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Simbologia ebraica in una chiesa Cattolica

Nelle settimane scorse mi sono recato in una chiesa Cattolica dell’astigiano, Ferrere d’Asti, per il commiato ad un conoscente che ha lasciato questa vita. La chiesa è una tipica chiesa edificata presumibilmente nel ‘600 e rimaneggiata più volte. L’ultima volta fu ristrutturata negli anni ’20 del secolo scorso, poco dopo la Grande Guerra, come si chiamava allora la Prima Guerra Mondiale.

Ebbene, ho notato una serie di particolari che voglio condividere con voi su queste pagine. Facendo una doverosa premessa. L’ignoranza, nel senso di ignorare, da parte del Clero Cattolico, di questioni religiose è, aimè nota. Inoltre si deve sapere che di fronte la chiesa in questione vi era il parco con villa di Adamo Levi, padre della nota premio Nobel Rita Levi Montalcini. Questi era un ebreo sefardita molto integrato sia con la società italiana in generale che con la comunità locale. Avendo disponibilità economiche, risulta, sia stato lui a far restaurare la chiesa. Ottenendo peraltro un ottimo risultato. Ma ritengo che il Levi fosse anche di notevole spirito e artigiani e artisti riportarono plasticamente all’interno della chiesa della simbologia o comunque delle tradizioni ebraiche. Naturalmente il parroco dell’epoca non se ne accorse e quelli successivi nemmeno.

Iniziamo ad osservare quanto lasciato, partendo dai particolari meno eclatanti.

Corridoio centrale

Il corridoio centrale della Chiesa è adornato da tre cosiddette “Stelle di Davide”, in realtà si tratta del simbolo alchemico denominato “Sigillo di Salomone”. Sarà un caso? Possibile, ma è già curioso.

Loggia laterale all’altare, elevata da terra. Identica sul lato opposto.

La Halakhah, la Sinagoga, nelle versioni sefardite ha l’area riservata alle donne che è denominata Mechitza. Che è separata dagli uomini. Nelle vecchie Sinagoghe era una balconata non raramente racchiusa da una cancellata in legno. Esattamente come vediamo nell’immagine. Un caso? Possibile. Ora viene il bello.

Il Parroco celebrante la Messa. Notare in alto i due angioletti presso la croce.

Dietro l’altare vi è un grande crocifisso, il Gesù è attorniato da due angioletti, putti, come sovente è iconograficamente rappresentato. Ma facciamo attenzione; gli angioletti, a differenza della totalità delle immagini riscontrabili nelle Chiese Cattoliche, non sono rivolti verso la Croce e quindi Gesù, sono invece voltati come se si allontanassero da essa.

Ai lati della croce vi sono due affreschi che ora osserviamo attentamente.

Affresco sulla destra: apparentemente il serpente mosaico che salva dal morso degli scorpioni.

L’affresco sulla destra è decisamente interessante: apparentemente rappresenta il serpente innalzato da Mosè, in esodo, che guardandolo guariva il popolo ebraico dal morso degli scorpioni. E’ veramente così? Osservando bene l’affresco rappresenta ben altro. Partiamo dallo sfondo: abbiamo l’Arca dell’Alleanza, le tende del Tabernacolo, ossia l’area riservata a Yahweh durante la traversata del Sinai. In primo piano una Menorah, ossia il tipico candelabro ebraico a sette braccia, le tavole della Legge mosaiche, un rotolo della Legge, antesignano della Bibbia ed un Efod, ossia il misterioso riquadro con pietre preziose colorate in uso ai Sacerdoti Leviti. Bene, quindi un ambiente che ricorda sicuramente l’esodo dall’Egitto. Al centro dell’affresco abbiamo il serpente innalzato sul palo e una donna apparentemente affranta alla sua base. Problemi: il serpente (Nakash) è in carne ed ossa e non come dice la Bibbia in rame (Numeri 21:9) e la donna è vestita di azzurro e rosso, abbigliamento tipico di Maria la madre di Gesù. Quindi in realtà si tratta di una parodia della Madonna disperata sotto la croce di Gesù morente. Dove Gesù è rappresentato come il serpente che per il Cristianesimo è simbolo del Demonio, se non di Satana in persona. Figura retorica assunta dal racconto di Genesi di quando nel Paradiso il serpente parla con Eva e gli spiega che mangiando dell’albero della Vita non morirà. Se noi torniamo alle concezioni teologiche medievali, ormai dimenticate, abbiamo l’uomo Adamo e la donna Eva che sono l’origine del peccato e l’uomo Gesù e la donna Maira che ne sono la redenzione e salvezza. Con Gesù/Maria si chiude il cerchio del lungo periodo di sofferenza per il peccato e si entra nell’era del Cristianesimo con la Salvezza. L’artista invece cosa ci rappresenta? Che Maria è affranta all’immagine del serpente in croce. Ora possiamo intendere questa immagine come sarcastica degli avvenimenti del Golgota ove Gesù è rappresentato con l’immagine Cattolica del Demonio oppure che Maria riconosce nel serpente chi ha patito per la sua condanna (“tu striscerai nella polvere …”) pur essendo in realtà senza colpe in quanto aveva detto la verità.

Vediamo ora l’altro affresco.

Affresco sulla sinistra: Allegoria della Chiesa Cattolica

L’affresco sulla sinistra è ancora, se possibile, più interessante. Abbiamo una figura femminile con aria trasognata e gli occhi rivolti verso il cielo, in un ambiente quantomeno curioso. Chi è questa donna che a prima vista ci pare una santa del rinascimento che offre le sue visioni mistiche al cielo, dimora di Dio? Non lo sappiamo. Ma notiamo che è abbigliata in abiti talari, ma essendo donna non può essere un prete che si appresta ad officiare Messa. Con la mano destra sostiene un pastorale, bastone, con la tripla croce. Questa particolare croce è di esclusivo appannaggio al Pontefice Romano, ossia il Papa. Nel mentre il braccio sinistro avvolge, come per proteggere, la Tiara, il tipico copricapo in uno dai Papi sino al Concilio Vaticano II (1963) e poi lentamente scemato. A fianco ha una roccia malamente squadrata su cui poggia un Messale. Probabile richiamo a Gesù quando disse a Simon-Pietro: “Tu se Pietro e su questa pietra…”. Quindi la roccia rappresenta la Chiesa Cattolica. Su cui la misteriosa donna pare avere potere, vi si appoggia con sicurezza. Sullo sfondo abbiamo la sagoma della Basilica di San Pietro in Vaticano. Quindi siamo certi, siamo di fronte alla rappresentazione della Chiesa Cattolica. Allora osserviamo ai piedi della misteriosa donna: abbiamo dei libri riversi a terra come abbandonati e il tripode con il fuoco eterno della sapienza riverso a terra. Abbiamo anche una colonna greco-romana spezzata. Questi tre simboli sono inequivocabili: disprezzo per la cultura (libri), sapienza (fuoco) e tradizione (colonna). Quindi la Chiesa ha ai suoi piedi i nemici del proprio potere. A questo punto non ci resta che scoprire chi è la misteriosa donna: l’allegoria della Chiesa? Possibile, almeno questo avrà fatto credere l’artista al chierico titolare della Chiesa. E se invece si trattasse di una donna famosa che la Chiesa ne ha negato l’esistenza sino a non molti anni fa e che ora ha coperto con il velo dell’oblio? Potrebbe forse essere la Papessa Giovanna? Per chi non la conoscesse, si tratta del Vescovo di Roma Giovanni VIII (che salì al soglio pontificio nel 853 e vi rimase sino al 855), per intenderci pochi anni dopo l’incoronazione di Carlo Magno a Imperatore. All’epoca non vi era ancora il titolo di Pontefice/Papa, benché i libri di storia nostrani lo riportino. Ebbene, la Papessa Giovanna salì al soglio pontificio in quanto la carica era appannaggio della nobiltà romana, erede del Senato Imperiale, e la carica veniva spartita a turno dalle varie famiglie. Vennero eletti pontefici dei bambini in quegli anni, e quando toccò alla famiglia di Giovanna non vi erano maschi disponibili e fu eletta lei. Lo scandalo fu che Giovanna partorì durante una processione. Come vediamo dall’immagine medievale seguente. L’indizio che ci porta a lei è la fascia sulla fronte che era tipica della puerpera. Le levatrici mettevano sulla fronte della neomamma una fascia di lino bianco imbevuta d’acqua. Quindi possiamo ritenere che l’artista abbia, non solo rappresentato il disprezzo della Chiesa per la cultura, ma anche la rappresentazione della medesima tramite la figura che all’epoca era nascosta e negata.

Il parto della Papessa Giovanna

Peraltro, come possiamo osservare, la papessa Giovanna nella rappresentazione medievale ha la medesima mantella gialla dell’affresco che abbiamo analizzato.

Cosa possiamo concludere? Che persone con almeno discreta sapienza erano in grado di raggirare nel loro campo i chierici e rappresentare nella loro Chiesa ciò che solamente occhi attenti potevano vedere. Fatemi sapere i vostri pensieri qui sotto nell’area dedicata ai commenti.

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