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Mithra: un Dio dalle molte vite (5° parte)

Vediamo ora cosa hanno lasciato in eredità i riti di Mithra nei paramenti sacri utilizzati ancora oggi dagli officianti i riti cattolici, ossia la messa. La casula, detta anche pianeta, ossia il copri-abito che era tipico dei sacerdoti officianti i riti mitraici. La pianeta, nome forse non curioso, varia di colore nell’arco dell’anno. Vediamoli nel dettaglio: verde nel “tempo ordinario”, ossia al di fuori dei periodi di seguito indicati. Viola: durante l’Avvento, la Quaresima, alla festa dei santi e durante la commemorazione di un defunto. Rosa: nella terza domenica di Avvento e nella quarta domenica di Quaresima. Bianco: Natale, Pasqua, Matrimoni e altre festività solenni. Giallo/oro può sostituire gli altri, escluso il viola e il nero. Rosso: feste di preparazione pasquale (Palme, venerdì santo) e quelle legate allo Spirito Santo e agli evangelisti e apostoli. Nero: requiem e uffici per i defunti. Azzurro, facoltativo per i riti legati alla Madonna. Se noi eliminiamo quelli specifici cattolici (azzurro, rosa) abbiamo il bianco/oro per le feste, viola per il periodo di attesa della festa, verde officiazioni comuni, rosso per le feste degli angeli e nero defunti. Questi colori sono legati al ciclo notte/giorno e quindi ari riti mitraici. Partiamo dal nero, colore della notte, ove il sole è “morto”. Quindi vi è il viola, ossia di quando il cielo inizia a prendere colore, e siamo nell’attesa della rinascita del sole e quindi del nuovo giorno. Bianco/oro: celebrazione della luce e quindi della nascita del sole. Atto, la nascita del sole, sotto il governo di Mithra. Ove il bianco è il colore della luce e l’oro del sole medesimo. Rimane il rosso. Questo era il colore degli dei. Ricordiamo che gli imperatori romani durante il Trionfo, la parata militare dopo una campagna militare favorevole, si dipingevano di rosso il volto per assomigliare ad Apollo o comunque agli dei.

L’eredità del mondo moderno non è solamente legata ai riti. Vi sono anche i giorni della settimana. Sappiamo che i latini indicavano i giorni come Primo, Secondo etc su cicli di 8 giorni. Ma i riti mitraici portarono a Roma il calendario lunisolare di 7 giorni (1/4 del ciclo lunare di 28 giorni) su anno solare di 365 giorni. Calendario di origine caldea e quindi di derivazione sumera. I giorni erano: dies Mercurii (dedicato a Mercurio pianeta e dio), dies Veneris (dedicato a Venere), dies Martis (dedicato a Marte), dies Iovis (dedicato a Giove), dies Lunae (dedicato a Luna-Selene), dies Solis (dedicato al sole-Apollo), dies Saturni (dedicato a saturno). Vediamo che curiosamente l’ordine non è il medesimo di quello attuale, oltre al fatto che il giorno di festa è quello dedicato a Saturno, ossia il sabato. Questo calendario si iniziò ad utilizzare a Roma nel I sec dC. Ossia al massimo fulgore dei riti mitraici. Poi con il sopravvento della nascente chiesa cristiana vi fu un rimescolamento dei giorni con la sostituzione del giorno festivo sabato con quello domenicale. Cambiandogli il nome nel 383, passando da dies Solis, dedicato al Sol Invictus, a dies Dominica: giorno del signore, sottintendendo Dio.

L’ordine diverso dei giorni aveva un significato preciso nei riti mitraici. In quanto ogni grado di appartenenza al rito aveva un pianeta corrispondente. Abbiamo visto i sette gradi, vediamo i pianeti corrispondenti: Corax – Mercurio, Nymphus – Venere, Miles – Marte, Leo – Giove, Perses – Luna, Heliodromus – Sole, Pater – Saturno. Ma questi sette livelli corrispondono, come abbiamo visto, anche ai sette livelli della gerarchia all’interno della cristianità cattolica: Catecumeni, fedeli, diaconi, sacerdoti, vescovi-abati, arcivescovi-cardinali, Sommo Pontefice, detto Papa. Che combinazione è un termine che deriva dal Pater mitraico.       

Occorre ancora ricordare il noto copricapo utilizzato dai Vescovi, dal Papa, dai Cardinali e da alcuni Abati autorizzati: la Mitra, nome che ne denuncia immediatamente l’origine, anche se questo era di origini ancora più antiche e riporta, pare, al dio Oannes. Il dio pesce che istruiva gli abitanti della Mesopotamia. Qualcuno potrebbe chiedere: ma gli abiti indossati dai sacerdoti sono tutti di origine mitraica. La risposta è no. Abbiamo due accessori dei sacerdoti cristiani che sono di origine ebraica: l’amitto che è la versione cristiano-cattolica del Tallit Qatan (Katan), ossia il Tallit ridotto che viene sempre indossato sotto l’abito dagli ebrei osservanti. Anche se nella versione cristiana è solamente bianco senza gli intarsi azzurri. E il Pileolo, meglio conosciuto come zucchetto o papalina. Utilizzato dagli ebrei per coprirsi il capo quantomeno nell’entrare in Sinagoga.

Oannes: notare il copricapo, chiamato Mitra, utilizzato dai Vescovi Cattolici e Anglicani.

Vorrei finire con una osservazione. Abbiamo visto le immagini dei tedofori Cautes e Cautopates. Ebbene, l’immagine di Cautes la troviamo ancora oggi. Ed è un’immagine ben nota. Si tratta di una statua rappresentata sempre uguale, o quasi, in almeno 30 città del mondo, da Parigi a Singapore, da Lima a Rio de Janerio, da Mumbai a Gerusalemme. Ma la più famosa è quella situata all’ingresso del porto di New York. La cosiddetta Statua della Libertà (Immagine nr 7). Si ispira alla posa di Cautes e di Mithra quando sorge dalla roccia, ma con le fattezze della dea egizia Iside e/o quella babilonese Semiramide. Ma ha la testa “raggiata” tipica di Mithra. E’ nella posizione della “luce”, ossia del momento in cui il Sol Invictus spande sulla terra la sua forza e sapienza. Come noto fu progettata da Gustave Eiffel (quello della Torre di Parigi che porta il suo nome) e da Frédéric Auguste Bartholdi, entrambi ferventi massoni e ne fecero una prima versione ora sulle sponde della Senna a Parigi. Poi per il centenario dell’indipendenza degli Stati Uniti la Massoneria francese volle regalare una copia gigantesca della statua da installare alla porta di accesso della nuova nazione americana. Ma i tempi furono lunghi e la messa in opera terminò solamente nel 1886, con dieci anni di ritardo. Essendo formata da una struttura in acciaio ricoperta di 300 fogli di rame modellati, appena inaugurata la statua era di un rosso sfolgorante, salvo poi divenire verde per l’ossidazione del rame.

Immagine 7: la statua della Libertà di New York
Semiramide

Ma questa era la prima statua di questo genere? No. L’artista italiano Camillo Pacetti nel 1810 ne pose due sulla facciata del duomo di Milano. Curiosamente dal 1805 al 1812 il viceré d’Italia era Eugène de Beauharnais, figlio della prima moglie di Napoleone Bonaparte e capo della Massoneria italiana. Queste due statue sono poste ai lati del balcone posto sulla facciata del duomo (immagine nr 8). Sulla destra vi è una figura femminile triste che sorregge, come Mosè, le tavole della Legge. E, a dire dell’artista, rappresenta l’Antico Testamento. Mentre sulla sinistra vi è una giovane dall’aspetto brillante. Che con la mano destra sorregge una fiaccola, come Cautes e la statua della Libertà, ha il capo raggiato come Mithra e il braccio sinistro si poggia sulla croce. Non valorizzandola come simbolo del Cristianesimo, ma come un semplice sostegno. Secondo l’artista, questa seconda statua rappresenta il Nuovo Testamento. Ora, non occorre essere fini osservatori per comprendere che in realtà la seconda statua rappresenta la nuova religione, diciamo il Cristianesimo, che solleva la fiaccola di Mithra in onore del Sol Invictus e si poggia alla croce come ad un qualunque sostegno.

Immagine 8: Il balcone del Duomo di Milano

Come possiamo concludere? Che il Dio Mithra ha attraversato i secoli, si è adattato alle mutazioni sociali, economiche, politiche, alle carestie ed alle pestilenze, ma è ancora qui che dietro le quinte, e i sacerdoti di oggi, consapevolmente o inconsapevolmente, utilizzano parte dei suoi riti, narrano i suoi miti, vestono i suoi paramenti, e lodano il dio, Sol Invictus, che dall’alto osserva la vita scorrere sulla terra.

(5/5) (Fine)

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