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La propaganda politica e militare, invenzione napoleonica

Sino alla Rivoluzione Francese i monarchi assoluti non avevano bisogno di effettuare propaganda politica in quanto, proprio, il loro governo era assoluto. Un tempo avevano solamente consiglieri, da loro prescelti, che poi divennero ministri, sempre dal monarca nominati e scacciati a piacimento. Questi ministri rispondevano solamente al Re ed era il Re che emanava editti proposti dai ministri. In Austria, l’Impero Asburgico, addirittura il governo era chiamato “gabinetto segreto”, non solo perché nessuno poteva sapere, se non l’Imperatore, di cosa si discuteva, ma anche ministri e consiglieri potevano essere non conosciuti persino dalla medesima corte. Poi in Inghilterra fu creato il parlamento, il secondo in Europa dopo quello di Palermo composto dai Baroni siciliani. Ma quello inglese era elettivo ed aveva un compito di controllo, verifica e suggerimento ai ministri.

Poi giunse la bufera della Rivoluzione Francese che cambiò il mondo per sempre. Ma a causa dei suoi eccessi la Massoneria francese vi pose termine, dopo averla organizzata e promossa, in quanto non la controllava più. Il 18 termidoro il Gran Maestro francese, Giuseppe Bonaparte, fratello maggiore di Napoleone, fece eseguire il colpo di stato che da un lato pose fine alla parlamentarizzazione delle decisioni, in mano agli estremisti, e dall’altro mise a capo dello stato il fratello Napoleone assieme ad altri due consoli, poi accantonati. Da Primo Console Napoleone, consolidato il potere, si nominò Imperatore dei Francesi, non Imperatore di Francia, per sottolineare la differenza dai monarchi assolutisti che governavano ancora l’Europa.

Il mondo stava cambiando velocemente e Napoleone aveva bisogno di un controllo totale della nazione. Certamente non gli bastava l’appoggio incondizionato della Massoneria, che gli fornì i più fedeli collaboratori: da Murat ai vari Generali che Napoleone trasformò in Marescialli dell’Impero. Ma la Massoneria era una organizzazione elitaria. Il popolo minuto non ne faceva parte, anzi, sovente nemmeno la conosceva. Occorreva quindi da un lato controllare il popolo e dall’altro la burocrazia e l’esercito.

Per prima cosa le varie Logge sparse per la Francia proposero ed in massima parte fecero eleggere i Mairie (sindaci) prescelti fra le loro fila. Ministri e alti burocrati erano fedeli Massoni. Ma non bastava. Il popolo come lo si guidava? O meglio controllava? Napoleone trasformò le milizie cittadine e la Guardia Nazionale come un’appendice dell’esercito. Venne a costituire la riserva che doveva controllare la Francia mentre lui e il suo esercito marciavano in tutta Europa a cercare gloria sui campi di battaglia contro i “tiranni”. Come comandanti provinciali, colonnelli, dei nuovi reggimenti della Guardia Nazionale furono posti vecchi ufficiali fedeli repubblicani ora Bonapartisti oppure giovani ufficiali che dovevano fare esperienza. Tutti istruiti alla Scuola Superiore “Ecole Militaire de Saint-Cyr” di Parigi. Nella quale i giovani erano indotti ad entrare in Massoneria. Così come nella scuola di Artiglieria.

A questo punto l’esercito era controllato e la burocrazia pure. Vi era la questione del popolo, diviso in fazioni quali: Repubblicani rivoluzionari legati alle idee giacobine, Repubblicani moderati, i Girondini, che però presto si convertirono al Bonapartismo. I Cattolici che fomentati dalla Chiesa tanti problemi avevano creato negli anni passati. Ma con il patto imposto al Papa, e con la Chiesa controllata tramite l’approvazione ministeriale della nomina dei Vescovi ed il gradimento per la nomina a Parroco del piccolo clero, solo dopo giuramento di fedeltà alla Francia, anche questa fazione era ormai tranquilla. Poi vi erano i Bonapartisti, ossia coloro che volevano grande la Francia e seguivano Napoleone come un Messia. Sovente si trattava di contadini liberati dalla Servitù della Gleba e a cui erano state assegnate terre della Chiesa o dei nobili fedeli ai Borboni e fuggiti all’estero. Infine vi erano i Monarchici fedeli ai Borboni. I più infidi. Che tentarono più di una volta di assassinare Napoleone. Erano pochi ma avrebbero potuto rinsaldare l’alleanza con i Cattolici se il controllo sulla Chiesa non fosse stato Ferreo.

Per prima cosa Napoleone rafforzò il corpo di Polizia ed istituì la Polizia Segreta e la Polizia Politica. A capo fu posto Joseph Fouché, un vecchio Girondino ora fedele di Napoleone. Questi eseguì alla perfezione i compiti assegnati da Napoleone, reclutando spie da sguinzagliare ovunque e rinforzando le fila dalla Polizia con i Giacobini più arrabbiati, cosicché costoro, ben pagati ed inseriti nel “sistema” da avversari divennero fedeli alleati. Il Fouché si spinse oltre predisponendo un piano per mettere sul trono imperiale Gioacchino Murat, divenuto cognato di Napoleone, nel caso l’Imperatore fosse morto su qualche campo di battaglia. Alla notizia di tale piano Napoleone subito esplose in uno dei suoi eccessi d’ira, poi ne comprese l’importanza e lo firmò. Quindi il Fouché era preoccupato perché Giuseppina, la prima moglie di Napoleone, non riusciva a dargli un figlio. Organizzò e predispose incontri con alcune prescelte giovani donne affinché si assicurasse una discendenza al trono. Cosicché Napoleone nel 1806 divenne padre di Carlo Conte di Léon figlio di Eleonora Denuelle, e nel 1810 di Alessandro Floriano Giuseppe Conte Colonna-Walewski figlio di Maria Laczynska di cui Napoleone se ne innamorò sinceramente. Quindi il Fouché fu uno dei fautori del secondo matrimonio di Napoleone, ma questa è un’altra storia.

Mentre la Polizia Politica arrestava gli oppositori e gli eserciti francesi marciavano vittoriosi per tutta Europa, rimaneva il problema di “educare” il popolo. Ed ecco l’idea geniale. Non si poteva fare come nell’antica Roma ove venivano sguinzagliati per l’Urbe appositi agitatori che diffondevano le notizie care all’Imperatore, occorreva trovare qualcosa di nuovo e questo qualcosa fu un giornale ufficiale. Un giornale che riportasse solamente quanto voluto dal Governo, e quindi da Napoleone, con la dovuta enfasi e con il dovuto controllo delle informazioni fornite. Non quindi un qualunque giornale edito da un Club politico o letterario senza controllo. Vero, era stata istituita la censura ed erano più le volte che le copie del giornale finivano al macero invece che fra le mani dei lettori. Ma non era sufficiente fermare le idee o le notizie che non piacevano, occorreva fornire la visione governativa.

Fu quindi acquisito un quotidiano parigino, la “Gazette Nationale”, e divenne l’organo ufficiale governativo con l’aggiunta del sottotitolo “Le Moniteur Universelle”; che nel 1811 divenne il titolo del giornale. Non venivano solo riportate le notizie accuratamente piegate alla visione governativa, ma anche articoli di fondo ove si ammonivano (da Moniteur) avversari e nemici. Quando un oppositore leggeva il proprio nome sul Moniteur capiva che aveva la Polizia Politica alle calcagna e che presto sarebbe stato arrestato e processato. Inoltre il Moniteur pubblicava i proclami imperiali e li commentava con enfasi insuperabile. Il Moniteur arrivò a pubblicare le leggi, come oggi la nostra Gazzetta Ufficiale.

Il popolo trovava così una fonte certa su cui leggere la volontà e le idee Bonapartiste. Ma non bastava. Occorreva anche fornire all’immenso esercito, sparso per tutta Europa, una medesima fonte dedicata alle questioni militari. Ecco quindi nascere i Bollettini di Guerra, appositamente numerati, che venivano distribuiti a tutto l’esercito in qualunque angolo d’Europa fossero dislocati. Questi bollettini divennero una fonte imprescindibile per gli storici per i movimenti delle truppe e per lo svolgimento degli scontri. Molto meno per l’attendibilità delle cifre riportate. Uno scontro equilibrato diventava una grande vittoria. I morti ed i prigionieri nemici venivano aumentati anche a dismisura, i propri puntualmente ridotti. Cannoni e cavalli catturati diventavano schiere mentre quelli persi erano unità. Le sconfitte non esistevano ma solo “ritirate strategiche” e sovente solo perché Napoleone non era presente allo scontro. Una piccola vittoria diventava una vittoria travolgente.

Il popolo e l’esercito non erano abituati a pensare che venissero propagandate menzogne e quindi vi credeva ciecamente, e l’aurea di invincibilità di Napoleone cresceva. E resistette fra i francesi ben oltre la sua sconfitta definitiva. L’immagine eroica di Napoleone si perpetuò negli anni sino a permettere al nipote di ascendere al trono come Napoleone III. La propaganda era stata inventata e tutte le nazioni impararono ben presto ad utilizzala con profitto. Ma già con l’arrivo delle truppe francesi in Italia, immediatamente furono mandati alle stampe degli emuli del Moniteur quali: “Giornale degli amici della Libertà e dell’Uguaglianza” a Milano, il “Monitore Italiano” sempre a Milano, il “Monitore bolognese”, il “Giornale repubblicano di pubblica istruzione” di Modena e il “Giornale democratico” di Brescia.

Il Moniteur Universel
Bollettino di Guerra nr 22delnovembre 1805, in italiano per le truppe del Regno d’Italia e del Regno di Napoli

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