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Le stele del sacrificio

La stele dei sette serpenti

La famosa stele di Aparicio che ritrae una figura umana con sette serpenti che escono dalla testa fa parte di un ampio set di stele conservate in diversi musei del mondo, e anche se sembra sempre la stessa rappresentazione, presentano differenze che potrebbero essere sostanziali al fine dello scopo della stessa. La stele è stata interpretata come il rituale del sacrificio umano legato al gioco della palla, per via dei sette serpenti che rappresentano il sangue sgorgare dal collo della vittima sacrificale. Questi stele sono state trovate in maggioranza presso il campo del gioco della palla della città Aparicio, sito archeologico della cultura di Veracruz (700-900 d.C.), le quali prendono il nome, ai bordi del campo del “juego de la pelota“, il gioco della palla.

In tutte e cinque le stele già trovate finora il soggetto è sempre un giocatore seduto su di un palco, o sgabello, con un braccio proteso e sempre i sette serpenti annodati che escono dal collo. Che si tratta di un giocatore di pelota non c’è dubbio, per via dell’abbigliamento con cinture e protezioni da giocatore, e perché le stesse rappresentazioni si trovano anche su campi da gioco Maya di “El Tajin” (850-1100 d.C.), e a Chichèn Itzà (900-1200 d.C.) che loro chiamavano con il nome di “Ollamaliztli”.

Mentre continua la diatriba se il sacrificato fosse il vincitore o il perdente, il significato si pensa rappresenti un’offerta agli dei per via dei sette serpenti che sgorgano ad annaffiare la terra con il sangue, nella mitologia azteca” Chicomecōātl” era la dea del raccolto, dell’agricoltura, dell’abbondanza e del nutrimento, e il suo nome significa proprio “sette serpenti”.

Fino ad oggi si è pensato che lo scopo di queste stele fosse quello di segnare i quattro angoli del campo da gioco, come le odierne bandiere del calcio d’angolo, ma ho scoperto un dettaglio che forse può far luce sul loro utilizzo nei pressi del campo da gioco. Si sono trovati diversi marcatori di campo, come questi nelle foto sotto trovati nel sito archeologico di Plazuelas, nello stato messicano di Guanajuato, che rappresentano i quattro elementi della terra.

Forse questi marcatori erano più che semplici abbellimenti architettonici? Come le stele con il sacrificio del decapitato erano molto più che semplici bandierine da calcio d’angolo. Ogni stele presenta piccole differenze, ma sostanziali. Ad alcune cambia la trama delle vesti, qualche fibbia spostata più in basso o in alto, ma la vera caratteristica è il numero delle freccette, o non so cosa siano, dietro il braccio proteso. Ora vedremo tutte le varianti, ma a mio avviso mai in nessun caso è una svista o un semplice ornamento, e vedremo perché.

La prima che vediamo è forse la più famosa e conosciuta, è la stele di Aparicio conservata al The Anthropology Museum of Xalapa, e come vediamo evidenziato con un cerchio ha cinque frecce, o quel che siano.

Stele di Aparicio

Poi troviamo due stele con sei frecce, molto simili tra loro ma se si osserva molto attentamente si possono scorgere molti dettagli diversi. La stele a sinistra è la stele di “Leiden”, conservata al The Royal Museum of Ethnology, di Leiden, Paesi bassi. A destra un altra stele di Aparicio ma conservata al National Museum of Mexico City.

Ora l’unica trovata con otto frecce, oggi conservata al Museo National de Antropologia, Inah, di Città del Messico. Senza far caso a questo dettaglio sembrano tutte fotocopie, le differenze tra loro sono minime.

E per finire un unicum nel suo genere, anche essa conservata al Museo Naticional de Antropologia di Città del Messico. Qua non ci sono frecce e non si notano altri dettagli in comune, la figura è in piedi e non seduta, e i serpenti sono molto più corti e annodati.

Come si può vedere questa stele è completamente diversa, il suo scopo o posizionamento di sicuro dovevano essere diversi. Si può dedurre quindi che forse, ed è solo un’ipotesi, erano statue doppie, poste ai due lati lunghi del campo, e con una funzione ben precisa, poteva essere la postazione di un difensore o quella di un attaccante, difficile ancora trovargli il suo effettivo scopo, ma con questo dettaglio penso che si possa escludere una volta per tutte la sua unica funzione di rappresentare un rito, mentre appare più ovvia una sua funzione attiva nel Juego de la Pelota.

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Written by Luca Zampi

Appassionato da sempre dalle antiche civiltà del nostro passato, oggi in cerca di prove su una possibile origine comune, una civiltà globale che ha lasciato traccia di sé attraverso costruzioni megalitiche, reperti antichi con le stesse lavorazioni dei materiali, miti e leggende varie. Una visione alternativa della nostra storia attraverso l'analisi dei fatti , documenti e comparazioni fotografiche in grado di far luce ai tanti tabù e misteri che circondano queste antiche civiltà sparse per il mondo.

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