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L’impero romano è sbarcato in Messico.

Le sepolture

Che Cristoforo Colombo avesse scoperto l’acqua calda nel 1492 oramai lo dovremmo leggere sui libri scolastici già dalle elementari, perché, anche se non ufficialmente riconosciuta la mia tesi, e quella di molti altri per fortuna, riguardante civiltà mediterranee sbarcate nelle Americhe ben prima di colombo, ci sono i Vichinghi, o meglio ancora chiamarli norreni, che sbarcarono nell’isola di Terranova già nel X secolo, ameno 500 anni prima! Ovviamente come sempre guai a cambiare la storia, meno che mai in questo caso dove dietro Colombo c’era la chiesa, figuriamoci dare questo primato a un gruppetto di assassini razziatori, come venivano definiti i norreni, come fossero una civiltà di serie B; ancora oggi non viene riconosciuta come una vera e propria scoperta ma più considerata più che altro una toccata e fuga. E forse non è stata una toccata e fuga l’arrivo di qualche civiltà mediterranea nelle Americhe in chissà quale momento della storia, ho trovato decine di parallelismi con diverse culture del vecchio mondo e culture precolombiane, in particolare con la civiltà dell’antico Egitto, e oggi voglio prendere in considerazione un contatto tra l’impero romano e la cultura greca con i soliti Maya e Olmechi. Prima considerazione non da poco sono le sepolture in vasi di terracotta trovate nella città Maya di Comalcalco, stato di Tabasco in Messico, come riportato anche dal giornalista Rai Elio Cadelo nel suo libro “Quando i romani andavano in America”, molto simili alle sepolture trovate in tutto il bacino del mediterraneo. Le tombe Maya sono completamente diverse, unico caso questo in tutto l’impero, e anche nelle culture limitrofe non si usava questa pratica di inserire i morti in grandi vasi o giare d’argilla, e in più sempre nella città di Comalcalco sono stati trovati migliaia e migliaia di mattoni di terracotta usati per costruire le più svariate strutture, anche questa più pratica mediterranea che Maya, due stranezze in un unico sito archeologico. Sotto vediamo un esempio di ciò di cui stiamo parlando, la prima a sinistra è un vaso rinvenuto a Comalcalco, e a destra una delle sepolture del periodo romano.

La frutta proibita

Sopra abbiamo visto usanze mediterranee in una città Maya del Messico, sotto invece diverse rappresentazioni dell’ananas, pianta tipica del centro e sud America, trovate in diversi luoghi dell’impero romano. Come ci è finita questa pianta in mano a un bambino romano del 300 A.C.? Statua romana conservata al Museo di Storia e Arte di Ginevra. E come è possibile rivederla in un mosaico, sempre di epoca romana ovviamente, dentro un cesto di frutta di qualche imperatore? Mosaico esposto al Museo del Palazzo Massimo preso dalle terme di Roma. O come l’ananas nell’ultima foto, anche lei esposta in un museo a Roma, questo è un frutto che non dovrebbe esserci nel territorio romano, un Oopart precolombiano.

I caduti

Finora abbiamo visto oggetti e usanze a luoghi invertiti, ora vediamo come queste culture presentano anche le stesse figure, come ad esempio nella prima foto in alto e nella prima in basso, dove ci sono in entrambe i collage le stesse figure nello stesso identico modo. Spesso queste pose vengono associate allo yoga, per me potrebbero anche rappresentare i “Caduti”, divinità scese dal cielo e mostrate nell’atto del volo, ad ogni modo sarebbe il dito e luna, tutte e due evidenziano stile e forme identiche, non solo, in entrambe i collage queste figure sono state collocate su tappi degli incensieri, e sarebbe logico pensare più ad una offerta per gli Dei scesi in terra che a personaggi che fanno yoga.

Serpenti e nodi

Qui è difficile relegare tutte queste similitudini al frutto del caso, quel che stiamo vedendo è un bracciale del periodo greco romano del 300 a.C. e un nodo Olmeco del 1300 a.C. realizzato in pietra per legittimare la regalità. Il nodo di Eracle sigillava l’unione immortale, conosciuto e usato come amuleto anche nell’antico Egitto, e non a caso è accompagnato da due serpenti.

Ecco di nuovo il nodo di Eracle sia in un bracciale greco romano che in un vaso Maya del 600 d.C., ma questa volta troviamo anche i due serpenti nel vaso, e in direzione del nodo. nell’ antichità i simboli avevano una grande importanza, non era un banale abbellimento dell’oggetto, chi l’osservava leggeva un messaggio.

Questa è un’altra similitudine alquanto curiosa: due serpenti in pietra praticamente identici! Per il Messico abbiamo un reperto della cultura Mezcala, stato di Guerrero, datato ca. nel 500 a.C. e conservato al Museo LACMA di Los Angels, il serpente più basso proviene da Micene ed è datato nel 1280 a.C., conservato al Museo Archeologico di Micene, Grecia. Non è curioso vedere due opere del genere in due culture così distanti e senza contatti? forse no, e lo vedremo in seguito.

E per finire una serie di divinità con due serpenti nelle mani, tre figure che rappresentano la stessa cosa. Partendo da sinistra ritroviamo una figura sempre dalla stato messicano di Guerrero, danzatore con serpenti ca. 1000-500 a.C. (LACMA Museum), al centro la Dea dei serpenti trovata nel palazzo di Knosso datata ca. nel 1600 a.C. Grecia ( Archeological Museum of Heraklion), e per ultima sulla destra la Dea dell’antico Egitto Iside, con la corona di piume sulle testa e anche lei avvolta da due serpenti sulle braccia, periodo tolemaico l secolo a.C., ora al Walter Art Museum. Tre figure uguali, sculture di serpenti identiche, stessi nodi, tombe tegole e ananas, può bastare per aprire un “caso”?

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Written by Luca Zampi

Appassionato da sempre dalle antiche civiltà del nostro passato, oggi in cerca di prove su una possibile origine comune, una civiltà globale che ha lasciato traccia di sé attraverso costruzioni megalitiche, reperti antichi con le stesse lavorazioni dei materiali, miti e leggende varie. Una visione alternativa della nostra storia attraverso l'analisi dei fatti , documenti e comparazioni fotografiche in grado di far luce ai tanti tabù e misteri che circondano queste antiche civiltà sparse per il mondo.

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