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Mithra: un Dio dalle molte vite (4° parte)

Vediamo ora i riti dei misteri mitraici, per quel poco che è giunto a noi. Abbiamo visto che i mitrei erano locali sotterranei, questo perché dovevano rappresentare la grotta ove era nato Mithra il 25 dicembre. Ed in tale giorno si praticava nell’occasione una festa in quanto il dio ritualmente scendeva dalle stelle e, passando nella fessura del soffitto, veniva a nascere nella grotta. Qui, invece dei pastori adoranti indicati dalla tradizione mitraica, vi sono gli adepti dei misteri.  Grazie al fatto che era il dio che presiedeva il mattino, dava inizio al nuovo ciclo di allungamento delle giornate, sconfiggendo la morte-notte-inverno. Un particolare. Il sacerdote aveva ai lati dell’altare o lungo la parete di fondo le due statue dei tedofori Cautes e Cautopates i quali hanno l’uno la torcia abbassata ed il secondo sollevata. Il primo rappresenta il buio della notte ed il secondo la luce del giorno. Posti quindi ai lati di Mithra che, come governante dell’alba, li divide.

Rievocazione della natività di Gesù. Nei Vangeli non si fa riferimento ad una grotta, ma in una grotta era nato Mithra. Eppure è forte la tradizione nel Cristianesimo. Come nel noto canto di Natale ove si recita: “Tu scendi dalle stelle” che rievoca l’arrivo dello spirito/anima di Mithra che, tramite il foro nella cupola della grotta vi entra e si incarna.

Altro rito importante era la cena rituale, non sappiamo quanto sovente venisse celebrato questo rito, ove i fedeli, accompagnando la cena con canti di gloria, si cibavano del pane, fatto ritualmente con le spighe della coda del toro, e con il sangue del toro stesso, rappresentato dal vino. Taluni ritengono che l’atto che compie il sacerdote Cattolico di sollevare l’ostia (che in questo caso rappresenterebbe il sole), durante la consacrazione, sia una parte residua del rito mitraico in cui il sacerdote sollevava un pane di forma circolare-solare rappresentando l’alba, momento della giornata governato da Mithra. 

Consacrazione durante una messa in Rito Tridentino, ossia con il sacerdote rivolto verso l’altare e non verso i fedeli. L’innalzamento dell’ostia rappresentava il sorgere del sole. Tenendo presente che l’altare era sul lato est del Mitreo. Notare altresì che i paramenti erano ereditati direttamente dai Riti Mitraici.

All’interno dei mitrei vi era una fossa scavata nel terreno. Una fossa sufficientemente grande per contenere un uomo coricato. Nel caso di una iniziazione questa fossa veniva riempita d’acqua e il neofita vi veniva disteso all’interno, vestito di un solo camice di lino bianco, e tramite abluzioni rituali si purificava delle scorie della vita mondana e poteva essere così accolto nei misteri. Ciò che sappiamo è che il neo-adepto con questa purificazione veniva mondato dei suoi peccati. Non conosciamo l’intero rituale ma possiamo immaginare che fosse più complesso e ricco di simbolismo. Ma la purificazione rituale doveva avvenire ogni qual volta gli adepti accedevano al mitreo. Accanto all’ingesso vi era una piccola vasca ove l’adepto si doveva lavare mani e volto pronunciando frasi rituali. Queste abluzioni sacre lo mondavano dalla vita profana.  

Battesimo per immersione, ancora oggi praticato da talune religione cristiane protestanti

Il passaggio dal I al II grado era la possibilità di accesso alla cena rituale e di poter esprimere il proprio pensiero durante le riunioni misteriche. Attribuzione vietata a chi era inquadrato al primo grado che poteva partecipare agli incontri ma doveva tacere. Possiamo quindi pensare che vi fosse un rituale in cui l’adepto accedeva per la prima volta al banchetto e quindi poteva mangiare del pane e del vino consacrato.

Abbiamo poi alcuni accenni sul rituale di passaggio fra il II ed il III grado. Quando l’adepto diveniva Miles, ossia soldato di Mithra. Ritualmente il sacerdote gli versava in testa della cenere ricordandogli l’umiltà, quindi lo ungeva con olio sacro per consacrarlo ed infine gli conferiva un ceffone per ricordargli l’autorità che lo poteva punire per qualunque suo atto di superbia o insubordinazione. Secondo alcuni studiosi, poi il sacerdote faceva l’atto di cingergli la testa con la corona, ma questi, la rifiutava asserendo che la corona spettava solamente a Mithra. Ritualmente, quindi gli veniva consegnata la spada con cui doveva difenderei segreti dei riti Mitraici.    

Non sappiamo altro sui riti di livello superiore se non in parte quello per il passaggio dal V al VI grado. L’adepto veniva sdraiato nella fossa precedentemente menzionata. Su questa veniva posizionata una grata. Quindi ritualmente sopra questa grata veniva sacrificato un toro ed il sangue che ne sgorgava colava attraverso la grata medesima ed andava a impregnare gli abiti e bagnare/lavare il corpo dell’adepto. Questi, come il cane ed il serpente, se ne dissetava. Acquisendo così la sapienza che discendeva dal toro, ossia che proveniva dalla costellazione del toro. La grata a questo punto veniva levata e l’adepto sollevato. Costui era ora rinato a nuova vita ed era simile agli dei, in quanto, come detto, liberato dal ciclo di vita-morte-rinascita e perché a conoscenza di quanto noto gli dei. Il rito deriva dal mito secondo il quale Mithra stringe un patto con il dio Sol Invictus. Questi, a tempo debito, gli invia il corvo-messaggero che informa Mithra che era giunta l’ora di uccidere il toro primordiale. Mithra effettua il sacrificio e con il versamento del sangue dava vita al nuovo mondo. Quindi Mithra e il Sol Invictus partecipano al banchetto sacro rituale in ringraziamento ed in memoria dell’avvenimento. Secondo taluni studiosi il mito ricorda la fine dell’era del Toro (2440 a.C. circa) e quindi l’inizio dell’era dell’Ariete. Non riesco ad essere d’accordo su tale ipotesi in quanto non si riesce a trovare alcun legame con questo avvenimento con tutti gli altri simboli presenti.

Concludiamo questa piccola disamina ricordando gli appellativi e le qualità del dio Mithra: vincitore della battaglia che avverrà alla fine dei tempi fra il bene ed il male. Come accennato è il dio del patto e dell’alleanza. E’ il giudice delle anime dei defunti. E’ il protettore dei giusti dalle forze del male e quando queste si staccheranno dal corpo mortale le accompagnerà alla dimora definitiva. Ed è onnisciente ed infallibile.        

In ambiente ellenistico nel I e II secolo d.C. oltre al Mitraismo si diffuse velocemente anche la dottrina di Apollonio di Thiana. Negli ambienti del giudaismo della diaspora si diffuse la dottrina del rabbi Yeshua in aramaico e Yeoshua in ebraico, ossia Giosuè detto Iesus/Gesù. Le situazioni politica, sociale e militare dell’impero Romano incominciano a rabbuiarsi. Continue lotte per la successione all’impero, l’eterna lotta contro la Persia, le pressioni dei popoli nordici e asiatici sui confini europei. La stagnazione economica dovuta alla cessazione dell’espansione territoriale, le epidemie che falcidiavano la popolazione. Una situazione non ancora insostenibile ma che inizia a diventare seria. L’Imperatore Costantino decide, forse ben consigliato, che occorreva trovare un fattore unificante per l’impero. Impero che aveva dato segni di azioni centrifughe nelle isole britanniche e soprattutto in Siria con il regno di Palmira della regina Zenobia. Sommando queste preoccupazioni a quelle elencate, ritiene che un fattore unificante possa essere non più il mito di Roma, città eterna con i suoi miti e certezze, in quanto ormai la capitale dell’impero era stata portata a Bisanzio in area ellenistica e solamente più una piccola parte dei cittadini dell’Impero erano latini o loro discendenti. Ma forse occorreva una motivazione spirituale, controllata da un clero stabile che fosse capillarmente presente nel territorio. Clero che nei suoi strati bassi dovesse guidare moralmente il popolo e nei livelli alti della gerarchia rispondere al governo imperiale. Ma le religioni degli antichi dei del panteon greco-romano non erano adatte in quanto non erano religioni spirituali ma solamente un insieme di riti di venerazione di esseri superiori. Esseri che vivevano, amavano, lottavano, morivano. Occorreva trovare una religione nuova. Costantino che era, oltre che imperatore, anche Pontefice Massimo dei culti misterici di Mithra, semplice gli sarebbe stato imporre tale religione a tutto il popolo. Ma non era possibile per diversi ordini di cose: si trattava di culti misterici e non di una religione popolare. Il popolo ha bisogno di divinità locali a cui rivolgersi, ha bisogno di manifestazioni della potenza divina quali i miracoli, non di una via iniziatica per il miglioramento di sé stessi. Poi il Mitraismo era, come abbiamo visto, riservato agli uomini e vietato alle donne e ai non liberi. Erano problemi insormontabili. Si pensò allora alla teologia di Apollonio di Thiana che tanto successo aveva in Medioriente in generale e in Anatolia in particolare. Ed era anche conosciuto in Italia e Grecia. Anche in questo caso vi erano problemi. La teologia apollonica era complicata da un substrato di conoscenze pitagoriche non alla portata di tutti. E’ vero che i suoi sacerdoti si rivolgevano ad un dio impalpabile e sconosciuto, ma non esisteva una gerarchia e i riti erano troppo semplici. Vi erano sì i miracoli, ma questi erano stati praticati solamente da Apollonio e poi erano cessati con la sua morte e ascesa in cielo. Inoltre non erano pochi coloro che accusavano Apollonio di magia. Ecco che a qualcuno, o a Costantino stesso, venne la folgorante idea di creare una religione nuova. Basata su un profeta sconosciuto. Un qualcuno che potesse fornire le esigenze del caso e fosse inattaccabile. Quindi uno sconosciuto o quasi. Uno che non avesse nemici. Ecco che la scelta cadde su Yeshua/Gesù. Non abbiamo, ovviamente, documenti che illustrino le motivazioni di questa scelta, ma le possiamo quantomeno intuire: sconosciuto ai più: nato, vissuto e morto in una provincia romana che aveva pochi o nulli contatti con l’esterno: la Palestina. Di un popolo che viveva appartato, quello giudaico benché Gesù fosse galileo e non giudeo. E vi era anche un altro grande vantaggio. Questo popolo, l’ebraico, aveva un libro, la Bibbia, che sarebbe potuto servire come base per la sua vita e predicazione. Ossia vi era un substrato religioso già esistente. Bibbia che era conosciuta a Bisanzio in quanto tradotta in greco ad Alessandria d’Egitto circa cinque secoli prima. Certo, non era uguale alla Bibbia ebraica ma questo poco importava. Bastava interpretare alcuni passaggi di essa come profezie della venuta del dio sulla terra ed il legame era creato.

Al fine di gettare le basi di questa nuova religione, Costantino convocò a Nicea, presso Bisanzio, per il 325 un concilio che cambiò la storia d’Europa. Vennero convocati i circa 1000 vescovi delle diocesi dell’impero Romano d’Oriente e gli 800 vescovi dell’impero Romano d’occidente. Di questi 1800 prelati se ne presentarono circa 250 e forse furono presenti in 270 alla fine del concilio. Altri ne arrivarono dopo il suo termine. Il concilio dibatté essenzialmente del concetto del dogma, ovvero la verità di fede. Che deve essere accettato dal fedele senza alcuna discussione per non incorrere nell’eresia. Concetto inesistente in tutte le religioni contemporanee e precedenti. Gli incontri si effettuarono sotto la presenza di Costantino, che come detto non era cristiano. Il concilio si protrasse dal 19 giugno al 25 luglio del 325. Il documento finale fu firmato dal rappresentante imperiale Osio di Cordova e poi dai rappresentanti dei patriarcati. Perché, ricordiamo, all’epoca, a dispetto di quanto ci si vuol far oggi credere, la figura centrale del Papa di Roma non esisteva. Vi erano cinque patriarcati: Gerusalemme, Antiochia, Alessandria d’Egitto, Bisanzio e Roma. Inoltre vi erano correnti teologiche inconciliabili, al punto che non tutti firmarono, come i seguaci del vescovo Ario e del Vescovo Eusebio di Nicomedia, considerati poi eretici. La lotta fu acerrima al punto che il Vescovo di Bari Nicola, poi santo, picchiò il Vescovo Ario.

Il vescovo Nicola di Bari mentre picchia il vescovo Ario

Quindi fu una minoranza, ancorché non compatta, che gettò le basi del Cristianesimo come lo conosciamo oggi. Ma vi è un particolare interessante. Poiché parte della teologia fu desunta da quella di Apollonio di Thiana e le gerarchie ed i riti ereditate dai culti misterici di Mithra, riteniamo comprensibile che anche i rappresentanti di queste due organizzazioni fossero presenti. Per quanto riguarda il mitraismo ne siamo certi, poiché il loro Pontefice Massimo, Costantino, presiedeva i lavori. Ma riteniamo non fosse l’unico.

Ecco che con l’impulso dato dall’impero, il Cristianesimo inizia ad imporsi e proprio dall’Italia. Ecco sorgere le chiese. Edifici di culto che prima non esistevano. In quanto gli scarsi fedeli protocristiani si ritrovavano presso abitazioni o in locali disadorni. Invece vediamo innalzarsi edifici che ricordavano i templi degli dei del panteon greco-romano. Al suo interno vi era un altare come nei mitrei. Non vi era il simbolismo mitraico ma il nascente simbolismo cristiano. E curiosamente le prime chiese furono costruite sui mitrei già esistenti. I riti di Mithra in breve scomparvero come se fossero stati inghiottiti dalle tenebre del mistero. Solamente a Roma, per fare un esempio, dei sette mitrei conosciuti e giunti sino a noi, tre sono sotto delle chiese. O meglio, le chiese sono state costruite sopra i mitrei: San Clemente in via San Giovanni in Laterano, Santa Prisca sull’Aventino e Santo Stefano Rotondo. Poi vi sono: quello adiacente il Circo Massimo, quello delle Terme di Caracalla, quello sotto Palazzo Barberini e quello ritrovato sotto via San Giovanni Lanza.

Da questo momento inizia l’ascesa inarrestabile della Chiesa Cristiana sino a diventare avversaria dell’Impero ai tempi di Carlo Magno e di Federico Barbarossa, per fare due esempi. La chiesa post-conciliare non aveva quasi più nulla del giudeo-cristianesimo dei primi tempi. Aveva abbandonato la circoncisione, i riti ebraici, l’iconoclastia, anzi inondava le nuove chiese di quadri e statue. Ma questa è un’altra storia. Però la chiesa neo-Cristiana aveva adottato consuetudini e tradizioni del mitraismo: quali il 25 dicembre come data di nascita di Gesù, come Mithra: Solstizio d’inverno, la settimana di sette giorni ed i paramenti sacerdotali, che vedremo oltre. La gerarchia. Il rito della cresima con la trasformazione del fedele in “soldato di Cristo” come evoluzione del rito di passaggio al terzo grado. Dopo battesimo e prima comunione. Insomma, Mithra era scomparso ma sopravviveva in tutta Europa.

(4/5) (Continua)

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