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Mithra: un Dio dalle molte vite (2° parte)

Con l’arrivo delle truppe romane, che sotto il pesante passo cadenzato delle legioni, portarono l’Ordine Romano in queste terre, lentamente ma progressivamente i riti misterici mitraici si insinuarono fra gli ufficiali ed i legionari romani. Sino a raggiungere un notevole successo in questo ambiente. I motivi possono essere molteplici, come vedremo nel dettaglio: il fatto che si trattava di culti gerarchicamente ben strutturati, l’identificazione del dio supremo nel sole, come l’imperatore, il fatto che fossero riservati ai soli uomini. Quando le legioni venivano spostate per motivi strategici o contingenti, questi uomini si portavano appresso i loro riti, ed ecco che la maggior parte dei mitrei (i locali-tempio dedicati al culto) che conosciamo, sono siti in quella lunga linea che partendo dall’Olanda risale il corso del Reno sino alle sorgenti nel sud della Germania, qui incontra le sorgenti del Danubio e accompagna il suo percorso sino al suo sfociare nel mar Nero. Questi fiumi erano, all’epoca, il confine nord-orientale dell’impero romano ed erano terre molto presidiate dall’esercito. I famosi limes, atti a bloccare le invasioni che giungessero dalle pianure paludose dell’est Europa. Erano difesi da guarnigioni composte da uomini che giungevano, come nascita, da ogni provincia dell’impero: dalla penisola iberica, da quella italica, dall’Illiria, dalla Gallia, dalla Siria. E gli uomini di queste guarnigioni entravano in contatto con quelle legioni che vi giungevano come nuova destinazione militare provenienti dal Medioriente. E come detto, si portavano appresso i riti di Mithra. Quindi lungo questa linea ritroviamo centinaia di mitrei. Spartani, come si addice a dei militari, ma funzionali per il loro scopo. E quando il legionario giungeva al termine della ferma e gli veniva assegnata della terra da coltivare come compenso per il suo servizio, questi giunto nella nuova sede, assieme ad ex commilitoni, eccolo costruire nuovi mitrei. Così ne troviamo a Londra, in Francia, a Roma, in Campania. Nel I sec d.C. i riti misterici di Mithra erano di gran lunga i più noti e seguiti dell’impero. Nonostante regolamentato l’accesso alle donne, con riti dedicati, e fosse impedito agli uomini non liberi. Curiosamente ancora oggi nella maggior parte delle organizzazioni massoniche le donne hanno loro logge e si riuniscono separatamente dagli uomini e per essere accettati in Massoneria occorre essere “Uomo libero e di buoni costumi”, anche se oggi viene interpretato come “libero da vizi”.

Affrontiamo ora la struttura dei templi utilizzati dai discepoli dei riti mitraici. Innanzitutto i mitrei erano sotterranei. Questa scelta costruttiva fu adottata per un duplice motivo. Il primo era quello della riservatezza totale in quanto così costruiti non vi era possibilità che i non adepti potessero visionare quanto vi avveniva ed i riti segreti erano salvi. Il secondo motivo era poter mettere in opera una particolare apertura nel soffitto che permetteva l’accesso della luce mattutina secondo particolare angolatura e tramite la medesima apertura la visione del cielo stellato.

Il mitreo (Immagine nr 1) era composto da un locale non molto ampio di forma rettangolare. Con le pareti correttamente orientate secondo i punti cardinali. L’accesso era ad occidente. Lungo le pareti nord e sud vi erano delle strutture, normalmente in muratura ove i fedeli dovevano sedersi o sdraiarsi in base al rito. Verso la parete orientale vi era un’ara. Su questo piccolo altare avvenivano i riti. Lungo la parete orientale vi era un bassorilievo, una statua o un affresco rappresentante Mithra intento nella tauromachia, ossia l’uccisione rituale del toro. Che analizzeremo successivamente. Questa era la struttura minima, poi arricchibile con altre simbologie. Come detto la dimensione non era notevole, e di conseguenza vi partecipavano pochi discepoli, per poter permettere a tutti gli adepti di partecipare attivamente ai riti e avere un ambiente adatto allo studio dei simboli. Se un gruppo cresceva di numero vi era una figliazione e ne veniva formato uno nuovo con il proprio mitreo. 

Immagine 1: Mitreo di San Clemente a Roma. Notare il foro nel soffitto tramite il quale entrava lo spirito di Mithra durante le cerimonie.

Il Mitraismo si basava, come accennato, sul simbolismo astrale. Per quanto giunto a noi, la più grande rappresentazione simbolica era quella posta lungo la parete est del mitreo. Come possiamo osservare nell’immagine nr 2, vi era raffigurata la tauromachia effettuata da Mithra stesso. La rappresentazione, sempre uguale, è una summa di fattori simbolici. Abbiamo Mithra che ha atterrato un toro, forse un giovane toro viste le dimensioni. Sovente, anche se non sempre, gli tiene sollevato il capo avendogli inserito indice e medio nelle narici e tirandogli la testa verso l’alto. Con il ginocchio sinistro posto sulla schiena tiene il toro adagiato a terra e con il piede destro gli tiene ferma la coda. Il toro così bloccato è costretto ad offrire la gola a Mithra e questi con una corta spada lo uccide recidendogli la giugulare. Da essa fluiscono abbondanti flutti di sangue. In alcuni casi invece del sangue, dalla ferita, fuoriescono dei granuli, apparentemente dei chicchi di grano. Il sangue scorre sul fianco del toro e prima di essere sparso a terra, viene bevuto da un cane e da un serpente. Questi si osservano arrampicati sul fianco del toro medesimo. A livello del terreno si può osservare uno scorpione che attacca i testicoli del toro. Forse per castrarlo. Il toro ha una particolarità: ha la coda che termina con due spighe invece del comune fiocco di peli bovino. A fare contorno sopra questa scena abbiamo un arco di stelle. Presso il quale vi è un corvo. In alcuni casi i corvi sono due, uno per lato di Mithra.

Immagine 2: Tauromachia rituale

Sappiamo da altri riti misterici che la spiga è simbolo di prosperità in senso lato. Ossia da un solo chicco se ne ottengono molte. Ciò sia come ricchezza materiale che spirituale. Occorre anche notare che la costellazione della Vergne era anche detta “della Spiga”, ci affidiamo ad Alessandro Gatti per comprendere il significato.

Per quanto riguarda il corvo o i due corvi la questione è più semplice. Se da un lato vi è la costellazione del Corvo, già citata da Tolomeo, dall’altro sappiamo che nella tradizione nordica il Dio Wotan/Odino era accompagnato, oltre che dal cavallo Sleipnir e ai due lupi Geri e Freki vi erano anche due corvi: Hugin e Munin. Questi tutte le mattine partivano dal Walhalla e volavano su tutte le terre dei fedeli a Wotan osservando le azioni degli umani. La sera ritornavano al Walhalla e, a turno, bisbigliavano all’orecchio di Wotan cosa accadeva, le buone azioni e le malvage. La figura retorica è stata trasposta nel Cristianesimo con l’Angelo Custode che osserva tutto ciò che compie il fedele e riferisce a Dio.

Immagine 3: Wotan/Odino assiso in trono in una meravigliosa stampa del 1888

In un articolo a parte affronteremo le forti similitudini fra il Mitreo e il Tempio Massonico, detto Loggia. Similitudini veramente sorprendenti.

(2/5) (Continua)

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