tra maggio e luglio Orleans era liberata. Poi fu la volta di Jargeau, nei pressi di Orleans presa d’assalto; Il 18 giugno il nemico battuto a Patay; il re Carlo fu consacrato a Reims il 17 luglio. Tutto avvenne come doveva avvenire nei tempi stabiliti.

INTERVISTATRICE:
Ma poi cosa accade? Sappiamo che lei fu abbandonata, ferita, e anche venduta per 10.000 scudi… Perché i signori della luce la abbandonarono?

GIOVANNA D’ARCO:
No, non mi abbandonarono mai, ma lasciarono che la storia facesse il suo corso.

INTERVISTATRICE:
Mi sembra però di ricordare che faceva parte del suo programma anche la cacciata degli inglesi…

GIOVANNA D’ARCO:
…Li ho delusi. Non sono stata all’altezza delle loro aspettative.

INTERVISTATRICE:
Ma come, capitano, lei si è battuto come un leone sotto le mura di Parigi ed è stato anche ferito!

GIOVANNA D’ARCO:
Sì, sono stata ferita… Perché avevo perso lo scudo della fede, merde! Ero diventata debole, insicura, non ero più io.

INTERVISTATRICE:
Perché? Che cosa è successo?

GIOVANNA D’ARCO:
Sangue, sangue… Troppo sangue, non riuscivo più a togliermelo di dosso mi si appiccicava nei capelli, tra le dita, l’odore entrava in me ed era come un’esaltazione fluidica, una droga eccitante e tossica.
Dopo ogni battaglia mi aggiravo nel campo pieno di cadaveri, feriti, agonizzanti che invocavano la morte, io li finivo prima per pietà… Poi in me notai farsi strada uno strano piacere dal sapore dolciastro, era come se un angelo vendicatore fosse penetrato in me e mi tenesse in suo potere. Mi vergognavo e insieme godevo di piacere nel liberare lo spirito dei miei nemici dei loro corpi, di liberare la Francia da quei maledetti inglesi profanatori, liberare l’aria da quel puzzo orrendo di morte. La morte, ormai la morte era la mia più assidua compagna… Ma quel sangue, l’ossessione del sangue…
Sapevo che avrei dovuto provare pietà; così piangevo perché non ero abbastanza misericordiosa, piangevo pensando al Cristo sulla croce e al comandamento di non uccidere e già mi sentivo svuotata, priva di ogni forza, come abbandonata. Ma poi era ancora peggio perché mi sentivo troppo debole per la missione affidatami, non avevo la fede sufficiente, e non avere la fede sufficiente era come essere senza fede.
Gli esseri di luce e mi avevano affidato un compito, avevano fatto di me un soldato, mi chiedevano di essere forte e di non dubitare mai della loro giustizia e del mio operato… Ero guidata e come tale agivo per il bene. Ma sempre mi seguiva il pensiero dell’ombra e quel profondo senso del male.
Guardavo la mia gemella giustiziare i nemici. La osservavo nella foga, lorda di sangue e una pena profonda mi avvolgeva, una pena densa e calda colava sul mio corpo… Era il sangue del Cristo, il medesimo sangue dei soldati morti… Caldo, appiccicoso, nauseabondo. E allora urlavo “fermati!” “Guai a te, non è questo che volevamo… Volevamo venisse il regno di Dio sulla terra e non può essere questo il regno di Dio.” “Ma chi sei tu per dire a Dio ciò che è giusto e ciò che non lo è? Chi sei tu per per mettere in dubbio la sua volontà?” “fermati! Dio non può volere questo! Non il dolore e la morte! No! Non Dio” così chiedevo a Cristo perdono. Ho chiesto al Cristo di portare con lui il peso della croce, della sua croce, per le atrocità commesse nel suo nome…
…E Cristo mi ha esaudito. Sì, non furono gli esseri di luce ad abbandonarmi… Ma io che non seppi più credere in loro.

INTERVISTATRICE:
Non fu piuttosto Carlo VII a voltarle le spalle? Perché una tale il riconoscenza? Se lui regnava, in fondo, era solo merito suo…

GIOVANNA D’ARCO:
Perché da quando avevo iniziato a dubitare avevo perso la fiducia in me stessa, e con lei avevo perso anche il carisma che esercitavo sugli altri. E, a quel punto non fui più in grado di tenere sotto controllo l’onda di riflusso che il boato delle mie azioni aveva generato. Il re, che inizialmente aveva creduto in me, diventò sempre più insicuro e diffidente nei miei riguardi, ma mano che crescevano i miei timori. A Parigi fui lasciata sola a combattere contro un grosso contingente nemico. Fui ferita. Anche gli angeli se ne erano andati.

INTERVISTATRICE:
Capitano, lei fece una morte orribile ma gli angeli, i suoi amici angeli non fecero niente per salvarla? Quelle voci non si erano più fatti sentire?

GIOVANNA D’ARCO:
Sì, è vero, è stata atroce, ma il dolore più grande fu il voltafaccia del re e di coloro in cui credevo e mi fidavo… ma non mi riferisco agli esseri di luce… fui tradita da coloro che più amavo, venduta per 10.000 scudi, processata dall’inquisizione e giustiziata sul rogo. Cristo mi aveva esaudito, portavo la croce con lui. Lui, come me era stato tradito con un bacio, venduto per sette denari, processato dai farisei e condannato.
No, gli angeli non mi abbandonarono, gli angeli vennero da me e nel cielo ci furono segni inequivocabili di grande potenza. Era un’alba dorata profumata di primavera quando fui condotta nella piazza di Rouen la folla era immensa, al centro si ergeva un enorme pira… Non so cosa avvenne perché loro mi risparmiarono l’agonia di quel terribile martirio. Quando i cieli e la terra si toccano il ricordo si confonde ed è come entrare in un sogno, in una visione onirica. So di essere salita in cima ad un cumulo molto alto… Ero stanca, molto stanca. Fui fissata ad un fermo con delle corde. Ricordo la folla che gridava il mio nome; alcuni piangevano e facevano il segno della croce, altri mi ingiuriavano e mi chiamavano strega! Io dall’alto li vedevo lontani ed erano come l’onda di un mare in tempesta. Poi il cielo divenne nero e si alzò un vento spaventoso che scompigliò le fascine ammassate per il rogo. Il vento era troppo… Tanto che non riuscirono ad accendere la fiamma. Un tornado spaventoso disperse persone e cose, una corrente che porta via tutto, me compresa.

INTERVISTATRICE:
Forse non ho capito, si spiegami meglio, l’esecuzione non avvenne?

GIOVANNA D’ARCO:
Mi rivedo dritta, stretta ad un palo, sulla pire, alta come l’altura del Golgota, guardavo quella folla in delirio, con il cuore pieno di dolore, sconsolato e urlante. “Grazie Gesù, hai esaudito la mia preghiera… Fa che io non porti odio, che l’orgoglio venga meno e la mia sofferenza ti sia offerta con cuore puro.” A poco a poco l’aria si oscurò, l’ammorbava una luce sempre più vivida. Ricordo che vidi oscillare il disco del sole come un palpitante globo di sangue mosso dall’ira. Sì rapprese l’arco nero della notte e scese pesante come un tetto di pietra nel silenzio gravido di sventura. Poi, più nulla. La folla, il vento, gli uccelli dell’aria… Nulla, ero sospesa come in una bolla di vuoto uscita dallo spazio tempo; infine tuoni come le trombe dell’apocalisse risuonarono profondi dalle tenebre sovrastanti… E l’eccesso del dolore partorì l’immenso. Il vuoto si contrasse su di me, si squarciò il cielo sull’abisso e comparve un’immensa colonna di fuoco, come serpente di fiamma si snodava perdendosi lontano negli spazi più profondi. Fuochi ruggenti cavalcavano l’aria; crepitando nel vuoto cadevano rovinosi sulla folla tremante e inorridita che tra lacrime e grida, si ammucchiava e si riversava da una parte e dall’altra in onde procellose. Infine si spalancarono i cieli e si rovesciarono fiumi d’acqua e di fiamma, rabbiosi e fumanti, furibondi nel turbine del vento che scomponeva le fascine della pira.
Quel giorno cade il cielo nella terra, precipitoso, pesante, cade in basso, tempo su tempo, notte su notte. Rise allora l’eccesso del dolore, rise perché contratto su se stesso il dolore non si riconosceva… Sì, non ci fu dolore ma solo gioia e bellezza, non sentivo il mio corpo bruciare così persa in quell’immagine di infinito danzante in splendide rivoluzioni, persa dietro quelle ombre di luce solcanti i venti come guerrieri allineati in armature sfavillanti.
Non attraversai sola l’arcobaleno della morte… C’era la mia gemella. Io e lei finalmente riunite, io e lei accolte in loro, perché c’erano loro… Gli angeli… Io lei, gli angeli e la Francia, tutta la Francia, la mia Francia. Tutti noi siamo lo spirito della Francia, unità indissolubile nel corpo di Dio.

INTERVISTATRICE:
Il capitano ci ha fatto vivere la sua esperienza estremamente intensa e tragica… solo un raccoglimento silenzioso può testimoniare la nostra emozione. Salutiamo il capitano.

Acquario di Kevin MacLeod
Link: https://incompetech.filmmusic.io/song/5738-aquarium
Licenza: http://creativecommons.org/licenses/by/4.0/

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Written by Eleonora Fani

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