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Sumeri: il concetto del “MA”

La storiografia ufficiale ci riferisce che la civiltà sumera è la più antica o, quantomeno, una delle più antiche. Logica vorrebbe che si trattasse di una civiltà semplice nella sua struttura e nelle sue cosiddette credenze religiose. Invece gli studi sui Sumeri ci presentano una civiltà alquanto complessa, con un grado di civiltà tecnologica avanzato e, soprattutto, con concezioni religiose addirittura molto più complesse di quelle presenti in civiltà successive.

Tutto ciò è spiegabile solamente attraverso un semplice ragionamento. La civiltà Sumera non era un focolaio di cultura sorto da gruppi post-paleolitici, la una fase di sviluppo inserita in un processo iniziato quantomeno da moti secoli se non da millenni. Pertanto li può ritenere quantomeno valida l’ipotesi, posta sul tavolo da tempo, che la civiltà sumera sia la figliazione e quindi la diretta emanazione della civiltà di Harappa o quantomeno di una più estesa civiltà presente nell’area dell’Indo. Civiltà improvvisamente scomparsa. Ciò è avvalorato da una serie di indizi che ci presentano legami alquanto robusti fra il mondo sumero e quello dell’indostan.

Tutto ciò è ancora più valido in ambito religioso. Se religioso lo possiamo chiamare. In quanto la cosiddetta religione non era volta alla venerazione di un Dio creatore ma era rivolta all’ubbidienza in forma gerarchica ai cosiddetti Dèi, che erano visti in forma gerarchica e visti come governatori alquanto umani negli atteggiamenti e non divinità come sono stati idealizzati da religioni successive.

Per i Sumeri gli Dèi non sono volti a ipotetiche salvezze dell’anima o a distribuire miracoli ai fedeli in difficoltà, ma erano responsabili dell’ordine sociale e addirittura dell’ordine cosmico. E in che maniera governavano? Attraverso i “ME“, che gli studiosi traducono come “decreti” o “proclami“. Ossia un qualcosa di molto terreno e, se vogliamo, addirittura di burocratico. Ossia ci troviamo dinnanzi ad una forma di legiferazione da parte dei regnanti che non erano umani ma divinità.

Questi MA erano vincolanti per tutto il popolo e non potevano essere derogati in nessuna maniera. Noi, ora, potremmo chiederci come una legge divina diventava di dominio pubblico, affinché tutti ne venissero a conoscenza e la osservassero scrupolosamente da quel momento. L’atto di pubblica conoscenza avveniva tramite il rito di “Nam-Tar“, che era la proclamazione della legge al popolo Sumero riunito. Se la legge era per una sola città, la proclamazione avveniva in quella sola città, se doveva essere valida per l’intero popolo Sumero, la proclamazione avveniva in tutte le città del dominio.

Ciò che era definito dal MA diveniva così “sacro”, in quanto i MA erano riportati su testi definiti “Kù-G” che viene tradotto con “Puri e sacri”. Ecco quindi che abbiamo la definizione della parola delle divinità come parola sacra il momento che viene messa per iscritto, ed il testo scritto diviene anch’esso sacro ed inviolabile.

L’applicazione di questi MA permettevano, secondo la concezione sumera, di avere un universo “ordinato” e di conseguenza favorevole al popolo sumero stesso. Quindi abbiamo la legge divina come strumento di regolazione e perfezionamento della vita sociale.

Si deve ora ragionare brevemente sulla concezione di divinità nel mondo sumero. Le divinità erano indicate come Dingir, che il grande sumerologo Giovanni Pettinato, ci traduce come “cielo”, nel senso di origine di queste divinità. Ed esse, le divinità, avevano in sé stesse il ME, ossia erano la personificazione della legge e della perfezione. Ma, come noto, non erano figure astratte che vivevano in un mondo astrale non ben definito, come avverrà in religioni future, ma erano in carne ed ossa, benché immortali. Mangiavano e bevevano, insegnavano e combattevano. Erano lieti o arrabbiati se non furibondi. Estremamente intelligenti, possenti e di grandissima intelligenza. Al loro cospetto si era intimoriti sia per lo sguardo penetrante che per una forma di “radiosità” che emanavano. La descrizione era di qualche teologo sumero? No era la descrizione fatta dai sacerdoti che avevano con loro i contatti diretti.

Poiché la volontà ultima di queste divinità era la creazione di una società perfetta, ecco che i loro MA tendevano a ricreare sulla terra quella “Perfezione cosmica” a cui loro erano abituati. E quindi i MA non erano volti ad imporre semplicemente la loro volontà, magari dettata da un momentaneo capriccio, ma erano voti a creare/imporre “ciò che deve essere”. Anche il Lugal (re sumero) era tale solo dopo l’approvazione divina tramite un MA. Ottenuto il beneplacito divino, ecco che il Lugal poteva governare, ma non come un despota, a solo come una sorta di amministratore terreno della volontà divina espressa tramite i MA.

Come giungeva a un Lugal un nuovo MA? La divinità superiore, Anu o Enlil, emetteva un ME alle divinità inferiori a lui sottoposte, tramite un rito. Questo ME era quindi una “prescrizione” o “modello” che era passato alle divinità ancora inferiori, quelle che detenevano il rapporto con i terrestri. E solo questi ultimi le riferivano ai Lugal ed ai Sacerdoti che li ricevevano in forma di MA. Ossia per loro delle leggi inderogabili, come abbiamo visto precedentemente.

Gli indirizzi dei MA erano di tre tipologie: il governo della città, del popolo, del regno. Le prescrizioni a carattere cosmico, ossia alla gestione della civiltà e dei rapporti fra i Sumeri ed infine alla gestione dei culti che Lugal e Sacerdoti dovevano effettuare nei confronti delle divinità. Queste ultime erano volte al mantenimento della perfezione dell’ordinamento del mondo e del cosmo, in quanto solamente con il perfetto rapporto dei Sumeri con i loro Dèi vi era la possibilità della perfezione sia in terra che in cielo.

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