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Mithra: un Dio dalle molte vite (1° parte)

La storia ha inghiottito molte divinità ed i culti a loro connessi. Nascevano, si sviluppavano, si espandevano, poi entravano in crisi e venivano soppiantati da nuove divinità. Ebbene, abbiamo una divinità che ha percorso millenni di storia, trasformandosi, adattandosi ai cambiamenti epocali, rinnovandosi e che oggigiorno ha ancora tracce ben visibili attorno a noi.

Stiamo parlando del Dio Mithra. La sua nascita si perde nella notte dei tempi nella valle dell’Indo, in quelle terre che all’epoca erano la culla della civiltà umana. Dei primi riti a lui rivolti non ci rimane molto. Le notizie più antiche, all’incirca nel 1200 a.C. anche se il culto era di molto precedente, ci rappresentano un Mithra come un Aditya, ossia una divinità del culto solare. Un dio importante, posto quasi al vertice del Pantheon, era dedito a regnare sugli Asura/Ahura. A volte viene identificato con il dio Indra in quanto hanno le medesime caratteristiche: l’utilizzo della folgore, dio della tempesta.

Ma queste non sono le notizie storicamente più antiche, in quanto, miglia di chilometri a occidente, in quelle terre che furono l’impero Ittita (oggi Turchia centro-orientale) è stato ritrovato il testo di un patto fra gli Ittiti ed i loro vicini Mitanni, in cui gli Ittiti si ponevano sotto la protezione del Dio Mithra affinché il patto fosse rispettato. Ecco che per la prima volta appare una caratteristica che accompagnerà Mithra nei secoli: ossia il garante dei patti. Ossia una assicurazione divina per l’osservanza degli accordi, fra privati o nazioni, da parte di un dio. Patto che avrebbe obbligato il dio a punire chi non li osservava. Ma in queste terre ecco i segni di un’altra funzione che caratterizzerà Mithra: l’essere il sovrintendente dell’alba, ossia del sorgere del sole. Pertanto Mithra è il dio che fa terminare la fase oscura del giorno, favorisce l’uscita del carro del sole, gli indica il percorso nel cielo e dà, quindi, l’inizio alla fase della giornata dedicata alla vita sociale e lavorativa. Un primo indizio di un legame con gli astri che sarà importantissimo nella storia di Mithra.

Non molto più a sud di queste terre aspre e montagnose si allarga la fertilissima e pianeggiante Mesopotamia, con i suoi placidi fiumi che scorrono verso il mare, fecondando i campi e donando vita e ricchezza. In queste terre si erano succedute varie civiltà, iniziando dai mitici Sumeri, a cui forse noi occidentali tutto dobbiamo, quindi gli Accadi per giungere ai Babilonesi. In queste terre il dio Mithra era identificato con Shamash (Šamaš), ed era il dio che governava il sole. Posto ai vertici del Pantheon.

L’importanza nel Medioriente del Dio Mithra era tale che molti regnanti lo assumevano come protettore e ne inserivano il nome nel proprio: i Mitridate, regnanti o alti funzionari regi, li troviamo in Persia, nel Bosforo, in Patia, nel Ponto, in Siria, in Armenia e in Iberia (oggi Georgia nel Caucaso). Ma vi furono anche generali e semplici cittadini con questo nome. In Persia vi fu una prima evoluzione del Dio Mithra, il quale non era più il semplice regnante dell’alba ma entrava a far parte della trinità divina posta al vertice del pantheon. Dove le due divinità maggiori erano Ahura Mazda (sole) e Ishtar (luna) e il terzo vertice della trinità era, appunto, Mithra che ora non era solamente più il regnate dell’alba ma di tutta la terra.

Ahura Mazda a bordo del suo disco solare (Faravahar), con cui si spostava nello spazio
Ishtar giunge a bordo di un “possente leone” e viene accolta dal re locale

Passarono i secoli, imperi crollarono, altri si affacciarono sul palco della storia, regnanti saggi raggiunsero gli antenati e tiranni salirono sul soglio reale. Passato come una bufera Alessandro Magno con il suo esercito, Mithra era sempre lì a governare i patti e a sovrintendere l’alba. Ed ecco che avviene una nuova evoluzione del dio. In queste terre prendono forma i culti misterici a lui dedicati.

I culti misterici ebbero un’origine che affondava nell’antichità. Nell’area mediorientale, nell’Anatolia e in Grecia ebbero un ampio sviluppo. Successivamente con l’ellenizzazione, dovuta ad Alessandro Magno, non solo ebbero maggiore sviluppo ma da livello locale, generalmente attorno ad un tempio, i culti si espansero nell’intera area. I culti misterici erano volti allo sviluppo della religione esoterica sovente rapportata al medesimo culto essoterico rivolto alle masse dei fedeli. Pochi e prescelti iniziati si riunivano per praticare antichi riti e seguire misteriose vie iniziatiche. Queste sovente erano composte da riti di iniziazione, da riti di passaggio di grado, dovuto al raggiungimento di specifici livelli di conoscenza o coscienza, e riti rivolti alla divinità in particolari momenti dell’anno. Gli appartenenti ai riti si radunavano sovente di notte in luoghi appartati, in templi protetti e inaccessibili ove praticavano i loro riti, lontani dagli occhi indiscreti dei profani che con la loro presenza di increduli ne avrebbero potuto inficiare gli esiti. Oltre al pericolo di veder diffusi i segreti dei riti. Che sarebbero stati così sviliti o derisi da chi non ne comprendeva il significato simbolico e esoterico. Riti che prevedevano azioni purificatrici per avvicinarsi al luogo sacro, sacrifici rituali di prodotti della natura o anche animali, banchetti scari, canti, preghiere e danze sacre. Sempre sotto l’occhio vigile degli anziani e dei sacerdoti o delle sacerdotesse. Il fine del percorso esoterico era quello di migliorarsi, purificarsi, conoscere dio, e, tramite il fattore comune di tutti i culti misterici, ripercorrere il tortuoso sentiero del dio che moriva e risorgeva per donarci la salvezza. E solo morendo e risorgendo ritualmente al termine dell’apprendimento di tutti i segreti del culto, anche l’iniziato otteneva la liberazione dal male terreno, ossia la morte, potendo così accedere alla vita eterna presso il proprio dio. E ciò includeva sovente la lacerazione delle catene che legavano l’uomo al ciclo delle vite che altrimenti si sarebbe ripetuto all’infinito. Ogni rito aveva la propria simbologia di riferimento: vi era quello che si riferiva al ciclo delle stagioni con la morte ogni autunno e la rinascita in primavera. Vi era quello che faceva riferimento agli insegnamenti di un grande iniziato e quelli, come il Mitraismo, che facevano riferimento alle costellazioni, ai pianeti ad al loro muoversi nel cielo. Il ciclo di morte e rinascita era rappresentato dal giorno e dalla notte. Quindi il ciclo solare giornaliero.   I più diffusi riti misterici, a parte i Mitraici, furono: i misteri Eleusini presso il tempio di Demetra ad Eleusi, i misteri Dionisiaci (Dio Dioniso), Orfici (dal predicatore Orfeo), i misteri Sabati dal dio/demone Sabazio che si imperniavano sulla fertilità donata dal serpente, generatore dell’umanità. Questi misteri dalla Frigia si diffusero in Grecia e giunsero fino a Roma. Infine i misteri Cabiri originari della regione della Samotracia. Questo rito si imperniava sul Dio Efesto ed un gruppo di divinità che governavano l’oltretomba. Dall’Anatolia giunsero i riti di Attis e Cibele basati sui cicli delle stagioni. Culto in realtà complesso e affascinante che ebbe successo anche in Italia. Il culto misterico di Serapide, nato in Egitto ma in ambiente ellenistico. Infine l’affascinante culto misterico egizio di Iside e Osiride basato sulla morte e rinascita.      

Dioniso/Bacco
Sabazio sulla Mano Pantea, ricca di simbologismo. Posa ancora utilizzata oggi dal clero per la benedizione.
Efesto/Vulcano qui rappresentato con Venere e due angeli che lo coadiuvano

Si trattava, nel caso di Mithra di culti misterici bassati sulla conoscenza degli astri e dei loro movimenti come percorso iniziatico per ottenere la sapienza e quindi la luce. Non sappiamo dove e quando questi misteri nacquero, ma è chiaro l’ambiente. Sicuramente l’apporto mesopotamico con la conoscenza degli astri, che doveva essere preservata dall’abbruttimento del trascorrere del tempo, e dall’apporto persiano dei sacerdoti-astronomi (i Magi) che, anch’essi, dovevano preservare la loro sapienza trasmettendola oralmente a degli iniziati. I Magi, noti nella teologia Cristiana come re-magi, erano in realtà degli astronomi-sacerdoti persiani. I persiani-medi erano divisi in sei clan e suddivisi classi paragonabili alle caste indiane. Una di queste caste era dedita all’astrologia e al sacerdozio oltre agli studi alchemici. Erano di culto zoroastriano, ossia avente Ahura-Mazda come dio al vertice del panteon e Zaratustra come profeta. Una religione nata sulle rive dell’Indo e giunta poi sugli altipiani iranici.

 

I Magi in Sant’Apollinare in Classe (Ravenna) nell’atto evangelico di portare i doni a Gesù. I Magi erano i sacerdoti-astronomi dei riti zoroastriani in Persia. Notare il berretto frigio e il grembiulino antesignano di quello massonico tuttora utilizzato.

(1/5) (continua)

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