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Stirpe cornuta e dove trovarla – pt2

Nello scorso articolo ho portato due esempi di come la peculiarità fisica e mitica delle corna sulla testa possa essere rintracciata in alcuni individui appartenenti ai giorni nostri, questa volta voglio invece individuare alcune delle più antiche rappresentazioni pittoriche legate a questo elemento e una la possiamo trovare proprio in Italia.

Stregone di Fumane

Vicino a Verona, nel parco regionale dell’alessinia, si trova la grotta di Fumane, scoperta da Giovanni Solinas nel 1964, questo sito è divenuto uno dei più importanti d’Europa grazie alla sua antichità e allo straordinario lasso di tempo in cui rimase accessibile alle comunità di neanderthal e sapiens, la vita di questo insediamento ha inizio 60.000 anni fa e si conclude 25.000 anni fa a seguito del crollo della grotta dovuto probabilmente ad una glaciazione.
Il reperto di cui vi voglio parlare si staccò da un’arcata della struttura, in quel momento parte la sua datazione ricavata dai detriti formatisi attorno ed è stata riportata a circa 40.000 anni fa, si tratta di un dipinto fatto con ocra rossa su pietra dell’ altezza di 18 cm rappresentante un teriantropo, essere nel quale mondo animale e umano si incontrano per dare vita ad un individuo ibrido, spesso divino. È una figura veramente enigmatica, dalla testa fuoriescono due robuste corna, mentre il corpo appare quello umano in una struttura stilizzata, nella mano destra stringe probabilmente un oggetto la cui natura però è solo ipotizzabile, le gambe esili e corte sono sormontate da una zona piena, tonda e robusta. A questa figura viene attribuita l’identitá di sciamano e i suoi connotati animaleschi ricondotti al vestiario, le gambette poste in maniera asimmetrica sembrano descrivere un movimento, magari una danza.

La prossima raffigurazione si trova nella grotta Chauvet a Vallon-pont-d’arc in Francia e porta il nome del suo scopritore, il fotografo e speleologo Jean-Marie Chauvet che vi si imbatté nel 18 dicembre 1994.

Pendant de la Venus

La grotta si estende per 500 metri e fu scavata dal fiume Ardeché, questo sito presenta centinaia di animali dipinti soli o in branco tra cui: bisonti, rinoceronti, leoni delle caverne, alcuni lupi ed enormi felini neri. Questo ipotetico luogo di culto risale tra i 32.000 e i 36.000 anni fa, i dipinti sono sopravvissuti in maniera così nitida grazie ad uno strato di calcite formatosi sopra col passare del tempo. All’interno della caverna é stato rinvenuto un possibile altare ritualistico su cui è stato posto un teschio di giovane orso femmina, questi animali inoltre sceglievano questo tipo di cavità per andare in letargo al riparo dalle precipitazioni e correnti d’aria. La stanza più profonda prende il nome di Salle du Fond, su una delle pareti venne dipinta una maestosa mandria composta da molteplici razze di animali che sembrano scaturire dal Pendant de la Venus, una colonna calcarea che partendo dal soffitto si ferma ad 1 metro circa da terra. Il nome di questo sperone roccioso è dovuto al dipinto su di esso che rappresenta le gambe senza piedi visibili e la zona pubica marcata di nero di una venere. Sopra questa prende posizione il volto probabilmente di un bisonte le cui corna però non appaiono ben delineate, i due elementi assieme sembrano proporre l’immagine di un teriantropo avente ruolo inerente al tema della fecondità, come del resto il Pendant de la Venus in sé, data la forma fallica. Inoltre alla Salle du Fond si accede tramite la Gallerie des Megaceros che presenta segni vulvari sulle pareti. Al bisonte sopra la Venere è stato assegnato il ruolo di stregone ma rimane un’ interpretazione.

A destra il Pendant de la Venus, mentre al centro la mandria di razze che si sposta fino a sinistra.

Quindi in periodi estremamente remoti della storia i nostri progenitori usarono rappresentare individui umani ma con dettagli animali presenti nella loro fisicità, le ipotesi che spiegano queste immagini riportano al vestiario sciamanico o stregonesco, altrimenti usando attributi selvaggi legati alla fauna si volle creare individui divini capaci di garantire prosperità, abbondanza e fertilità.
Sarebbe possibile che decine di migliaia di anni fa le popolazioni primitive si trovarono al cospetto di entità primordiali capaci di intercedere col fluire costante della natura essendo loro stesse profonda espressione di essa? Ovviamente questo interrogatorio potrebbe apparire quanto meno azzardato ma spero che in ogni caso riuscirà a stimolare interessanti riflessioni.

Un saluto, Lorenzo

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Written by Lorenzo Branca

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