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Sanfedisti!

Come noto la Rivoluzione Francese non fu un movimento spontaneo popolare, ma fu guidata da una élite in buona parte composta da Massoni. Questa élite aveva un obiettivo principale, eliminare l’assolutismo monarchico e in seconda battuta ridurre, se non eliminare, il potere della Chiesa Cattolica che allora era assolutista e oscurantista. L’élite iniziò le sue mosse da Parigi, centro del potere in Francia e sede della Monarchia Borbonica. Non sta a noi qui ripercorrere quei tragici momenti che portarono ad un grande spargimento di sangue, ma possiamo solamente ricordare che mentre a Parigi il controllo della città e della società fu attuato. I monarchici più convinti emigrarono in Inghilterra e nei vari stati tedeschi andando a costituire delle formazioni militari che affiancarono gli eserciti Inglese, Austriaco e Prussiano. Sconfitti questi ultimi due, molti passarono in Russia. Nel frattempo la rivoluzione si estendeva in tutta la Francia, innalzando gli alberi della libertà nelle piazze di città e villaggi, una nuova classe dirigente si andava formando. La Convenzione, parlamento, decise di rinnovare la Chiesa Cattolica sul modello inglese, ossia istituire la Chiesa Gallicana sotto il controllo statale e non più sotto le direttive vaticane. I conventi furono aperti e suore e frati scacciati affinché tornassero alla vita civile. Mentre ai preti fu richiesto un giuramento di fedeltà alla Repubblica. Molti accettarono, anche volentieri, altri si rifiutarono per fedeltà al papato. Questi furono scacciati dalle canoniche e sostituiti con preti fedeli alla repubblica. Gli atti di violenza non furono pochi, specialmente nel momento della confisca delle proprietà terriere che la Chiesa aveva in abbondanza in Francia. I mezzadri ed i servi della gleba che vi lavoravano appoggiarono le richieste della Convenzione nella speranza di ottenere un appezzamento di terra. Mente i sorveglianti, gli amministratori ed i servi fedeli della Chiesa si opponevano. Vi furono scontri omicidi, abitazioni incendiate. La Francia era sull’orlo della guerra civile. Ed in breve vi sprofondò. Mentre gli eserciti repubblicani combattevano ai confini contro gli eserciti dei monarchi assolutisti, all’interno la Guardia Nazionale cercava di ripristinare l’ordine.

Roma, atterrita dalle notizie che giungevano dalla Francia e, soprattutto dalla conoscenza della formazione di Club Giacobini nella penisola italiana, passò alla reazione. I preti sfrattati e parte dei frati scacciati iniziarono in Francia ad organizzare e guidare la rivolta contro i rivoluzionari repubblicani. La propaganda vaticana si basava su semplici ed efficaci parole d’ordine: il Re regna per volontà di Dio, la Chiesa è la Santa Organizzazione di Gesù ed il Papa è il suo vicario in terra. I rivoluzionari sono dei “senzadio” che andranno all’inferno. Il peccato non deve conquistare la Francia ecc. Le masse analfabete delle campagne furono ammaliate da tali parole gridate con entusiasmo da predicatori nella piazze di pasi e villaggi. Fedeli devoti o piccoli nobili fedelmente monarchici si mettevano alla guida di improvvisate masnade di contadini armati di falci e tridenti. Quindi convergevano nelle vicine cittadine e, riunitisi, con altre colonne provenienti da altri villaggi, davano l’assalto al Casa Comunale. A volte scacciati a fucilate dalla Guardia Nazionale, altre volte massacrando i repubblicani che vi trovavano all’interno. L’albero della libertà veniva abbattuto e i simboli repubblicani distrutti. La repressione era quantomeno violenta e le stragi si susseguivano. La Normandia e la Bretagna si incendiarono, l’Alsazia e la Gironda pure. Tutta la Francia meridionale era costellata dai fumi di incendi. Nantes, Lione, Marsiglia e Tolone caddero nelle mani dei rivoltosi. In Vandea l’intera regione era nelle mani dei rivoltosi. Rivoltosi che a questo punto assunsero il nome di Sanfedisti. Ossia i soldati della Santa Fede.

Nel frattempo a Parigi Robespierre, compreso che al popolo minuto una religione da seguire è importante, cercava di imporre una nuova religione che aveva come divinità la Dea Ragione, alcune chiese furono trasformate in templi della nuova religione, ma il popolo non pareva coglierne il significato e la snobbava. Inoltre gli eccessi della rivoluzione portarono prima alla caduta di Robespierre e dei suoi più stretti collaboratori. Poi, siccome la situazione non tendeva a placarsi, la Massoneria, guidata da Giuseppe Bonaparte, fratello maggiore di Napoleone, organizzò il colpo di stato del 18 Termidoro. Portando il Generale corso a formare un triunvirato di consoli, quindi Napoleone divenne Console unico e quindi, compreso che il popolo aveva bisogno di una guida in cui doveva rivedere i fasti della vecchia Monarchia, nel 1804 si incoronò Imperatore alla presenza del Papa. Papa appositamente rapito a Roma e imprigionato a Savona affinché accettasse le condizioni bonapartiste. Napoleone divenne così imperatore, ma non Imperatore di Francia, bensì Imperatore dei Francesi. Cercando così di accontentare il popolo monarchico e quello repubblcano.

Inizia così la grande epopea Napoleonica che portò i suoi eserciti a battersi in tutta Europa. Le monarchie divennero quasi tutte, a parte lo Zar, costituzionali o quantomeno meno assolutistiche. Una prima spolverata di Democrazia fu sparsa sull’Europa. Democrazia che portò ai moti del 1821 e del 1848. Ma questa è un’altra storia. Continuiamo con i nostri Sanfedisti.

Pacificata la Francia, l’obiettivo di Napoleone era quello di unificare l’Europa in una sola nazione. O quantomeno in due blocchi: la Russia Zarista ad est ed il resto dell’Europa in un’unica nazione unita che non avrebbe più avuto guerre ma un futuro di prosperità e libertà. Libertà sotto lo stretto controllo della Polizia Segreta di Fouché da lui organizzata, beninteso. Venne stampato un giornale di regime, Il Monitore, che doveva appunto ammonire il popolo ed eventuali oppositori di quali erano i confini di libertà entro cui poteri muovere. Vogliamo definirlo un Nuovo Ordine Europeo? Si, possiamodefinirlo così.

Le campagne militari si susseguivano a ritmo incessante ma il popolo francese era con Napoleone e fino al 1813/14, questi, non fu in difficoltà ad arruolare truppe. Ma tanti furono i morti su tutti i campi di battaglia che la Francia da nazione più popolosa d’Europa divenne, ed è ancora, popolata come l’Inghilterra e l’Italia.

Ma la Chiesa aveva accettato di buon grado di essere subalterna a Napoleone? I vescovi francesi dovevano essere nominati solamente con il gradimento Bonapartista, i preti che criticavano il governo venivano imprigionati. E’ ero che la Chiesa non ragiona in tempi ristretti, può permettersi il lusso di aspettare. Prima o poi, ritenevano con ragione, Napoleone sarebbe caduto. O un po’ alla volta avrebbero ripreso i propri privilegi, anche se le proprietà terriere erano ormai irrimediabilmente perdute.

Il problema era, per la Chiesa, l’esportazione della Democrazia e quindi delle idee ex-Repubblicane ora Bonapartiste. Idee che erano esportate dietro il passo cadenzato degli eserciti napoleonici, siano essi francesi o dei sempre più numerosi alleati o stati satellite. In breve l’intera penisola italiana cadde sotto il controllo napoleonico. Al nord venne creato il Regno d’Italia, al sud il Regno di Napoli. Entrambi guidati da fedelissimi borbonici. E nella penisola Italiana si ripeterono le riforme, tragiche per la Chiesa, che già si erano svolte in Francia: controllo del Clero, eliminazione dei Monasteri, confisca delle proprietà terriere, eliminazione dello Stato della Chiesa. Anche in Italia alcuni preti di campagna provarono a organizzare rivolte organizzando truppe di Sanfedisti. Un solo esempio, anche se avvenuto quando Napoleone non era ancora imperatore. Ad Asti il Club Giacobino ed i Repubblicani crearono il Comune di Asti eliminando i privilegi della fuggita in Sardegna Monarchia Sabauda. Alcuni preti del nord-ovest della provincia organizzarono bande di Sanfedisti. Fatti fuggire nei boschi in breve tempo i pochi Repubblicani locali. Quindi formarono una colonna che sotto le insegne crociate ed armata di falci e tridenti si incamminò sulla strada provinciale alla volta di Asti. Al Comune di Asti giunse la notizia e venne mobilitata la Guardia Nazionale a difesa della città. Il comandante francese delle truppe lì stazionanti decise di mandare incontro alla colonna di Sanfedisti un drappello di Ussari. Questi erano, come di abitudine, dei fedeli Repubblicani. Dalle scarne fonti pare che si trattasse di solamente una ventina di ussari. Questi percorrendo la provinciale in senso inverso intercettarono la colonna di Sanfedisti che al canto di inni religiosi stava vagheggiando l’invio all’inferno dei senzadio. Gli Ussari sguainarono le sciabole e misero al trotto i cavalli. La cononna di Sanfedisti prima si fermò, quindi vacillò e prima che gli Ussari li raggiungessero sipose in rotta attraverso campi e prati. I più lenti furono raggiunti e colpiti a sciabolate. Alcuni rimasero sul terreno. Gli altri fuggirono a casa e mai più progettarono la controrivoluzione sotto la protezione di Maria Vergine.

Nel 1808 con un abile colpo di mano Napoleone si impadronì della Spagna e del Portogallo. Ma qui le cose non furono semplici come in Italia. Nella penisola Iberica la Chiesa era ancora forte ed aveva voce in capitolo. In quelle terre non furono tanto i preti a guidare i Sanfedisti ma i Frati. Ma l’esercito di occupazione napoleonico era composto in buona parte da truppe provenienti da terre protestanti: Westfalia, Berg, Olanda, Svizzera. I comandanti erano fedeli Repubblicani ora Bonapartisti. I Sanfedisti iniziarono con l’attaccare i convogli della sussistenza, poi a piccoli distaccamenti, quindi ad affrontare in campo aperto le truppe d’occupazione. Ma la totale mancanza di esperienza era fatale, allora si rinchiusero nelle città da loro controllate e le truppe bonapartiste dovettero effettuare lunghi ed estenuanti assedi.

La situazione era grave nelle campagne. Dove sovente i Bonapartisti alla ricerca di fieno per i cavalli o intenti a rubacchiare polli per sé stessi venivano assaliti da piccole bande di Sanfedisti guidati da un frate; e al grido “Dio lo vuole” fatti a pezzi. Si ha notizia di militari bonapartisti crocifissi davanti a delle chiese e per reazione chiese trasformate in stalle e preti uccisi a bastonate. La reazione era sempre violenta. Il comandante, saputo di un avvenimento delittuoso contro le sue truppe faceva rastrellare la zona. Chi veniva trovato in possesso di armi veniva immediatamente fucilato o impiccato: uomini, anziani, donne e anche ragazzi. Case se non interi villaggi incendiati. La penisola Iberica era attraversata dal terrore. Uomini avvezzi alle armi non riuscirono a piegare i popoli spagnoli e quello portoghese. La situazione si ingarbugliava in quanto vi erano Catalani, Spagnoli e Portoghesi che erano Bonapartisti o Repubblicani e combattevano dalla parte delle truppe dell’invasore. Poi vi erano gruppi anticlericali se non atei che approfittavano del caos per regolare i conti con i prelati locali. Bande di Briganti (come si diceva allora) si organizzavano come tagliagole e lungo le strade rapinavano chiunque passasse. La situazione durò sino al 1813 quando, alla notizia del disastro della Campagna di Russia, le truppe napoleoniche si ritirarono per porsi a difesa dei minacciati confini francesi.

La storia dei Sanfedisti finisce qui? Non proprio. Il Clero ad esempio contribuì a fomentare le rivolte borboniche in sud Italia dopo l’unificazione, sempre per il motivo della confisca delle terre ecclesiastiche. Anche nelle terre dell’ex-stato Pontificio nel medesimo periodo. Abbiamo un ultimo esempio durante la guerra civile spagnola 1936/39 quando vi furono truppe anti-repubblicane dichiaratamente Cattoliche. Ma ormai la Chiesa aveva perso buona parte del suo potere temporale e quindi i Sanfedisti furono consegnati alla storia.

Un prete che guida i Sanfedisti
Un rastrellamento francese in Spagna
Fucilazione di antibonapartisti in Spagna (Quadro di Goya)
Soldati Bonapartisti fatti a pezzi da Sanfedisti (Goya)
Soldato Bonapartista ammira un Sanfedista impiccato (Goya)
Brutale impiccagione di un Sanfedista (Goya)

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