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Mithra: un Dio dalle molte vite (3° parte)

Mithra è vestito con il tipico abbigliamento frigio

Mithra è vestito con il tipico abbigliamento frigio, che era comune anche fra i persiani: ha una corta tunica, le brake, ossia i pantaloni tipici di quelle terre. Ha un mantello azzurro che sovente è punteggiato di stelle. Ha come copricapo il tipico berretto frigio, quello che divenne famoso in Europa al tempo della rivoluzione francese. Mithra non sta osservando ciò che sta compiendo, ma è rivolto all’indietro con lo sguardo verso l’alto. Ossia rivolto verso la figura del Sol Invictus rappresentato all’interno del disco solare. In alcune rappresentazioni dagli occhi del Sol Invictus partono due raggi di luce che illuminano il volto di Mithra. Sovente il Sol Invictus (Immagine nr 3) è accomunato ad Apollo in Europa o alla divinità solare nei vari luoghi in cui era presente il mitreo: quindi Belenos fra i Celti, Amon in Egitto, Agni fra gli Indu, Malakbel nelle religioni arabe pre-islamiche, Ekhi fra le popolazioni pre-indoeuropee iberiche (Baski), Usil per gli Etruschi, Shamash per gli Accadi e Utu per i Sumeri, in Mesopotamia. Questa divinità, con la testa raggiata, pare approvare l’atto di sacrificare la vita del toro. In corrispondenza del sole, sull’altro lato della rappresentazione vi è la luna, con il volto della dea al centro. Talune volte la dea ha in mano una stella, altre volte una stella in ogni mano. Dea identificata in Artemide, Diana, Ishtar, la babilonese Inanna, in base ai luoghi.

Immagine 3: Sol Invictus che ascende al cielo con il suo carro volante.

Anche ad un profano è semplice intuire che si tratta di una rappresentazione del cielo con una serie di costellazioni. Abbiamo il toro, cane (minore, trattandosi di un cane di non grandi dimensioni), serpente (idra), corvo e spiga. Vedremo successivamente il rito collegato, ma proviamo ad immaginare cosa si voleva trasmettere con questa complessa rappresentazione simbolica. Non essendoci giunte informazioni scritte possiamo solamente avanzare ipotesi. Ad esempio: il sangue, simbolo vitale, che abbevera il serpente (l’animale intelligente) e il cane (animale fedele) rappresentante la donazione della vita. Si potrebbe quindi dedurre che la vita per la stirpe del serpente e per la stirpe dei sottomessi (cane), proverrebbe da una stella? Da una analisi della mappa stellare della costellazione del Toro, in corrispondenza alla ferita inflitta, vi troviamo le Pleiadi (vedi immagine nr 4). Le Pleiadi sono posizionate proprio nel collo del toro da dove fuoriesce il flusso vitale, vuoi sangue simbolo della vita o il grano simbolo della nascita della vita. Curiosamente se Mithra avesse voluto uccidere velocemente il toro, gli avrebbe tagliato la gola, invece, il trafiggere la giugulare alla base del collo, è un processo più complesso e lungo per ottenere la morte. Quindi la rappresentazione è voluta e non casuale. Ma la particolarità è che la rappresentazione del toro è come se si vedesse non dalla terra ma dallo spazio. Se noi osserviamo la costellazione, questa ha la testa del toro rivolto a sinistra, mentre nella rappresentazione mitraica la costellazione è rivolta a destra. Eppure le profonde conoscenze astronomiche dei mitraici non potevano portare ad un errore così grossolano. Ma vi è un ulteriore particolare. Presso la popolazione masai i giovani guerrieri si abbeverano del sangue bovino mischiato al latte, e il sangue non viene desunto con la morte del bovino, ma viene estratto con un salasso praticato con una piccola freccia. Dopo di che il bovino può riprendersi e guarire della ferita. Possiamo forse pensare che in realtà Mithra non sta uccidendo il toro ma gli pratica solamente un salasso per abbeverare il cane ed il serpente? A questo punto, un attento lettore, potrebbe osservare che vi è anche lo scorpione che attenta i testicoli. Si potrebbe avanzare, quindi, l’ipotesi che lo scorpione, con la sua punta (pungiglione) si appresta ad estrarre lo sperma dai testicoli del toro. E da ciò possono aprirsi tutti i ragionamenti derivanti da un seme che giunge dalla costellazione del toro. E qui mi fermo perché non ho letteratura da portare a supporto di questa ipotesi.

Immagine 4: La costellazione del Toro e le Pleiadi

In taluni mitrei si trova anche un’altra immagine simbolica. Quella del dio Phanes che possiamo osservare nell’immagine nr 5. Osserviamo il dio che è rappresentato con le ali, che significano il legame con la divinità, poiché gli dei erano ritenuti in grado di volare. Il dio poggia i suoi piedi su una sorta di braciere da cui escono fiamme. Questo simbolo potrebbe rappresentare l’origine non umana del dio in quanto è noto che gli uomini sono stati creati con la creta (terra e acqua) mentre gli dei nascono dal fuoco. I suoi piedi non sono umani, come il resto del corpo, ma curiosamente sono biforcuti, come se si trattasse degli zoccoli del dio Pan. Con la mano sinistra regge ciò che apparentemente è un bastone mentre in realtà si tratta di uno scettro, ossia il simbolo di governo presso i popoli antichi. Oggi lo scettro è simbolicamente rappresentato in forma ridotta, ma un tempo era di dimensione maggiore. Con la mano destra regge il simbolo delle corna ritorte dell’ariete, curiosamente l’ariete è l’era astronomica successiva a quella del toro. Simbolo che ritroviamo, curiosamente, fra gli artigli dell’aquila napoleonica. Questo era il simbolo del dio Amon, di cui appunto l’ariete era l’emblema. La testa del dio Phanes è addobbata da un palco di corna. Notoriamente due corna sono simbolo divino (ad esempio El) ma un numero maggiore di corna rappresenta un livello gerarchico più elevato nel panteon degli dei. Dietro il dio si osserva l’uovo cosmico, l’uovo generatore della vita. E sull’uovo vi è un serpente. Come a rappresentare che la vita è donata attraverso l’intervento del serpente. Il simbolismo maggiore della rappresentazione è il serpente che avvolge il dio, come nella rappresentazione classica del paradiso terrestre ove il serpente avvolge l’albero della vita nel momento che offre la mela ad Eva. Ma la testa del serpente è occultata dietro la testa del dio Phanes. Ossia adiacente all’uovo cosmico. Il dio è attorniato dai simboli zodiacali che rappresentano da un lato il cielo e dall’altro lo scorrere del tempo. Al centro del torso del dio Phanes vi è rappresentata la testa di un leone, altro simbolo astrale. Leone che forse sta ad indicare un preciso punto del cielo per poter desumere ove si trova il serpente o comunque l’uovo cosmico. Decisamente curioso ed interessante il suo mito, il quale narra che dio Phanes venne catturato dai Titani, ucciso e smembrato. Le sue carni vennero arrostite ed i Titani se ne cibarono come carne sacrificale. Ma la dea Athena riuscì a rubare il cuore, ancora pulsante, ed a portarlo a Zeus. Questi fu così in grado di ricreare il dio Phanes ed a ridargli la vita. Quindi ecco creato il mito del ciclo di morte-rinascita che fu dei riti misterici dionisiaci e mitraici, entrambi basati su questo mito. E’ evidente che la narrazione, benché in altra situazione, riporta il medesimo mito di Iside e Osiride.

Immagine 5: Il Dio Creatore Phanes

In taluni mitrei si trova un altro interessante bassorilievo (immagine nr 6). Troviamo il dio Sol Invictus in cielo affiancato a Mithra. La Luna è appartata e pare disinteressarsi di quanto avviene al di sotto, ossia sulla terra. Sul suolo rileviamo Cautes e Cautopates che curiosamente non hanno le fiaccole ma entrambe hanno lo scettro. Così come hanno lo scettro sia Sol Invictus che Mithra. Fra i due fedeli servitori di Mithra vi è un contenitore su cui è raffigurato un serpente. Cautopates è anche dotato di un caduceo, il bastone di Hermes dotato di facoltà mediche. Il caduceo è puntato verso la base del contenitore. Dal caduceo parrebbero uscire fiamme o un raggio di luce. Sull’altro lato abbiamo Cautes che pare consegnare qualcosa al Sol Invictus. Non abbiamo documentazioni che illustrino la scena, pertanto possiamo solamente fare supposizioni. E’ evidente che la scena ruota attorno al contenitore. Cosa possiamo immaginare contenga questo misterioso contenitore? Avendo un coperchio dobbiamo pensare contenga qualcosa e avendo rappresentato sopra un serpente, possiamo immaginare che si tratti dell’uovo cosmico contenente la vita dell’Adam Kadmon, il primo uomo. Quindi possiamo interpretare che si tratta della rappresentazione della creazione della vita dell’essere umano, ove, sotto la supervisione del Sol Invictus, tramite un’arte medica (caduceo), viene data la vita al contenuto dell’uovo cosmico, da cui nascerà il primo essere umano. Ma, ripeto, si tratta di una ipotesi non suffragata da documentazione alcuna.

Immagine 6: La creazione del mondo secondo i misteri mitraici

Affrontiamo ora i riti del Mitraismo. Innanzi tutto dobbiamo tener presente che i riti mitraici suddividevano gli adepti in gradi, come fa ancora oggi la Massoneria, ossia il neofita appena iniziato ai misteri era al primo grado. Quindi con il progredire della conoscenza e tramite riti successivi, questi poteva salire la scala gerarchica al cui vertice vi era il Pontefice Massimo al settimo grado. Grado gerarchico detenuto da una sola figura. Il più famoso Pontefice Massimo dei riti di Mithra fu l’Imperatore Costantino. Vediamo i gradi: I) Corax (corvo), ossia il neofita appena iniziato ai misteri il cui pianeta e dio di ferimento era Mercurio. II) Nynphus (crisalide) il cui pianeta e dea di riferimento era Venere. III) Miles (soldato) pianeta e dio era Marte, ha come attributi la corona e la spada. Si trattava del grado di pienezza dei riti mitraici, quelli superiori sono gradi gerarchici e di sapienziali raggiungibili da pochi. Questo tipo di organizzazione è tuttora vigente nella Massoneria, che peraltro ha il tempio-loggia organizzato praticamente come un mitreo, ove nei primi tre gradi (apprendista, compagno d’arte, maestro) si raggiunge la conoscenza, poi vi sono i gradi di perfezionamento attraverso vari riti (York, Scozzese, Memphis e Misraïm etc). IV) Leo (leone) il cui pianeta ed il dio di riferimento è Giove. V) Perses (Persiano, inteso come soldato della guardia imperiale. Che erano detti “Immortali”) il cui pianeta e dea di riferimento è la Luna-Selene. VI) Heliodromus (Corriere del Sole, auriga del carro solare) il cui pianeta di riferimento era il sole e il dio era il Sol Invictus-Apollo, ha come attributi la torcia, la frusta e la corona. Questo era il massimo grado raggiungibile ove l’uomo diventava uguale a dio. Ossia immortale in quanto si era liberato delle catene che lo legavano al ciclo di vita-morte-rinascita. Con il rito, misterioso, di passaggio dal V al VI grado l’adepto rinasceva come “uomo nuovo”. VII) Pater (Padre), rappresentante in terra del dio Mithra, il cui dio e pianeta di riferimento era Saturno, ha come attributi il berretto frigio rosso, la verga (scettro) e l’anello. Questo grado era riservato al Pontefice Massimo del rito ed era appannaggio, come detto, di una sola persona.

Questi sette gradi li ritroviamo nel Cristianesimo: catecumeno, fedele, diacono, prete, vescovo-abate, arcivescovo-cardinale, pontefice. Quest’ultimo detto “papa”. E anche per il cristianesimo vi sono tre riti per raggiungere il perfezionamento: battesimo, prima comunione e cresima.

(3/5) (Continua)

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