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Mura poligonali dell’antica città di “Cosa”, le facciate impossibili.

Dopo aver analizzato in un precedente articolo gli angoli impossibili scolpiti sugli immensi blocchi poligonali di svariate tonnellate nell’antica città di Cosa (un sito archeologico di dubbia paternità a due passi dalla città di Orbetello in Toscana), oggi vediamo anche l’incredibile perfezione con cui venivano realizzate le facciate e i lati di questi blocchi a volte davvero monumentali. Questo il primo articolo su gli angoli impossibili “angoli” * Stazione 4.

Prima di passare a vedere nel dettaglio la precisione di queste facciate, voglio mostrare un dettaglio di questa cinta muraria per rendersi conto di quanto grande sia. Come già detto è lunga oltre 300 metri, con altezze che in alcuni punti sfiorano anche i 6 metri. Incredibilmente i massi più grandi spesso e volentieri si trovano nella fila più in alto, una pratica al di fuori di ogni logica, a meno che non avessero una tecnologia a noi sconosciuta.

Se è stato difficile realizzare angoli di diverse ampiezze con attrezzi primitivi su rocce granitiche durissime come queste, almeno per quanto riguarda la facciata frontale e poi spiego anche il perché, non deve essere stato meno facile portare ogni facciata di questi blocchi ad un piano perfetto su tutta la sua area. Ricordo che i blocchi in questione sono decine di migliaia, un numero che a stento si riesce a contare, di varie misure, che a volte raggiungono anche i 5 metri mq.

E’ difficile da percepire a occhio a nudo l’assoluta uniformità dei lati, il colore e le imperfezioni non permettono di distinguere bene il risultato, per di più da una foto, ma vi posso assicurare che nella maggior parte dei blocchi, soprattutto quelli della cinta muraria, ho provato il piano con una livella in ogni direzione, e la perfezione del piano è totale in qualsiasi direzione si volti la livella. Un lavoro disumano!

Se dovessimo stare alla spiegazione ufficiale, queste mura sono state realizzate dagli Etruschi nel 300 A.C. circa, e successivamente riprese dagli antichi Romani sagomandole e riducendo di molto le dimensioni dei blocchi, un’involuzione inspiegabile vista la tecnologia degli stessi in tutte le fasi costruttive, sia nella lavorazione dei materiali con arnesi di ultima generazione, sia nelle tecniche di sollevamento di grandi pesi con argani e carrucole.

Nel precedente articolo ho mostrato e spiegato come questi blocchi non presentino segni di scalpello, contrariamente ai blocchi riutilizzati dai Romani all’interno della cinta per i propri monumenti. Ammesso che gli Etruschi oltre ad avere scalpellini di rame ne avessero anche di ferro, non si capisce perché l’immane lavoro di portare un piano così perfetto per ogni blocco presente in tutto il sito archeologico. Ci sono siti archeologici di certa costruzione etrusca che sono anni luce lontani da questo tipo di tecnica, come ad esempio il sito archeologico di Vetulonia in Toscana e quello di Cerveteri nel Lazio.

Un altro aspetto incredibile di questi blocchi poligonali è che sembrano stati realizzati come il cemento, una sorta di impasto con polveri e aggregati che in parte spiegherebbe la semplicità nella loro realizzazione. Come per le mura di Puma Punku, o la maggior parte di muri poligonali presenti in Perù, anche qui ci sono indizi che proverebbero questa tecnica. Ovviamente è molto più facile riempire casseforme con qualche tipo di malta, sagomando così a piacere ogni pezzo in tutte le forme desiderate. Questa ipotesi nasce vedendo nella parte alta di un masso una impronta di un mano, come se delle dita avessero toccato un lato ancora fresco, effetto cucchiaio già visto in altri blocchi del Perù.

Lato alto di un blocco con effetto colatura.

In queste due foto sotto, si vede come il peso della struttura abbia rotto un angolo liscio di un blocco, guardando all’interno sembra che sia stato realizzato con aggregati, sassolini e ciottoli mischiati con malta. Questo confermerebbe l’assoluta perfezione degli angoli e l’assoluta perfezione del piano liscio, spiegando così anche il perché non si vede mai un solo solco di scalpello. Inoltre ogni lato di facciata presenta tanti piccoli forellini che sembrano più bolle d’acqua che si formano in cassoni di cemento, bolle che tendono sempre a salire verso l’alto. Se il materiale usato per realizzare questi blocchi fosse di origine naturale, la sua composizione dovrebbe essere omogenea in ogni sua parte, e non presentarsi piena all’interno e con un solo lato pieno di bolle.

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Written by Luca Zampi

Appassionato da sempre dalle antiche civiltà del nostro passato, oggi in cerca di prove su una possibile origine comune, una civiltà globale che ha lasciato traccia di sé attraverso costruzioni megalitiche, reperti antichi con le stesse lavorazioni dei materiali, miti e leggende varie. Una visione alternativa della nostra storia attraverso l'analisi dei fatti , documenti e comparazioni fotografiche in grado di far luce ai tanti tabù e misteri che circondano queste antiche civiltà sparse per il mondo.

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