in ,

LoveLove

Post Apocalisse: l’Eden ritrovato

La teologia Cristiana è fonte inesauribile di spunti interessanti. Riesce a costruire castelli sulle nuvole patendo da una frase estrapolata dalla Bibbia e dimenticandone il contesto. Cosicché riesce a presentare al fedele, che non si preoccupa di andare a verificare, una qualunque situazione e facendola assurgere a certezza se non addirittura a “parola di Dio”. I Testimoni di Geova, poi, sono maestri in quest’arte. Quante volte ci hanno letto una frase biblica e su questa narrato storie fantastiche suffragate dal nulla.

Uno degli esempi più classici, che affronteremo in questo articolo, è l’Eden ritrovato che si formerà sulla terra dopo l’Apocalisse, ossia dopo il ritorno di Gesù. La Chiesa Cattolica, furbescamente, questa narrativa molto presente nei secoli passati, l’ha ormai accantonata e quasi messa nel dimenticatoio. Ciò non toglie che sia ancora presente nelle credenze popolari. Di cosa si tratta? Quando alla “fine dei tempi” ritornerà Gesù sulla terra risorgeranno i morti e la vita sarà eterna e vissuta in un mondo meraviglioso ove non vi saranno malattie, fame, povertà, disagi, vecchiaia e tutto quanto rende difficile la nostra vita attuale.

Il lettore non sprovveduto potrebbe alzare la mano ed obiettare che in altra occasione la Chiesa ci narra che dopo la morte l’anima (peraltro mai citata nella Bibbia) assurgerà in cielo e, superato il giudizio, o godrà in eterno della visione di Dio o sarà dannata in eterno nell’inferno. Quindi di vita eterna carnale sulla terra non se ne parla. Ma non stiamo qui a sottilizzare. Se proprio vogliamo andare a disquisire vi sarebbe anche la questione del Limbo e del Purgatorio, oggi dimenticati. Ma noi vogliamo concentrarci sulla versione della vita eterna terrena.

Bene, cosa ci narra la teologia? Che fatti salvi i cataclismi, gli Angeli dell’apocalisse, il dragone e via discorrendo, un giorno ritornerà sulla terra Gesù. Le tombe si apriranno e tutti, vivi e resuscitati, si raduneranno al suo cospetto. Sempre l’attento lettore potrebbe far notare che buona parte delle persone sono morte in età avanzata, la maggior parte di malattia, moltissimi, specialmente nel passato erano morti bambini se non neonati; come potrebbero costoro percorrere migliaia di chilometri a piedi per radunarsi al cospetto di Gesù. Il teologo risponderebbe: “mistero della Fede”, noi più laicamente diremo: soprassediamo e andiamo avanti, che il bello deve venire.

Ecco quindi un fiume di persone che marcia per giorni e giorni e si raduna in un luogo sconosciuto, forse indicato da degli Angeli. Chissà, forse in terra di Canaan. Qui si ammasseranno miliardi di persone. Naturalmente senza cibo e senza acqua, ma questo è un particolare insignificante. La Bibbia d’altronde ci narra di migliaia di Ebrei che hanno vissuto 40 anni nel deserto scappando dall’Egitto con quello che avevano in casa.

Quando tutti saranno radunati: dal primo uomo di CroMagnon a Giulio Cesare, da Napoleone a nostra nonna paterna, ecco che inizierà il Giudizio Universale. Dove Gesù, assiso in trono, dividerà i buon dai cattivi. La domanda che sorge spontanea è: ma i Cattolici avranno un occhio di riguardo nel giudizio o a Gesù nulla importerà della religione professata? Mistero. In ogni caso i cattivi finiranno all’inferno ed ai buoni sarà data in possesso la terra. Certo, sarà sovrappopolata ma non è un problema.

Quindi tutti si industrieranno per trovare un mestiere? Si metteranno a coltivare a terra per sfamarsi? Assolutamente no. Si tratterà di un nuovo Eden, o Paradiso Terrestre, ove si vive in letizia e si raccolgono i frutti della terra che sorgono spontanei. Anzi, ci riferiscono che il leone mangerà la paglia e pascolerà con l’agnello. Fantastico, quindi vii sarà una notevole mutazione della natura. Certo è che i meli dovranno essere moltissimi e produrre succose mele in continuazione. Ma alla natura non si comanda.

Ma la teologia da dove trae tale narrazione? Ovviamente dalla Bibbia. In effetti in Isaia 11 vi sono alcuni versetti che narrano qualcosa di simile. Naturalmente non si parla di Giudizio Universale ma quello è desunto dall’Apocalisse. Cosa dice esattamente Isaia 11? Vediamo:

6 Il lupo dimorerà insieme con l’agnello,
la pantera si sdraierà accanto al capretto;
il vitello e il leoncello pascoleranno insieme
e un fanciullo li guiderà.
7 La vacca e l’orsa pascoleranno insieme;
si sdraieranno insieme i loro piccoli.
Il leone si ciberà di paglia, come il bue.
8 Il lattante si trastullerà sulla buca dell’aspide;
il bambino metterà la mano nel covo di serpenti velenosi.

Si tratta della versione CEI, ma le altre non si discostano molto.

Visione idilliaca del mondo a divenire

Quindi Isaia aveva illustrato il mondo alla fine dei tempi? Certamente no. Isaia ipotizzava la nascita di un condottiero, fra i discendenti di Iesse, che avrebbe radunato tutto il popolo ebraico. Cosa peraltro non avvenuta.

11 In quel giorno il Signore stenderà di nuovo la mano
per riscattare il resto del suo popolo
superstite dall’Assiria e dall’Egitto,
da Patròs, dall’Etiopia e dall’Elam,
da Sènnaar e da Amat e dalle isole del mare.
12 Egli alzerà un vessillo per le nazioni
e raccoglierà gli espulsi di Israele;
radunerà i dispersi di Giuda
dai quattro angoli della terra.
13 Cesserà la gelosia di Efraim
e gli avversari di Giuda saranno sterminati;
Efraim non invidierà più Giuda
e Giuda non osteggerà più Efraim.
14 Voleranno verso occidente contro i Filistei,
saccheggeranno insieme le tribù dell’oriente,
stenderanno le mani su Edom e su Moab
e gli Ammoniti saranno loro sudditi.
15 Il Signore prosciugherà il golfo del mare d’Egitto
e stenderà la mano contro il fiume
con la potenza del suo soffio,
e lo dividerà in sette bracci
così che si possa attraversare con i sandali.
16 Si formerà una strada per il resto del suo popolo
che sarà superstite dall’Assiria,
come ce ne fu una per Israele
quando uscì dal paese d’Egitto.

Quindi secoli di aspettative per un mondo idilliaco ed invece si trattava di una diatriba fra Ebrei ed i confinanti. E Gesù che torna a Bordo di una nuvola? Che giudica tutti gli uomini, resuscitati e non? No? Peccato. Basta leggere Isaia 11 per rendersene conto personalmente. Si infrange un sogno per milioni di persone. I maligni possono pensare che questo sia uno dei motivi per cui per secoli è stata vietata la lettura della Bibbia ai fedeli.

Ma come è possibile che una tale visione del futuro sia rimasta vivida per secoli e sia passata attraverso il Concilio di Nicea ove l’Imperatore Costantino ha gettato le basi del Cristianesimo così come lo conosciamo oggi? La risposta è semplice: vi era già nell’antica Roma una aspettativa, non uguale ma certamente paragonabile. Ancora prima della Nascita di Gesù vi fu Virgilio che la narrò in rima nella sua “IV Ecloga“.

E’ ovvio che Virgilio ha scritto quanto era nella tradizione romana, che nulla aveva a che vedere con la profezia, fallita, di Isaia. Anzi, molto probabilmente, per non dire sicuramente, nemmeno ne conosceva il testo.

Cosa narra Virgilio? Innanzi tutto riferisce al rigo 5 che si tratta di una tradizione Cumana, appresa da lui da un carme evidentemente noto all’epoca. Possiamo immaginare che si tratti di un testo attribuito alla Sibilla Cumana, Sacerdotessa di Apollo. Divinità, che tramite il Mitraismo (vedere in queste pagine la serie di articoli dedicati) che hanno donato in eredità al Cristianesimo l’immagine retorica di Gesù.

Quindi Virgilio afferma che ritornerà la Vergine. Si tratta della divinità greco-romana Estìa/Vesta, figlia di Crono e Rea, perenne vergine e protettrice della casa e del focolare, simbolo della famiglia. Immagine poi traslata nel Cristianesimo e assorbita da Maria madre di Gesù. Con il ritorno di Vesta verrà ripristinato il regno terrestre di Saturno. Dobbiamo ricordare che quando regnava Saturno vi era l’epoca dell’oro, ossia di quando gli Dèi camminavano con gli uomini. Età descritta da Esiodo già secoli prima. Era un’epoca senza guerre e senza fame. Quando gli uomini vivevano in uno stato di felicità permanente anche grazie alle copiose messi agricole. Giunto al potere Giove/Zeus, Saturno si ritirò sui monti umbro/laziali godendosi un periodo che oggi potremmo dire di pensione. Ma sempre i romani ne speravano il ritorno. Ritorno ora indicato da Virgilio.

A questo punto Virgilio predice che dal cielo discenderà una nuova stirpe. Possiamo pensare di tratti di una stirpe di “figli degli Dèi”, quelli che il Cristianesimo identificherà come Angeli. Inoltre nascerà un fanciullo, che porrà fine, riga 10, alla stirpe del ferro, ossia gli uomini che vivevano all’epoca di Virgilio, e in tutto il mondo sorgerà una nuova stirpe dell’oro. Ossia una stirpe come quella antica.

Virgilio si rivolge direttamente a Lucina, nome popolare di Giunone e talvolta Diana. Nome che significa “portatrice di luce” e per estensione la luce riflessa della Luna. Virgilio gli dice che il suo Apollo, simboleggiante il Sole, sta già regnando. Ossia il sole è sorto, quindi è giunto il tempo e Giunone/Lucina riceve la sua luce e la riflette. Ciò perché Giunone/Lucina aveva il compito di misurare il periodo della gravidanza e quindi ad indicare il momento del parto.

Virgilio, ora, afferma che il fanciullo, crescendo, vedrà il mondo libero dalla paura, riga 19, e vivrà con gli Eroi. Ove per Eroi si identificano i figli misti di divinità e terrestri. Quindi governerà in pace e con virtù.

Il mondo, narra Virgilio, che le messi saranno copiose e le greggi saranno ricche di latte e di cuccioli. Le greggi non dovranno più tenere le aggressioni delle fiere. Nasceranno tanti bambini, i fiori disperderanno il loro soave profumo, le serpi moriranno, così come moriranno le erbe velenose, le spezie orientali, gradite ai romani, saranno numerose. Si leggeranno le gesta degli Eroi, i campi saranno ricoperti di biondeggianti spighe. Così come saranno copiosi i raccolti di uva, frutti di bosco e miele. Le vestigie dell’epoca in cui gli uomini soffrivano spariranno. La discendente di Oceano/Nettuno/Poseidone, la bellissima ninfa Teti, costruirà castelli. Tifi, il timoniere di Argo, porterà dal mare altri Eroi di ritorno da vincenti guerre come quella combattuta da Achille contro Ilio/Troia.

Virgilio continua che quando l’atteso fanciullo crescerà ancora migliorerà il mondo; non si dovrà più faticare ad arare con i buoi, che saranno liberi, non serviranno più le merci portate dai mercanti con le loro navi, perché la terra donerà tutto quanto servirà. Non solo. Ad esempio le pecore doneranno lana già colorata e non più da tingere. Quindi è ora di cantare lodi e di attendere il meraviglioso tempo che verrà e attendere la nascita del pargolo che cambierà il mondo.

Certamente Virgilio aveva raccolto tradizioni popolari raccolte nel carme cumano. Evidentemente ben noto all’epoca. E questa tradizione è rimasta a livello popolare e assorbita dal Cristianesimo Costantineo e giunta a noi come elaborazione teologica di un passo biblico. Ciò che è certo che non risultano simili narrazioni da parte di Gesù né erano presenti nel Cristianesimo primigenio di derivazione apostolica.

Una visione della terra paradisiaca.

What do you think?

86 points
Upvote Downvote

Comments

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Loading…

0

Gli angoli impossibili dell’antica città di “Cosa”.

I Segni Cardinali, Fissi e Mutevoli Parte 1