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L’assassinio di Re Umberto

Assassinio Re Umberto
Assassinio Re Umberto

Tutti ci ricordiamo che il 29 luglio del 1900, a Monza, l’Anarchico Gaetano Bresci sparò ed uccise il Re d’Italia Umberto. La questione venne velocemente chiusa come un attentato da parte di un Anarchico, il Bresci appunto, che volle “uccidere il tiranno” nell’ottica anarchica secondo la quale non vi dovevano essere uomini al di sopra del popolo, in quanto il popolo doveva essere uno, senza confini né differenze, e che tutti i monarchi, in quanto esponenti di una gerarchia che, secondo il pensiero anarchico, non doveva esistere, anzi doveva essere spazzata via.

L’assassinio secondo un’immagine dell’epoca

Re Umberto era già scampato da due attentati, il primo nel 1878 ed il secondo pochi anni prima, nel 1897. Sempre ad opera di Anarchici.

Nell’interrogatorio susseguito all’immediato arresto, il Bresci dichiarava che voleva, con il suo gesto, vendicare la violenta repressione avvenuta a Milano nel 1898; quando il Governo presieduto da Antonio Starabba di Rudinì diede pieni poteri al Generale Fiorenzo Bava Beccaris, il quale represse le manifestazioni di piazza per l’aumento del prezzo del pane, con una violenza non minore di quella avvenuta a Torino nel 1860 per opporsi allo spostamento della capitale da Torino a Firenze. A Milano rimasero sul selciato 81 morti e vi furono almeno 450 feriti. La città lombarda, militarizzata con un corpo di Bersaglieri di 15.000 uomini trasformò le vie cittadine in un vero campo di battaglia. Ripristinato l’ordine il Generale Bava Beccaris fu insignito di medaglia al valore. E, dalle dichiarazioni spontanee del Bresci, fu proprio questo riconoscimento ad indurlo a vendicare i martiri compiendo il regicidio.

La salma del Re appena ricomposta dopo l’omicidio

Le cose furono veramente così semplici o vi erano altre motivazioni, altre menti che guidarono la mano di Bresci? Per comprendere ciò occorre analizzare alcuni punti e poi verificare la situazione economico-politica europea dell’epoca in cui avvenne il regicidio.

Bresci era nato a Prato in Toscana nel 1869. Ben presto aderì alle idee Anarchiche e, come molti italiani dell’epoca, partecipò a manifestazioni e sommosse. Nel 1894 fu condannato a 2 anni di “domicilio coatto” (confino) da scontare nell’isola di Lampedusa. Liberato, emigrò negli USA e si stabilì nel New Jersey, quindi non lontano da New York, capitale del movimento Repubblicano italiano e ambiente ove gli Anarchici di origine italiana era alquanto numerosi. Il 27 febbraio 1900, quindi 3 anni dopo i tragici eventi di Milano, acquistò una rivoltella Harrington & Richardson calibro 38 che, se da un lato è sicuramente letale per l’uomo, è di difficile utilizzo per un inesperto all’uso delle armi. In quanto la violenta spinta data dall’esplosione della cartuccia e la lunga canna che crea un forte “rinculo”, la rendono poco precisa se non in mani esperte. Pertanto dobbiamo ritenere che il Bresci si allenò per un discreto periodo di tempo per saperla utilizzare adeguatamente.

Re Vittorio Emanuele III al cospetto della salma del padre Umberto

I dubbi aumentano quando si prende in considerazione il fatto che il Bresci rimase in carcere dal 1894 al 1896. Quindi, con poco denaro riuscì ad espatriare negli USA e lì vi lavorò come operaio. Mestiere certamente meglio pagato che in Europa, ma non tanto da permettergli di pagarsi un nuovo viaggio su una nave a vapore per rientrare in Italia nel 1900. Ben lo sanno i molteplici emigrati italiani di quei tempi, che conosciute le difficoltà di vita negli USA ben volentieri avrebbero abbandonato il cosiddetto “sogno americano” e sarebbero rientrati in Italia, ma il proibitivo costo del viaggio di ritorno li teneva relegati in quelle terre oltreoceaniche. Invece il Bresci, pur facendo un modesto lavoro, dopo solo 4 anni di lavoro era in grado di pagarsi il viaggio di ritorno e di abbandonare il lavoro negli USA.

Harrington & Richardson modello “Massachusetts” a cinque colpi, calibro .38 S&W come quella utilizzata dal Bresci

Il Bresci si imbarcò a New York il 17 maggio e sbarcò a Le Havre, in Francia. Era in compagnia di due altre persone: un italiano di Prato e un austriaco di Trento. Ricordiamo che nel 1900 Trento era ancora provincia austriaca. I tre amici si recarono a Parigi e “visitarono” l’Esposizione Mondiale di Parigi. Quindi tornò in provincia di Prato, nel paese natale ove rimase sino al 18 luglio. Successivamente, il 18 luglio si recò a Bologna, il 21 luglio a Piacenza, infine raggiunse il 24 luglio Milano. Qui affittò una camera in una pensione. Il 27 luglio si recò a Monza ove affittò un’altra camera presso una pensione locale. Qui iniziò a perlustrare l’area della Villa Reale di Monza ed informandosi sugli spostamenti che avrebbe compiuto la famiglia reale.

Il Re era in visita a Monza e la sua permanenza presso la splendida Villa Reale non era certo prevista per un lungo periodo. Anche gli impegni non erano certamente quelli ufficiali che normalmente compiva a Roma. Il 29 luglio ebbe un impegno minore, andando a far visita alla Società di Ginnastica Forti e Liberi. Al suo rientro alla villa vi era una piccola folla di curiosi che rallentò il percorso della carrozza aperta (berlina). Il Bresci era appostato ed esplose 4 colpi e ben 3 andarono a segno. Il 5 colpo rimase inesploso nella rivoltella. Il Re fu colpito sia al volto che alla gola. Spirò poco dopo fra le braccia di un Marchese suo accompagnatore. Agli spari seguì una breve colluttazione ed un Regio Carabiniere, coadiuvato da un Pompiere, riuscirono ad arrestare il Bresci.

Il 29 agosto 1900 si aprì il processo al Bresci. Alle ore 18 del medesimo giorno il processo era terminato ed il Bresci venne, incredibilmente, condannato all’ergastolo e non alla pena di morte. Venne rinchiuso nel carcere di Ventotene, in isolamento. Il 22 maggio 1901 venne trovato impiccato in cella. Immediate le voci secondo le quali il Bresci fu dapprima pestato dalle Guardie Carcerarie e quindi, da queste, impiccato.

A questo punto dobbiamo chiederci: è tutto così semplice? E’ veramente accaduto come ci è stato raccontato? Prendiamo esempio dalla massima del Giudice Borsellino: “seguire i soldi” e l’altra antica massima “cui prodest”, ossia: “a chi conviene”, nel senso di chi ne trae vantaggio.

Denaro: Il problema è chiaro. Già difficilmente un operario, senza l’aiuto dei famigliari, sarebbe potuto emigrare negli USA subito dopo 2 anni di carcerazione. Questi va negli USA, vi lavora pochissimo tempo e dopo meno di 4 anni, non solo è in grado di ripagarsi il viaggio di ritorno ma addirittura andare a Le Havre, e non a Genova o Napoli, come sarebbe stato logico. Da qui andare a Parigi, fare visita all’Esposizione Mondiale. Tornare in treno fino alla Toscana. Quindi andare in Emilia, poi in Lombardia, soggiornare in pensioni ed infine compiere l’attentato.

Troppo semplice pensare che vi sia stato qualcuno ad armare la mano del Bresci e mandarlo a sparare a Re Umberto. Chiariamo la situazione. Chi potrebbe essere stato? Il movimento Anarchico, dirà subito il lettore. Possibile. Ma poco plausibile. Perché? Perché erano passati anni dalla repressione di Milano e la vendetta la fai a caldo o non ha l’effetto desiderato sulla popolazione. Con tutti gli anarco-insurrezionalisti italiani perché andare ad armare la mano ad un anarchico residente negli USA? Che senso ha farlo sbarcare in Francia e farlo passare per Parigi? Con quali soldi si manteneva e pagava viaggi in treno e pensioni? Chi erano i due suoi compagni di viaggio? Che fine hanno fatto costoro? Troppe domande senza risposta. Vediamo ora a chi conveniva che Re Umberto morisse.

Innanzi tutto l’ordine di reprimere le proteste di Milano fu emesso da Antonio Starabba di Rudinì e la repressione fu eseguita da Fiorenzo Bava Beccaris. Perché non esprimere la propria rabbia e vendetta su di loro ma sul Re d’Italia? Sicuramente Rudinì sarebbe stato un bersaglio facile. Il Marchese di Rudinì abitava a Roma, non si era ritirato dalla politica, era anziano (morì nel 1908); sarebbe stato un buon bersaglio, facile da colpire. Bava Beccaris era ormai in pensione sarebbe stato un ancor più facile bersaglio. Perché allora colpire Re Umberto?

Politica estera. Nel 1882, su espressa volontà di Re Umberto, venne firmata la Triplice Alleanza. Una inedita alleanza fra Germania, Austria e Italia. L’Alleanza stupì le capitali europee in quanto Londra e Parigi si aspettavano una forma di riconoscenza per quanto fatto per l’unificazione d’Italia. Solo per ricordare: la 2° guerra d’Indipendenza è ricordata in Europa come guerra Franco-Austriaca. La conquista del regno Borbonico delle Due Sicilie poté avvenire solamente grazie ai soldi, alle navi, ai mercenari ed ai buoni uffici di Londra. Quindi Francia e Inghilterra ritenevano l’Italia quantomeno una traditrice.

La Triplice Alleanza fu voluta proprio dall’Italia a seguito dell’occupazione della Tunisia da parte della Francia (1881). In quanto l’Italia riteneva la Tunisia una sorta di quarta sponda del Mediterraneo (la conquista della Libia del 1911/12 era ancora di là da venire). Poi vi era la questione dell’Eritrea e dell’Abissinia. Quindi vi era la questione coloniale. All’epoca l’Inghilterra dominava il mondo. L’Italia aveva mire non solo sull’intera Eritrea ma anche sull’Abissinia (Etiopia) e parte del sud del Sudan. Ma queste terre erano da tempo nel mirino inglese. Il Sultanato d’Egitto-Sudan era da tempo sotto protettorato inglese e la corona britannica non voleva farsi sfuggire la preda.

Cartolina italiana con Re Umberto, il Kaiser Guglielmo di Germania e il Kaiser Francesco-Giuseppe d’Austria-Ungheria.

La questione precipitò quando l’Italia, proprio con Rudinì, chiese un prestito alla banca Rothschild nel 1881 per finanziare il debito italiano e la colonizzazione del Corno d’Africa. la Banca Rothschild rifiutò il finanziamento. L’Italia si sentì isolata e quindi si rivolse alla Germania Guglielmina (Kaiser Guglielmo). Il grande Primo Ministro Otto von Bismark colse la palla al balzo e indirizzò le banche germaniche, con i forzieri pieni, grazie alla ormai avvenuta industrializzazione, all’Italia. Banche e assicurazioni tedesche aprono filiali nel Triangolo Industriale (Milano-Torino-Genova) finanziando industrie e commerci.

E’ ovvio che Londra e Parigi iniziarono ad agitarsi. La prima sentendosi tradita per la seconda volta. La prima fu al momento della proclamazione del Regno d’Italia che secondo gli accordi fatti da Cavour e Napoleone III doveva essere divisa in 3 regni: Italia al nord sotto i Savoya, Centro sotto controllo francese (con magari il papato nuovamente a Digione) e Sud sotto gli eredi di Murat, quindi sotto controllo francese.

La prima mossa di Parigi e Londra fu quella di attirare la Russia Zarista dalla loro parte. Ci riuscirono, e la Russia lasciò l’alleanza con gli Imperi Centrali che durava da metà 1700. Quindi, non possiamo far altro che pensare, iniziarono a progettare una valida (per loro) successione a Re Umberto. Ben sapevano, Londra e Parigi, che i Savoya erano infidi, in effetti nel 1870 erano riusciti, tramite abili manovre all’interno delle Cortes (senato spagnolo), a far eleggere Amedeo di Savoya, fratello di Re Umberto, come Re di Spagna, ricoprendo il trono vacante. Le aizzate rivolte repubblicane e anti-Savoya spagnole portarono nel 1873 alla abdicazione di Amedeo. Ma ciò significava che non ci si poteva fidare dei Savoya. E Re Umberto non era come suo fratello Amedeo. Lui era uomo vigoroso e tutto d’un pezzo. Attendere che morisse e confidare in suo figlio Vittorio Emanuele (futuro Vittorio Emanuele III), era un azzardo. La Germania nel frattempo avrebbe potuto affondare le sue radici troppo profondamente nel tessuto bancario-assicurativo-industriale italiano. A questo punto è lecito pensare che la mano che ha armato Bresci possa essere stata franco-inglese, magari con la compiacenza dei potentati economici statunitensi.

E’ logico tutto ciò? Si è logico. Perché come abbiamo detto, se mai il Bresci voleva vendicare i morti di Milano avrebbe sparato a Rudinì o a Bava Beccaris. Cosa che non ha fatto. Che non si ha idea dove Bresci abbia reperito i denari per i suoi viaggi. Chi fossero i suoi accompagnatori. Cosa fosse andato a fare a Parigi….

Poi vi è ancora un altro particolare non secondario. Se si vuole eliminare una casata ritenuta tirannica non si elimina il monarca, in quanto il primogenito diventa immediatamente il successore. Esattamente come avvenne con Umberto e Vittorio Emanuele III. E allora come si fa ad eliminare una dinastia e gettare nel caos una nazione? Esattamente come avvenne con l’Impero d’Austria-Ungheria.

Cosa avvenne a Francesco Giuseppe? Dopo la famosa storia d’amore con Sissi, la principessa di Baviera, che con il loro matrimonio misero fine ad almeno 200 anni di guerre. La innamoratissima coppia mise al mondo 4 eredi: Sofia, Gisella, Rodolfo e Maria-Valeria. Il problema è che la Legge austriaca prevede che il solo erede maschio sia pretendente al trono. Altrimenti si incorre in guerre di successione come la guerra che l’Austria dovette sopportare per difendere la corona di Maria-Teresa d’Austria (1740-1748). Ragione per cui l’unico erede al trono era Rodolfo. Ma questi morì nel 1889 in circostante mai completamente chiarite. Apparentemente per un suicidio d’amore. La madre di Rodolfo e moglie di Francesco-Giuseppe: Sissi (ossia Elisabetta di Baviera) venne assassinata nel 1898, evitando così la possibilità di richieste da parte della Baviera di ereditare il trono.

Ragione per cui l’eredità del trono sarebbe passata al fratello minore di Francesco-Giuseppe, ossia Carlo-Ludovico d’Austria. Ma questi morì prima di Francesco-Giuseppe. Allora l’eredità passò al figlio di Carlo-Ludovico: Francesco-Ferdinando. Ma questi fu ucciso, guarda te il caso, in un attentato nel 1914. Cosa che, ufficialmente, portò allo scoppio della Grande Guerra, poi nota come Prima Guerra Mondiale. Allora l’eredità del trono passò al fratello minore di Carlo-Ludovico: Ottone-Francesco. Che era morto prima del fratello e quindi, in ultima istanza l’ultimo imperatore d’Austria-Ungheria (1916/1918) fu suo figlio Carlo-Francesco (Carlo I). Troppo giovane e troppo inesperto per reggere una monarchia complessa come quella Austro-Ungarica. Ed in effetti la monarchia cadde, l’impero si dissolse e, addirittura, l’Austria-Ungheria si separarono.

Cosa possiamo concludere? Che ieri come oggi i potentati economici si servono di idealisti per far compiere crimini a loro esclusivo interesse. Il teatro della storia cambia i personaggi ma il canovaccio della storia è sempre il medesimo.

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