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L’apoteosi del politicamente corretto

Emanuel Cleaver
Emanuel Cleaver

Il “politicamente corretto” è una malattia sociale che è nata in sordina e, non essendo stata immediatamente estirpata, ha preso il sopravvento e oggi, come una vera pandemia condiziona le nostre vite. Si iniziò tanti anni fa quando andando a scuola venni a sapere che Dante, così si chiamava, che fino all’anno scolastico precedente svolgeva la funzione di bidello, da quell’anno era divenuto un Operatore Scolastico. Svolgeva esattamente le medesime funzioni: suonava la campanella, accompagnava in segreteria i ritardatari affinché si giustificassero e via discorrendo. Scoprii che anche il cantoniere che teneva pulite le strade era divenuto un Operatore Ecologico. Da quel giorno fu un diluvio. Scomparvero i ciechi, gli storpi, i vecchi… tutto il mondo cambiava in nome di quel politicamente corretto. I termini utilizzati per secoli era diventati immediatamente e definitivamente degli insulti, non solo riprovevoli ma anche punibili.

Sono passati tanti anni ed ormai il nostro linguaggio è cambiato al punto che avremmo difficoltà a tornare indietro. Ma ieri negli Stati Uniti si è raggiunta l’apoteosi del politicamente corretto. Un Deputato della Camera degli Stati Uniti, evidentemente un “diversamente sapiente” ma sicuramente un esegeta del politicamente corretto, un gran sacerdote dei diritti umani e dell’uguaglianza delle donne, non volendo sfigurare ha confezionato una gag che a buon diritto rimarrà nella memoria civile per decenni. Cos’é accaduto? Vediamo.

Il deputato DEM e pastore della Chiesa Metodista, tale Emmanuel Cleaver, non di un gruppo minoritario senza seminari, ha recitato la preghiera per l’apertura dei lavori del 117° Congresso degli Stati Uniti. Fin qui tutto normale. Gli statunitensi hanno questa prerogativa, di essere legati alle tradizioni importate nella “nuova terra promessa” dai Padri Pellegrini, e quindi si recita una preghiera, nel nostro caso, all’apertura del Congresso. Tutto bene. Cosa ha recitato? Non lo sappiamo, ma poiché nel congresso sono presenti: Cattolici, Ortodossi, Luterani, Anglicani, Metodisti, Mormoni… ma anche Ebrei, Musulmani e atei, si sarà limitato ad una litania generica sul tipo: “Dio ci guidi e ci protegga nel nostro lavoro etc etc”. E qui succede l’irreparabile consegnando il reverendo Emmanuel Cleaver alla storia. Con enfasi e sottolineando l’affermazione come fosse stato il Presidente Washinton nella dichiarazione di indipendenza, il nostro Deputato politicamente coretto dichiara con voce ferma e alta: “A-men and a-woman” e quindi si guarda attorno cercando cenni di approvazione. Invece succede il finimondo. Chi rideva sino alle lacrime, chi urlava, chi lo mandava via, chi chiedeva perdono a Dio per quanto sentito.

Naturalmente in italiano l’involontaria gag non rende particolarmente, ma vediamo i particolari ed il retroscena. Il Reverendo, essendo un “Diversamente Conoscente” della Bibbia, riteneva che Amen fosse riferito ad un essere umano di genere maschile (Man = uomo in inglese), e la sua fervida fantasia favorita dal sacro fuoco del politicamente corretto intuisce che occorre riequilibrare la questione ed inserire un riferimento anche alle donne. Quindi decide di accompagnare l’Amen con un neologismo terrificante: awoman (woman = donna in inglese). Scatenando l’inverosimile fra chi ha frequentato almeno qualche lezione di Catechismo.

Perché? Sappiamo, così ci viene detto, che il termine Amen in ebraico significa “così sia”. Non è vero. Il termine semitico HMN (ebraico Amen, arabo Amin) significa “certamente”. E non è un termine utilizzato né nelle preghiere ebraiche né in quelle islamiche. Allora come è finita come conclusione delle preghiere cristiane? Nel sincretismo imposto dall’Imperatore Costantino, ne Concilio di Nicea, vi fu una buona fetta di teologia che fu importata dall’Egitto: la figura della madre di Dio-bambino che viene al mondo ogni anno per la salvezza del suo popolo. Che poi muore e risorge. Inoltre ne 325 la più importante comunità di sacerdoti che, su imposizione di Costantino, entrarono a far parte della nascente Chiesa Cattolica, furono proprio i sacerdoti egizi, i quali portarono in eredità l’abitudine di terminare le preghiere con l’invocazione al Dio Amon, che come invocazione al termine dell’orazione diviene Amen. Quindi sono 1700 anni che i Cristiani terminano le loro preghiere invocando una divinità che nella quasi totalità dei casi non conoscono.

Ma ora abbiamo un reverendo politicamente corretto che ci ha messo la pezza, associando Amon ad una figura retorica non esistente: A-donna. Sperando che la fervida fantasia del Reverendo non decida di creare la Trinità inserendo anche A-LGBT.

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