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Mura poligonali: manuale completo!

Le sorprendenti analogie tra due paesi lontanissimi.

Le mura megalitiche poligonali è un argomento che da sempre mi sta a cuore, in passato avendo lavorato ogni tipo di pietra conosco bene la durezza di ognuna di essa pur non sapendo all’epoca neanche cosa fosse la scala di durezza Mohs, un caposaldo di classificazione per i diversi tipi di materiale che ovviamente nel tempo ho studiato per riportare le varie densità e le relative durezze che compongono ogni tipo di pietra a disposizione, perché dal materiale ti posso dire cosa ci serve per tagliarlo, e se il grande egittologo di tutti i tempi, l’illustrissimo Zahi Hawasse fosse stato un solo giorno accanto ad un marmista nella sua bottega, forse ci saremmo risparmiati un sacco di cialtronerie dette per spiegare ciò che in realtà non sapeva spiegare.

Lo scorso anno ho visitato l’antica città di Cosa, a Ansedonia, Orbetello(Toscana), e con solo quel sito megalitico realizzato con una cinta muraria con mura poligonali, ho potuto trovare moltissime analogie che tra poco scorreremo velocemente in una grande carrellata, ovviamente paragonate con le più note mura poligonali del Peru, con il suo immenso bagaglio artistico sparso su tutto il territorio, e che non a caso, come ho cercato di spiegare in questo altro articolo, condivide anche una sorta di maledizione in comune, e mi riferisco a l’attribuzione dei loro fabbricanti. Mura Poligonali gemelle. – Stazione 4

Queste mura sparse in tutto il mondo, non si salva un solo continente, spesso non sapendo spiegare come e da chi sono state realizzate, vengono attribuite alla prima cultura di comodo, e non importa se quella cultura non era in grado di realizzare queste opere megalitiche non avendo né la conoscenza né la tecnologia per farlo, tanto chi se ne accorge, Zahi Hawasse? E anche qui ho cercato di dare una pezza mostrando alcuni confronti che, il che se ne dica, le foto non mentono mai. Prima di arrivare al vero confronto della stessa scuola di manovalanza, un breve ripasso di come alcuni siti archeologici di certa costruzione etrusca, differiscono completamente da questi siti megalitici poligonali, e la stesso confronto lo faremo dopo per le certe mura di costruzione Inca, cultura attribuita alle mura poligonali del Perù. Tutte le foto che vedrete del territorio italiano sono state scattate da me. Primo esempio delle vere mura etrusche.

La prima foto a sinistra riguarda il sito megalitico di Cosa, Toscana, e un muro della cittadina etrusca di Cerveteri, Lazio, e come vedete non c’è bisogno di commentare oltre, il sito di Cerveteri è di certa fabbricazione etrusca, ne fa parte anche una necropoli e molti altri piccoli insediamenti ricchissimi di reperti Etruschi. Accanto una fotocopia, sempre il sito megalitico di Cosa, Toscana, e il sito di sicura fattura etrusca della città di Vetulonia che questa volta non è nel Lazio però, ma in Toscana, non molto lontano dalla città di Cosa, come si spiega questa differenza con solo pochi metri di distanza? Eppure mostrai un esempio banale in passato, gli artigiani dell’impero romano ovunque egli stettero costruirono sempre secondo un determinato schema, la scuola è quella a continenti di distanza.

Città dell’impero romano sparse in tutto il bacino del mediterraneo.

Anche qui, sfido che se togliessi i nomi sotto le foto non si riconoscerebbero tutti i paesi di origine, sembra ovunque di essere a Roma. Stessa triste sorte per le mura poligonali del Perù, si incontrano cittadine dove è certa la realizzazione da parte della cultura andina Inca, e queste mura poligonali diverse in tutto e per tutto ma sempre attribuite a loro.

Ora una carrellata di alcuni confronti realizzati solo nel sito archeologico dell’antica città di Cosa, Ansedonia, dopo la mia prima visita di persona. Ovviamente parto dalle tre figure che ho trovato guardando le forme delle pietre, e sono le stesse figure che si trovano nelle mura poligonali della città di Cusco, Perù, link sotto la foto. A dopo le analisi.

Ho spiegato più volte che il materiale a disposizione era diverso, e forse era diversa l’epoca nonché la mano del muratore, ovvio che possiamo trovare stili differenti, ma la scuola è la stessa. Ora le similitudini con le sole pietre.

E non sono tutte, giusto un breve ripasso. Questa era la mia prima visita ad un sito megalitico italiano, che per nostra fortuna possiamo vantare un grande repertorio, guarda caso come nel Perù, che vanta anch’esso una vastissima gamma di siti archeologici di questo tipo. Ed infatti pochi giorni fa sono andato a visitare un altro sito con mura poligonali, la città di Alba Fucens, vicino Massa D’Albe, Abruzzo, altra situazione analoga, un fortino attribuito agli etruschi che gli antichi romani successivamente hanno insediato e modificato per i propri usi e costumi, nella stessa identica planimetria dell’antica città antica di Cosa, con un foro romano al centro, un tempio dedicato ad Apollo, invece che a Giove come nel sito toscano, ma in tutto e per tutto identico nella sostanza, con il riutilizzo dei grandi massi poligonali da parte dei romani spezzettati e modificati per renderli più maneggevoli.

Di questo ne parleremo poi, ora ditemi voi di che cosa stiamo parlando, se è o non è lo stesso manuale d’uso. Anche qui come come nel resto degli altri collage tutte le foto italiane utilizzate per i confronti sono state scattate da me.

Le tre porte poligonali di Alba Fucens e una sezione del muro poligonale a Ollaytambo.

Mi soffermo su queste due immagine perché meritano tanto meno un epitaffio sulle triste morte della parola “Coincidenza”, mi verrebbe da dire chi a imparato da chi, e lo dirò presto in una pubblicazione. Se come detto pocanzi togliamo la peculiarità dell’artista, quel che rimane è un libricino di scuola che con buone 150 pagine spiegherò benissimo.

Da qualche giorno sto facendo mio un “Mantra”, il diavolo si nasconde nei dettagli, ed è nei dettagli che come un iniziatico vedo le note, non nei simboli esoterici ma nell’arte scultoria, che per buona parte della mia vita ho svolto. E non voglio soffermarmi molto sui dettagli, mi basta dire che se con un righello copri le scritte del luogo sopra questa ultima foto in alto, quel che ne rimane è un immagine speculare di qualcosa che non nasce a caso, ma si crea con secoli di artigianato e poi si tramanda. A quale numero il “caso” cessa di essere il “caso”? Per oggi mi fermo qui, ma se dovessi mostrarvi tutta la mole di materiale che sono riuscito a mettere da parte, beh, sfido chiunque a parlare ancora di…”caso”.

Nella galleria alcune immagini che ho scattato nel sito archeologico di Alba Fucens, Abruzzo, Italia.

E per ultimo qualche esempio di similitudine di incastri con le mura poligonali del resto del mondo. Namasté.

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Written by Luca Zampi

Appassionato da sempre dalle antiche civiltà del nostro passato, oggi in cerca di prove su una possibile origine comune, una civiltà globale che ha lasciato traccia di sé attraverso costruzioni megalitiche, reperti antichi con le stesse lavorazioni dei materiali, miti e leggende varie. Una visione alternativa della nostra storia attraverso l'analisi dei fatti , documenti e comparazioni fotografiche in grado di far luce ai tanti tabù e misteri che circondano queste antiche civiltà sparse per il mondo.

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